Non c’è alcun dubbio che il 2019 sia stato un anno pessimo sotto l’aspetto dei riscontri sul riscaldamento globale e su episodi climatici rilevanti per il sistema ambientale: alluvioni, tornado, ondate di piena improvvise, estensione delle aree desertiche… ma il bilancio più rilevante riguarda il decennio che si chiuderà il 31 dicembre prossimo e che è stato, probabilmente, il peggiore possibile. Gli strumenti di rilevazione, sempre più sofisticati, stanno semplicemente confermando sensazioni già pessime e intensificando le preoccupazioni.

Il decennio che si chiuderà a fine mese sarà disastroso

I fattori che sono stati analizzati dalla WMO, la World Meteorological Organization, riguardano il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci, il livello e la temperatura dei mari interni, come il nostro Mar Mediterraneo, e degli Oceani. Stando all’ultimo rapporto della WMO, che sta raccogliendo tutti i dati per un fascicolo molto più ampio che riguarderà il 2019 e tutto il decennio, già oggi possiamo dire che la temperatura media mondiale è più alta di 1.1 gradi rispetto all’era preindustriale.

È molto: sicuramente più di quanto si potesse immaginare anche solo dopo la Seconda guerra mondiale quando la scienza meteorologica non era certo sviluppata come oggi e non si parlava ancora di dramma ambientale o di catastrofe climatica. Il dato più significativo tuttavia riguarda il fatto che mai la temperatura è aumentata così tanto come negli ultimi cinque e negli ultimi dieci anni. Il 2019 sarà probabilmente il secondo o terzo anno solare più caldo in senso assoluto da quando i dati vengono raccolti e certificati.

Preoccupa l’acidità degli oceani oltre all’aumento delle acque

Il WMO ha analizzato anche quelle che sono state le concentrazioni di CO2 in diverse aree a rischio: Cina, California, Messico, Europa centrale, aree industriali in Russia: il database non è ancora completo come dovrebbe essere perché non tutte le istituzioni sono collaborative e forniscono dati reali ma si sa già che la quantità di CO2 è considerevolmente oltre la quota di 407,8 parti per milioni che era stata ratificata lo scorso anno e che era di per se stessa già un record. Il livello del mare si è alzato considerevolmente: questo tipo di rilevamento è iniziato con i primi strumenti via satellite nel 1993.

Oggi le misurazioni si sono fatte molto più sofisticate e accurate e, forse anche per questo, i responsi sono drammaticamente più preoccupanti. Il livello del mare è aumentato di tre volte rispetto all’inizio delle misurazioni: lo scioglimento di ghiacci e iceberg è incontrovertibile ma a preoccupare di più è il tasso acido dell’acqua che è del 26% superiore rispetto all’inizio dell’attività industriale.

Il punto di non ritorno: gli accordi di Parigi per ora non bastano

“Se non prendiamo in estrema considerazione e immediatamente delle serie contromisure rispetto al riscaldamento globale la temperatura aumenterà di oltre tre gradi prima della fine di questo stesso secolo – dice il segretario generale della WMO Petteri Taalas – in questo momento siamo a un punto di non ritorno ma, cosa più importante, non siamo assolutamente in linea con quelli che dovevano essere gli accordi firmati a Parigi”.

La dichiarazione di Taalas riguarda dunque non solo quello che non si è fatto ma quello che non si sta facendo: “Se consideriamo le conseguenze su una base analitica puramente quotidiana il 2019 è stato un annus horribilis – dice il portavoce dell’organizzazione meteorologica – i danni sono stati enormi e molto estesi abbiamo registrato fenomeni abnormi in paesi estremamente lontani tra loro, dalle Bahamas al Giappone al Mozambico, tutti devastati dagli effetti di cicloni tropicali. Gli incendi hanno brutalizzato non solo l’Amazzonia ma anche l’Artico e l’Australia”.