Strategie comuni, pianificazione, una politica più attenta nel campo della raccolta dei rifiuti, dello smaltimento e del riciclaggio ma anche del trasporto urbano. L’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, sta chiamando da tempo a precise responsabilità non solo i titolari dei vari ministeri della salute ma anche gli amministratori locali delle grandi città che hanno la responsabilità di ridurre quanto più possibile l’impatto ambientale delle grandi città inquinate.

L’inquinamento uccide sette milioni di persone ogni anno

Secondo i dati dell’OMS ogni anno si registrano almeno sette milioni di vittime a causa dell’inquinamento atmosferico: sono soprattutto bambini e anziani che sviluppano patologie croniche a causa dell’ambiente in cui vivono. L’Asia è sicuramente il continente più colpito ma anche in Europa i decessi sono in aumento: si va da malattie destinate a peggiorare negli anni come l’asma alle gravi cronicità come quelle cardiovascolari. Solo in Europa ogni anno almeno mezzo milione di persone muore a causa di cancro ai polmoni o malattie respiratorie croniche. Il nemico comune, in Asia come in Europa, ma anche in Sud America e a Città del Messico, considerata in questo momento insieme a Pechino e Los Angeles l’area più inquinata del pianeta, sono le polveri sottili.

Le polveri sottili nelle città inquinate

Le polveri sono nel bene o nel male l’espressione del benessere di un popolo all'interno delle città inquinate: traducono in tonnellate gli scarichi industriali, quelli veicolari, il riscaldamento, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti ma anche la produzione dell’energia e lo sviluppo degli allevamenti. Ogni area sviluppata provoca un considerevole aumento di PM10 che sono direttamente collegate alle malattie polmonari e cardiovascolari. Paradossalmente le aree più sviluppate portano con sé un carico che è quasi impossibile da smaltire e che diventa un costo sociale gigantesco. L’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria dell’AEA, l’agenzia europea dell’ambiente, è del 2016 e sostiene che le morti premature legate a un’esposizione prolungata alle polveri sottili di tipo 2,5 (le più pericolose) sono state 412mila, di cui 374mila nei Paesi dell’Unione europea. È facile ipotizzare che in attesa di un aggiornamento dei dati la situazione non sia assolutamente migliorata.

La lotta, spesso inutile, contro le PM10

Ecco perché per far fronte a una situazione sempre più preoccupante e a tratti fuori controllo, l’Unione Europea ha deciso di intensificare i provvedimenti per il controllo della qualità dell’aria. È un meccanismo che in Italia ormai conosciamo: nel momento in cui le PM10 sforano determinati livelli, si corre ai ripari limitando le ore di riscaldamento o il traffico. Ma si tratta quasi sempre di palliativi che non sono destinati a migliorare la situazione in modo significativo. Stanno aumentando le domeniche ecologiche, le limitazioni sul traffico nelle grandi città mentre anche le imprese hanno deciso di investire in modo significativo per produrre in modo più ecosostenibile.

Nascono le collaborazioni tra le aziende per abbattere le polveri sottili

Pochi giorni fa, ad esempio l’azienda farmaceutica Novartis e la multinazionale energetica Enel hanno firmato una lettera di intenti con cui si impegnano a collaborare per la tutela dell’ambiente e contro l’inquinamento atmosferico. Verrà creata una piattaforma condivisa aperta anche ad altri operatori per individuare nuove strategie per il miglioramento della qualità dell’aria.

Il fatto che un’azienda che produce energia e una grande industria che vende farmaci collaborino è significativo: si tratta pur sempre di dare risposte concrete salvaguardando la salute pubblica. “Novartis, che dovrebbe portare soluzioni per pazienti che hanno patologie respiratorie legate all’inquinamento – ha spiegato l’amministratore delegato dell’azienda Pasquale Frega – deve farsi carico della soluzione del problema anche a monte, che è l’inquinamento. Le sfide epocali del nostro tempo, su tutte il cambiamento climatico e i mutamenti demografici, impongono un cambiamento nei nostri stili di vita e nel nostro modello di sviluppo. Con Enel abbiamo storia e competenze diverse, ma siamo entrambi attori della sostenibilità perché dobbiamo preservare l’ecosistema nel quale lavorare”.