Da un estremo all’altro: quaranta giorni senza una goccia di pioggia a Milano per poi avere ventuno giorni di precipitazioni consecutive. Il fenomeno dell’acqua alta a Venezia, le alluvioni in Liguria e addirittura dopo due soli piovaschi in Puglia. In attesa di chiudere il bilancio al 31 dicembre il 2019 si candida già come l’anno più caldo della storia per temperature medie assolute e, sicuramente, come l’anno più difficile in senso assoluto per le tante emergenze che ha portato.

Il 2019 è l’anno spartiacque del cambiamento climatico

Di questo e anche di altri aspetti ha parlato il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana non senza una vena di chiara preoccupazione: “Siamo nel bel mezzo di un cambiamento climatico e si tratta di un’emergenza che non riguarda un paese piuttosto che un altro ma che investe tutto il pianeta. È esattamente questo ciò che si intende quando si parla di fenomeni globali. Siamo di fronte a una emergenza climatica continua”. Qualcosa cui necessariamente non ci si può abituare: “Dipende da dove si vive e quale sia la capacità di adattamento. Di sicuro gli italiani non hanno l’abitudine a confrontarsi con questo genere di emergenze: ormai stiamo verificando che in alcuni territori a rischio si abbatte almeno una volta all’anno un’alluvione. Puoi decidere se soffrire e restare o scappare ma di sicuro non di abitui. A certe cose non ci si può abituare”.

Si va verso un’emergenza climatica continua

Il fenomeno dell’acqua alta a Venezia è stato riproposto dalle televisioni e dalle agenzie di ogni parte del mondo con una pessima ricaduta d’immagine per il nostro paese, Mercalli su questi argomenti non è di certo fatalista: “Che ci si stesse avviando verso un fenomeno di acqua alta permanente o comunque molto prolungata a Venezia era chiaro, diversamente non sarebbero state predisposte grandi opere per evitare il disastro. Qui però bisogna anche parlare del gravissimo contraccolpo di subiranno città come Trieste e Rimini: è tutto l’equilibrio della costa adriatica che in questo momento viene messo in discussione e che si rivela estremamente fragile mettendo tutto a rischio”. Gli italiani coetanei di Greta ereditano problemi enormi: “Rischieranno di essere testimoni di un territorio in enorme difficoltà con problemi in qualche caso forse irrisolvibili”.

Migliaia di vittime per il caldo e le alluvioni

Al fenomeno delle grandi piogge si alterna quello del caldo sempre più violento che ogni estate si abbatte su tutto il Mediterraneo. Anche questa è un’emergenza: “Ogni estate le persone che soffrono le ondate di calore sono migliaia, a queste vanno aggiunto le vittime dei fenomeni locali e istantanei come le ondate di piena e le alluvioni. Negli ultimi venti anni si parla comunque di migliaia di vittime solo in Italia. Il nostro è un paese purtroppo fortemente in ritardo, direi di almeno una quarantina d’anni. Ma tutto si inserisce in un quadro globale drammatico: il 2019 passerà alla storia come l’anno che ha registrato la maggiore emissione globale di carbonio della storia dell’uomo. In questo modo parlare di soluzioni è un assurdo”.

Politica poco reattiva, cittadini quasi passivi

Non è solo colpa della politica: “La politica è lenta perché non è sollecitata, i cittadini si stanno rivelando pigri e più attenti a conservare le proprie comodità che a segnare un vero cambiamento nell’interesse comune. L’unica vera novità sono i ragazzi del Fridays for future che sono la novità di quest’anno. Il sistema climatico è un malato grave, forse irreversibile: sarebbe già molto riuscire a impedire che la temperatura del pianeta aumenti di cinque gradi, magari fermandola a due, e fare in modo che il livello del mare aumenti in modo controllato, non oltre il mezzo metro”.

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