Durante l’estate 2019, in Indonesia si sono susseguiti numerosi incendi provocando gravi danni ambientali ed economici. Infatti, il paese ha perso lo 0,5% del PIL nazionale, superando 5 miliardi di dollari di disagi. È l'effetto degli incendi, quasi tutti di origine dolosa che hanno distrutto un paese, provocando danni irreparabili per la salute e l’economia della popolazione.

Le cause degli incendi in Indonesia

Una delle cause principali degli incendi causati in Indonesia, è senz’altro il ruolo che gioca all'interno del paese l’industria dell’olio di palma. 

Gli incendi, la cui maggior parte sono dolosi, risultano una delle soluzioni più rapide ed economiche per preparare i terreni per la coltivazione per le piantagioni di palme da olio. 

Infatti, questa tecnica illegale e moralmente sbagliata ha permesso negli anni di fare spazio nei campi a nuove piantagioni da cui poter ricavare polpa di cellulosa per carta. 

Inoltre, le condizioni climatiche e ambientali non aiutano. Circa il 55% delle aree interessate dai roghi di quest’anno è costituito da torbiere, dove è decisamente più difficile fermare le fiamme, e dove il fumo denso e carico di CO2 si propaga rapidamente nell'atmosfera.

Greenpeace ha denunciato più volte i responsabili di questi disastri, che apparentemente sembrano essere le solite grandi multinazionali di olio di palma. Tuttavia, le aziende non hanno subito sanzioni negli ultimi anni, né grandi restrizioni sulla licenza.

Slash and burn è una tecnica tipica del Neolitico, quando i primi agricoltori compresero che la terra coltivata, dopo il primo raccolto, forniva una resa inferiore negli anni successivi. Questa tecnica è tuttora sfruttata da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. 

Incendi, fuoco e aria tossica non sono una novità per l'Indonesia, in quanto la tecnica dello slash and burn veniva usata anche molti anni fa. Tuttavia, l'intensità raggiunta nel 2019 sta preoccupando e facendo agire i poteri nazionali e internazionali. Se infatti il fumo causato dall’incendio per la bonifica delle piantagioni è un problema a cadenza annuale, oggi la sua portata è aumentata a causa del clima particolarmente secco.

Danni economici e ambientali

Ovviamente questi incendi hanno portato gravissimi problemi economici e ambientali che non possono più essere ignorati. 

Infatti, a livello economico, i danni che si sono registrati tra giugno e settembre sono stimati a 5,2 miliardi di dollari. Nell’arco di soli 3 mesi è andato in fumo lo 0,5 % del pil. I settori maggiormente colpiti sono stati:

  • Agricoltura;
  • Trasportati; 
  • Industria; 
  • Commercio; 
  • Ambiente.

157 milioni di dollari sono stati registrati come danneggiamenti materiali, mentre i 5 miliardi si riferiscono al volume d’affari perso dai vari settori economici. 

Gli enti locali sono i settori che sono stati colpiti maggiormente, in particolare, la provincia del Kalimantan Centrale, che ha subito perdite pari al 7,9 % del pil. Inoltre, per quanto riguarda l'agricoltura ci vorranno almeno 2/5 anni per tornare ad una condizione di normalità. 

La situazione, per quanto riguarda la problematica ambientale non cambia. Infatti, l’aria sopra la parte centrale dell'isola di Sumatra e sul Borneo indonesiano si è fatta irrespirabile per le dense colonne di fumo che si elevano dai quasi 2000 roghi al momento attivi in Indonesia. Questo, porta ovviamente a delle conseguenze tragiche sulla salute della popolazione nel lungo periodo. 

Le nubi tossiche si stanno espandendo anche in Malesia, Singapore e Filippine, contribuendo a rendere la qualità dell'aria irrespirabile. 

Infatti, in alcuni di questi paesi le autorità sono state costrette a chiudere le scuole e a sconsigliare fortemente di stare all’aria aperta per periodi prolungati. 

Bambini e anziani sono le categorie più deboli e che devono essere maggiormente protette. Le malattie che le nubi tossiche possono provocare sono numerose e spaventose e, proprio per questo motivo, c’è estremo bisogno di un aiuto da parte delle potenze mondiali.

Greenpeace si è dibattuto molto sul tema, cercando di provocare una reazione sulle autorità europee, per far sì che i prodotti messi in circolazione sul mercato non siano legati alla deforestazione e alla violazione dei diritti umani.