Il primo tentativo riuscito di far volare un velivolo, grazie ad un sistema radio controllato da terra, risale alla Prima guerra mondiale con Aerial Target.

Questo, è sicuramente un valido antenato per quello che oggi chiamiamo drone, o aeromobile a pilotaggio remoto.

Il dispositivo è nato quindi per scopi bellici, per trovare poi un adattamento nel settore dell’intrattenimento e, più precisamente, nel settore fotografico.

Far volare un impianto che a volte potrebbe pesare diversi kg, spetta in questo caso alla ricarica data dalle batterie LiPo, ovvero ad un accumulatore litio-polimero.

Ma, nel luglio 2019, la Cina ha inaugurato nei propri cieli il volo del primo drone a energia solare. Come funziona il meccanismo di ricarica di questo strumento? 

Ricaricare un drone con energia solare

Il nome del modello di riferimento è “Mozi 2” ed è di invenzione della società produttrice OXAI Aircraft Co. Ltd, con sede a Shangai.

Ha compiuto il suo primo volo in un aeroporto della contea di Deqing il 27 luglio 2019, nell’orientale Zhejing.

Il numero 2 appare perché era già stato prodotto un modello precedente ma con un’efficienza di trasporto del 16% invece che del 26%. Mozi 1 è il modello antecedente lanciato per la prima volta nel 2016.

Il design si presenta come quello di un semplice aeroplano telecomandato: non ha quindi la classica forma di un drone vero e proprio, ma ne svolge unicamente la stessa funzione.

L’apertura alare del modello Moz 2 arriva fino a 15 metri ed ha sulla propria superficie un pannello a celle solari per ogni ala a disposizione.

Nelle migliori condizioni climatiche, l’altitudine a cui può arrivare è di circa 8.000 metri!

Anche per quanto riguarda l’autonomia, in questo campo si sono fatti diversi passi avanti: con una carica solare di 8 ore, il dispositivo può durare fino a 12 ore volando a bassa velocità. a

Lo stesso general manager, Mao Yiqing, in un’intervista afferma quali sono le funzioni più indicate per questo tipo di apparecchio tecnologico:

  • Mobile communication;
  • Interventi di ricognizione (ispezione, esplorazione) specialmente nelle situazioni di pericolo o nelle foreste;
  • Foto aeree panoramiche dall’alto;
  • Soccorso in caso di calamità.

Secondo lo stesso direttore generale, la società collaborerà con i fornitori di servizi in 5G per aumentare ulteriormente le applicazioni dell'aeromobile.

Una possibile invenzione futura per il 5G

Pensato da una collaborazione tra il big giapponese Softbank, l’agenzia governativa NASA e la società aerospaziale statunitense AeroVironment è un drone di grandi dimensioni a energia solare che possa trasmettere la connettività 5G in ogni parte del mondo.

Il modello porta il nome di Hawk 30 e sarebbe in grado di portare la rete mobile anche nelle zone più remote del mondo secondo le ipotesi degli inventori coinvolti.

In questo caso però non si può parlare di un modello che utilizza unicamente il sole per ricaricarsi, infatti è provvisto di 10 motori elettrici e può arrivare ad un’altezza di 20 km.

Questo è dato anche dalle enormi dimensioni di questo apparecchio che qualora passassero per le strade di una città nel caso di malfunzionamenti all’impianto solare, potrebbero risultare pericolosi per i passanti.

L’elemento più interessante dei droni che volano ad energia solare è dato dalle potenzialità applicative di questo dispositivo.

Infatti, una volta che ne sarà testata definitivamente l’affidabilità, potrà essere il prototipo di un oggetto funzionale al trasporto urgente di farmaci o di beni preziosi.

, una volta che ne sarà testata definitivamente l’affidabilità, potrà essere il prototipo di un oggetto funzionale al trasporto urgente di farmaci o di beni preziosi.

Inoltre, dal momento che è alimentato interamente con l’energia solare, attraverso particolari batterie ad accumulo, risulterà ecofriendly producendo il minimo di emissioni dannose per l’ambiente.

Non resta quindi che attendere il definitivo sviluppo del drone, favorito dall’avvento della tecnologia 5G.