La popolazione che abita il pianeta Terra continua a crescere e, con essa, anche la produzione di rifiuti. Sono più di 7 miliardi gli esseri umani viventi nel mondo e tra questi circa 3 miliardi risiedono in aree urbane, nelle quali vengono prodotti 1.3 miliardi di tonnellate di rifiuti ogni anno

Sono nell’UE, sono 2.5 miliardi le tonnellate di rifiuti generati ed è proprio questo il motivo che ha spinto il Parlamento europeo ad aggiornare la propria legislazione sulla gestione dei rifiuti.  I nuovi pacchetti, contenenti scadenze e obiettivi precisi, vogliono promuovere una vera e propria transizione collettiva verso la cosiddetta economia circolare. 

Ma che cos’è l’economia circolare?

Totalmente opposta all’attuale sistema economico lineare, l’economia circolare è un modello di produzione e consumo che si basa sulla condivisione, sul prestito, sul riutilizzo, sulla riparazione, sul ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti il più a lungo possibile.

Riducendo i rifiuti al minimo, il concetto di economia circolare ha l’obiettivo di estendere il ciclo di vita dei prodotti, realizzando un sistema produttivo in grado di rigenerarsi da solo.

Per affrontare la transizione da un modello lineare ad uno circolare, è necessario considerare tutte le fasi di vita di un prodotto: dalla progettazione, alla produzione, al consumo, giungendo poi fino alla destinazione ultima.   

Gli obiettivi primari dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile sono quelli di minimizzare - tra tutte le fasi appena elencate - scarti e perdite e limitare il più possibile l’apporto di materia ed energia in ingresso.

Questo obiettivo deve essere realizzato, però, ponendo sempre la dovuta attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di un nuovo valore sociale e territoriale.  

Capire cos’è l’economia circolare e soprattutto, cercare di adattarla nell’economia attuale necessita un vero e proprio cambiamento, che richiede un determinato impegno da tutti i Paesi del mondo e dalle persone che in essi vivono.

Modelli di business economia circolare

Il modello di crescita economico protagonista della storia dell’ultimo secolo, definito economia lineare, si basa sull’estrazione di materia prime e sulla produzione e consumo di massa, ai quali deve seguire uno smaltimento degli scarti. I prodotti - più specificatamente i loro materiali - una volta che hanno terminato la propria funzione non servono più: vanno gettati.

I principi dell’economia circolare si pongono letteralmente a contrasto con quelli del modello tradizionale. Lo scopo dell’economia circolare è quello di dare vita a un’economia nella quale i materiali dei prodotti che hanno esaurito il proprio scopo possano essere reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico, così da generare ulteriore valore. 

Il concetto di economia circolare risponde al desiderio di crescita sostenibile e la transizione verso di essa richiede la partecipazione e l’impegno di diversi gruppi di persone.

Per questo, il ruolo fondamentale dei decisori politici è quello di fornire alle imprese condizioni strutturali, prevedibilità e fiducia, affinché esse possano riprogettare completamente le catene di fornitura e migliorare l’impiego delle risorse.

In Italia, le aziende che fanno economia circolare cominciano ad essere numerose e, con esse, le tante realtà che nutrono la speranza di lavorare per costruire un mondo migliore.

Le aziende, operanti in settori merceologici diversi, dimostrano che non solo solo Start Up e Centri di Ricerca ad ottenere risultati soddisfacenti in termini di economia circolare.

I progetti innovativi e le migliori pratiche di CSR - Corporate Social Responsibility - non solo mitigano l’impatto ambientale, ma generano nelle aziende un vero e proprio risparmio.

Tra le aziende italiane economia circolare, nel settore del Food troviamo Barilla, Lavazza e Ferrero, mentre nel settore tessile Vigea, Orange Fiber e Aquafil, in collaborazione con Adidas.

Mapei ha sviluppato un prodotto innovativo che trasforma in pochi minuti il calcestruzzo reso in materiale granulare che può essere utilizzato integralmente come aggregato per la produzione del calcestruzzo, oppure Pfu Ecopneus, che dona una seconda vita agli pneumatici fuori uso.

Economia circolare parlamento europeo

La direttiva europea economia circolare stabilisce due obiettivi comuni per l’Unione Europea, da raggiungere rispettivamente entro il 2025:

  • Riciclare almeno il 55% dei rifiuti urbani, salendo al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035;
  • Riciclare il 65% dei rifiuti di imballaggi, tenendo conto degli obiettivi diversificati a seconda del materiale.

Le nuove regole si riferiscono anche alle discariche, che saranno interessate da un obiettivo vincolante di riduzione dello smaltimento in discarica: entro il 2035 deve essere al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani a essere smaltito in discarica.

Nonostante la gestione dei rifiuti nei paesi membri dell’UE sia molto migliorata negli ultimi anni, ammonta ancora a più di un quarto la quota dei rifiuti urbani smaltita in discarica, dove meno della metà viene riciclato o compostato, tenendo conto delle notevoli differenze tra stati membri.

Il Parlamento europeo punta all’adozione di misure significative contro l’obsolescenza programmata dei prodotti. Trovandosi di fronte a un aumento sempre maggiore della domanda di materie prime e a una parallela scarsità di risorse, si verificano rapporti di dipendenza, dove alcuni stati membri dell’UE dipendono da altri per quanto riguarda il proprio approvvigionamento.

Economia circolare pro e contro

Come tutti i modelli economici, esistono anche per l’economia circolare vantaggi e svantaggi. 

Solo attraverso misure di prevenzione dei rifiuti, i progetti di eco design e il riutilizzo di materiali le imprese europee potrebbero ottenere un risparmio netto di 600 miliardi di euro, pari all’incirca all’8% del fatturato annuo. Nel frattempo, si ridurrebbero le emissioni totali annue di gas serra del 2-4%.

Economia circolare: i vantaggi

I vantaggi dell’economia circolare per le imprese UE potrebbero essere rappresentati da:

  • Una riduzione della pressione sull’ambiente;
  • Una maggior sicurezza circa la disponibilità di materie prime;
  • Un aumento della competitività;
  • Un impulso all’innovazione e alla crescita economica 
  • Un complementare incremento dell’occupazione.

Dal punto di vista dei consumatori, con l’economia circolare essi possono avere prodotti più durevoli, più innovativi, in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita.

I vantaggi economia circolare sono numerosi e robusti e sono ambientali, sociali ma soprattutto economici. L’economia circolare permette di ridurre la domanda di materie prime e la dipendenza dall’importazione di esse, limitando in modo sensibile i costi industriali: il risparmio nella sola UE potrebbe aggirarsi intorno a un range che va dai 350 ai 360 bilioni per anno. 

Per alcuni beni di consumo, come per esempio cibo, bevande, tessile e packaging, il potenziale di risparmio è stimato in 700 bilioni per anno.

In più, lo sviluppo di catene completamente circolari, porterebbe alla creazione di 178.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030.

Gli svantaggi dell'economia circolare

Tra gli svantaggi attribuiti all’economia circolare, il principale è rappresentato dal fatto che la transizione verso questo modello alternativo è una propria sfida: non è qualcosa che una singola azienda riesce a realizzare.

Esistono anche per l’economia circolare svantaggi, ma sono soprattutto legati al fatto che, trattandosi di un concetto sistemico, ogni elemento che lo compone deve essere interconnesso. 

La Natura rappresenta l’esempio più vicino a noi di sistema circolare perfettamente funzionante; la missione del “circolare” non può essere intrapresa dalle aziende solo per un vantaggio d’immagine e di reputazione, ma deve passare attraverso strategie di innovazione radicale.