Il costo dell'energia elettrica, così come del gas e dell'acqua, è stabilito attualmente in regime di maggior tutela da un istituto chiamato ARERA, cioè "l’autorità per la regolazione per l'energia elettrica reti e ambiente". L'ARERA sostituisce il precedente ente la cui sigla era AEEG, che controllava energia e gas, la cui denominazione è stata successivamente modificata in AEEGSI per indicare le nuove mansioni dell'ente in materia ambientale. L'ARERA è stata istituita nel 2018, comprendendo anche il controllo del servizio relativo all'acqua potabile. Il "regime di maggior tutela" è una regola che fissa i prezzi con un massimo e un minimo e si concluderà in ogni caso con l'arrivo del giorno 1/01/2019, quando il prezzo sarà affidato unicamente al libero mercato; in questo momento, alcuni utenti hanno aderito al mercato libero, altri a quello di maggior tutela, i quali per non correre il rischio di pagare bollette troppo onerose, dovrebbero pensare con qualche mese di anticipo a cercare la miglior offerta fra le numerose disponibili secondo le proprie esigenze. L'istituto ARERA fissa un prezzo a kwh; ogni ente che aderisce al regime di maggior tutela che commercializza e distribuisce energia deve attenersi a questi limiti (è importante sapere che molte compagnie come l'enel aderiscono al regime di maggior tutela e contemporaneamente al mercato libero tramite società satellite come enel energia; due forme contrattuali sotto la stessa giurisdizione). Attualmente, il prezzo di un kwh di energia elettrica è fissato fra gli 0,19 e gli 0,48 euro, comprendendo anche le accise, l'IVA e i servizi di rete. Prendendo in esame unicamente le utenze domestiche, è necessario sapere che oltre alla fornitura tradizionale, che è contraddistinta da una potenza impegnata di 3 kw, è possibile richiedere potenze di 4,5 kw e 6 kw, rientrando nei limiti di prezzo indicati; ovviamente con una potenza di 6 kw, le cifre si avvicineranno maggiormente ai 0,48 euro per kwh. Un'ulteriore differenza è data dalla tipologia di utenza, che per uso residente prevede un costo inferiore rispetto ad una fornitura per uso non residente. Inoltre deve essere considerato il peso delle spese fisse sulla fornitura; in pratica, un kwh è soggetto a piccole variazioni che vengono applicate a seconda del consumo annuo. Più si consuma, meno costa un kwh; supponendo di consumare in un anno 1000 kwh, il peso delle spese fisse si attesta sugli 0,1 euro per kwh, mentre se il consumo arriva per fare un esempio a 3 mila kwh, questa cifra ammonta a circa 0,33 euro per ogni kwh consumato. Le differenze di prezzo più importanti, sono quelle fra la tariffa residente e quella non residente; per un consumo di 1000 kwh annui infatti, il costo si attesta intorno agli 0,24 euro per kwh per l'uso residente, mentre per l'uso non residente il costo è di circa 0,42 euro per kwh. Il prezzo è riferito ad una potenza impegnata pari a 3 kw. Per quanto riguarda il mercato libero, non è possibile fissare alcun limite; è bene quindi leggere attentamente le condizioni contrattuali e saperle valutare. Esistono vari tipi di contratto, alcuni prevedono il prezzo bloccato per un certo periodo, altri degli sconti indicizzati. La sostanziale differenza fra le due tipologie consiste in pratica nella stessa differenza che intercorre fra un mutuo a tasso fisso ed un mutuo a tasso variabile; il primo garantisce una spesa certa dove l'unico rischio è quello di non trarre vantaggi da eventuali ribassi con il passare del tempo, il secondo è suscettibile delle variazioni, ivi comprese però quelle non proprio desiderate da tutti gli utenti, quindi rialzi e crisi di mercato.