La capitale Riyad in Arabia Saudita ha ospitato le 20 superpotenze mondiali in un summit sulle principali sfide economiche globali del prossimo periodo. Per la prima volta il G20 sottolinea l’importanza dei cambiamenti climatici all’interno di un comunicato ufficiale, gli Stati Uniti sono stati gli unici a contrastare l’importanza riconosciuta ai problemi ambientali.

Paesi del G20 e il rapporto del Fondo Monetario Internazionale 

Le 20 del G20 superpotenze mondiali si sono incontrate a Riyad per discutere delle future sfide economiche mondiali: i paesi coinvolti sono attualmente responsabili del 79% delle emissioni globali di gas serra. 

Infatti, il summit si è focalizzato sull’impatto che gli attuali cambiamenti climatici porteranno all’economia mondiale. A questo proposito, il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato un rapporto riguardante le conseguenze che potrebbero colpire il settore mondiale dei servizi finanziari. Tra i principali rischi relativi ad una catastrofe naturale emergono la potenziale crisi di imprese “altamente fragili” e la riduzione della crescita economica di un paese. 

Il Fondo Monetario Internazionale ha quindi sottolineato come il cambiamento climatico sia tra i principali rischi del sistema economico globale. Nonostante le avvertenze, il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin ne ha minimizzato l’importanza e gli Stati Uniti si sono rifiutati di inserire ufficialmente il clima all’interno delle minacce per la crescita economica globale. 

Il summit comunque si è dimostrato cruciale per riconoscere una maggiore importanza alle conseguenze economiche legate ai cambiamenti climatici. 

Il ministro delle finanze saudita, attualmente alla presidenza del G20, ha comunque sottolineato ai giornalisti che i cambiamenti climatici sono un argomento di primaria importanza e sono stati presi in seria considerazione i rischi finanziari generali legati alla questione. 

In seguito al G20 si è comunque arrivato ad un compromesso sintetizzato dalla seguente frase presente nel comunicato: “mobilitare la finanza sostenibile e rafforzare l’inclusione finanziaria sono elementi importanti per la crescita e la stabilità globale”. 

Le principali sfide climatiche ambientali

Il G20 di Riyad ha luogo dopo un 2019, un anno che ha visto la perdita di gran parte della foresta amazzonica e un inizio anno che si apre con i disastri causati dagli incendi in Australia. 

A gennaio 2020 in un report con le previsioni economiche mondiali il FMI inserisce tra le principali minacce del sistema economico-finanziario globale il cambiamento climatico e le catastrofi naturali. Inondazioni, siccità, incendi e tempeste tropicali sono tra i principali e sempre più frequenti fenomeni atmosferici a causare perdite di vite umane. Questi dati sono ancora più preoccupanti dal momento che avvengono in un contesto sociale fragile ed economicamente precario. 

Pertanto, il cambiamento climatico costituisce una tra le principali minacce al benessere degli individui, causando migrazioni e perdite finanziarie da parte delle imprese assicuratrici in conseguenza di calamità naturali. 

Del resto, il climatologo Ernst Rauch, consulente per la Munich Re, la più grande imprese assicurativa mondiale afferma che l’unica soluzione all’aumento di calamità naturali sarà l’aumento dei premi, questo renderà per molti le polizze assicurative troppo costose.

Inoltre, ad avvalorare questa ipotesi, il secondo uno studio dell’Università della California afferma come la prossima recessione dipenderà proprio dai rischi collegati al riscaldamento globale. 

L’unione Europea e il G20

Sebbene già nel 2020 dovrebbero entrare in vigore le normative sottoscritte dall’Accordo di Parigi per ridurre le emissioni dannose, tuttavia molti paesi tra cui Stati Uniti, Brasile, Australia, Cina e India si sono mostrati poco propensi ad affrontare l’argomento. 

Contestualmente si fanno spazio i dubbi circa la reale efficacia di tali accordi: nonostante questo l’Unione Europea è l’unica per il momento a considerare seriamente i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, come dimostrano i provvedimenti che sono stati presi. 

Infatti, l’UE ha approvato il “Green New Deal” nel quale i paesi europei sono chiamati urgentemente ad attivare «interventi ambiziosi per far fronte al cambiamento climatico e alle sfide ambientali, allo scopo di limitare il riscaldamento globale a 1,5º C ed evitare una perdita massiccia di biodiversità». La riduzione delle emissioni non sarà più un semplice impegno giuridico ma bensì un obbligo vincolante per ciascuno degli stati membri. 

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