La decisione della Germania è stata ponderata molto a lungo, pure troppo… dicono alcuni analisti che hanno criticato la lentezza con cui il governo di Angela Merkel ha deciso di schierarsi e di fare un passo deciso nei confronti delle energie rinnovabili. Ma bisogna anche sottolineare che quando la Germania ha iniziato a pensare il suo piano per l’idrogeno, il paese tedesco non ha avuto più ripensamenti e soprattutto non ha fatto nessun passo indietro. 

Ci ha creduto l’amministrazione tedesca, che ha incaricato i ministeri dell’industria e delle finanze a sostenere con tutto l’impegno possibile questa strategia invitando le aziende tedesche a fare altrettanto. Non è un caso che da dieci anni a questa parte i brevetti nell’ambito dello sfruttamento dell’idrogeno in Germania siano aumentati in modo esponenziale e che tutto questo abbia portato in pochi l’industria tedesca a diventare leader in un settore in pieno sviluppo e proiettato verso il futuro. 

Idrogeno, non solo un’alternativa

Il passo decisivo per Berlino è arrivato nel 2012 quando l’Unione Europea ha chiaramente individuato nell’idrogeno una fonte verde e rinnovabile da perseguire rispetto ai gas fossili tradizionali. Ci sono voluti meno di dieci anni e oggi la Germania è pronta a investire ben cinque miliardi di euro come primo passo del suo Green Deal. La Germania, che avrebbe dovuto concretizzare il piano solo l’anno prossimo, in realtà è addirittura in anticipo sulla tabella di marcia. L’anno prossimo infatti il turno di presidenza dell’Unione Europea spetterà proprio a Berlino. 

Il progetto di Berlino rilanciato proprio in questi giorni da Angela Merkel e sostenuto da almeno due anni con un gran numero di convegni e tavole rotonde sull’argomento che hanno portato a confronto tutte le più importanti realtà industriali del paese, è quello di cambiare completamente il piano dei trasporti e quello industriale passando a elettrico e idrogeno. Per cambiare tutta l’energia di alimentazione di tutte le infrastrutture tedesche occorreranno investimento impressionanti e non meno di vent’anni di lavoro. Ma a Berlino sono convinti di poter dare una spallata definitiva se non altro al sistema dei trasporti urbani e ferroviari entro il 2030.

Impianti di nuovissima generazione

La questione ora entro nel concreto… entro il 2030 almeno il 20% dell’idrogeno tedesco dovrà essere prodotto da energie rinnovabili. “A tale scopo dovranno essere costruiti da tre a cinque giga watt di elettrolizzatori” – spiega nella sua relazione programmatica Euractiv. I primi tre miliardi seguiranno per l’appunto questa destinazione: individuare e realizzare gli spazi adatti alla realizzazione delle centrali a idrogeno di nuovissima generazione. Un ulteriore miliardo sarà invece destinato alle università e alle aziende che si occupano di ricerca. 

La Germania ha sempre avuto una coscienza ambientale piuttosto solida: in definitiva è stato anche uno dei primi paesi a riconoscere le liste di verdi e ambientalisti come una potenziale forma di governo. Ma una trasformazione del genere non comporta solo spese, ma anche qualche rischio. Per esempio, come veicolare un gas particolare come l’idrogeno in un paese che ogni giorno paga un conto altissimo ai motori diesel e all’alimentazione a gasolio. Il progetto è quello di costruire una rete nazionale di condotte, oltre seimila chilometri in gran parte interrati, e serbatoi di stoccaggio. Una grande impresa. 

Il modello Ostenda pronto nel 2022

In Germania seguono con particolare attenzione tutti i potenziali sviluppi attualmente allo studio delle università tedesche e in particolare quello che si dovrebbe concretizzare a Ostenda, in Belgio, nel 2022: qui il governo belga ha dato concessione per trasformare in idrogeno l’energia prodotta dalle pale eoliche offshore che sono state installate del Mare del Nord in idrogeno. Energia pulita e rinnovabile. La centrale di Ostenda potrebbe servire sia al Belgio che alla Germania che tuttavia ha bisogno di molto altro per concretizzare il suo progetto. 

Si parla di un ulteriore accordo programmatico con il Marocco che in questi ultimi mesi ha ulteriormente ampliato il suo parco solare, uno dei più grandi del mondo. La Germania è pronta a tagliare con i fossili e con il carbone ma ha capito che il peso dell’industria tedesca ha bisogno di risposte e di alternative immediate. I cinque miliardi sono solo la mossa iniziale per mettere un motore a inerzia lentissima in movimento. 

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