Ogni azione compiuta dall’uomo ha un differente impatto sull’ambiente, più o meno elevato che sia. L’effetto provocato dallo sfruttamento delle risorse naturali, negli anni, ha portato a una vera e propria alterazione della biodiversità e delle fasce climatiche di tutto il pianeta.

A causa di deforestazioni, pascoli eccessivi e all’eccessiva espansione degli insediamenti urbani, industriali e agricoli sono sempre più numerosi gli habitat naturali distrutti e le zone verdi devastate da incendi, tempeste, alluvioni, ecc. 

Il complesso delle alterazioni arrecate all’ambiente dall’uomo crea l’inquinamento e da questo nascono i cambiamenti climatici.

Le cause dell’inquinamento sono da collegare a vari fattori in relazione tra loro, come la crescita demografica, la progressiva concentrazione urbana e il conseguente aumento dei bisogni e quindi della produzione dei beni di consumo.

Gli effetti dell’inquinamento continuo e incontrollato interessano il ritmo di crescita e lo stato di salute delle specie viventi e interferiscono con le catene alimentari. Gli effetti sopracitati, sommandosi alle alterazioni degli habitat, minano l’integrità della biosfera a diversi livelli: atmosfera, acqua e suolo.

Per sopravvivere, però, l’uomo deve in ogni caso sfruttare le risorse naturali, necessarie per produrre cibo, per vestirsi, per bere, per creare un riparo. 

È stato calcolato che, ogni anno, delle risorse che la Terra mette a disposizione, l’umanità ne esaurisce la disponibilità sempre prima: più gli anni passano, più la data del “giorno del sovrasfuttamento” anticipa. Nel 2019, la data è arrivata con quasi 3 mesi d’anticipo.

Il debito con l’ambiente cresce di giorno in giorno, ma per ancora molte persone tutto ciò non è preoccupante. Sapere quali sono le risorse ancora disponibili oppure quanti beni si stanno utilizzando e in quale misura, è necessario per capire cosa ognuno di noi può fare nel suo piccolo.

Che cosa è l’impronta ecologica?

Per attribuire una misura ben definita all’impatto dell’uomo sull’ambiente, è nata l’impronta ecologica, un indicatore che valuta quantitativamente il consumo da parte degli esseri umani delle risorse naturali che produce la Terra. 

In poche parole, essa serve a misurare la domanda dell’uomo nei confronti della Terra e a dirci di quanti pianeta Terra avrebbe bisogno l’umanità per mantenere inalterato l’attuale consumo di risorse naturali. Al momento, sono poco più di 1,7 i “Pianeti Terra” necessari. Vediamo il concetto di impronta ecologica in dettaglio.

Calcolo impronta ecologica

Introdotta per la prima volta da Mathis Wackernagel e William Rees nel loro libro “Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth”, nel 1996, l’impronta ecologica è un valore che calcola, in maniera approssimativa, di quante risorse naturali l’uomo ha bisogno, alle quali viene confrontata la capacità della Terra di rigenerare le stesse. 

Che cosa misura l’impronta ecologica nello specifico? Essa stima in ettari le aree biologiche produttive del pianeta, compresi i mari e gli oceani, il cui ruolo è fondamentale nella rigenerazione delle risorse naturali consumate dall’uomo. 

Come si misura l’impronta ecologica? Per calcolare l’impronta ecologica vanno prese in esame le abitudini di ciascun abitante, in fatto di scelte alimentari, quantità di rifiuti prodotti, superficie di suolo occupato, abiti o altri beni acquistati, energia consumata e anidride carbonica emessa in atmosfera.

Il calcolo matematico che richiede la misura dell’impronta ecologica risulta un po’ complicato per i meno esperti: l’impronta ecologica confronta le risorse naturali consumate da un singolo individuo all’interno dello spazio da esso occupato, ovvero la terra disponibile pro-capite. L’impronta ecologica calcolo avviene in kg/ha (chilogrammi per ettari) e mette a rapporto la superficie totale con la popolazione mondiale.

In altre parole, il calcolo dell’impronta ecologica serve a capire di quanto spazio ha bisogno un uomo per vivere nel modo in cui vive, tenendo costanti i livelli di consumo e la quantità di rifiuti prodotti in un determinato momento.

Per facilitare il calcolo, è necessario categorizzare i consumi, suddividendoli per alimenti, abitazioni, trasporti, beni di consumo e servizi. Inoltre, per capire come vengono prodotte le risorse naturali che l’umanità consuma, è necessario affrontare un’ulteriore categorizzazione, distinguendo i territori per energia dai terreni agricoli, dai pascoli, dalle foreste, dalle superfici edificate e dal mare.

Impronta ecologica in Italia

Per avere un’idea di cosa significhi il concetto di impronta ecologica, è più facile immaginarla come l’orma che lascia un enorme piede sulla sabbia bagnata: il segno, più o meno ingombrante, rappresenta il passaggio dell’umanità sul mondo.

Per esempio, se la popolazione mondiale vivesse con lo standard di vita assunto dall’Australia, servirebbero altri 5,2 pianeti terra; se vivesse seguendo l’esempio degli U.S.A., ne servirebbero 5; se ogni uomo vivesse secondo lo stile che contraddistingue la Sud Corea, i pianeti terra necessari sarebbero 3,4, e così via.

È il WWF ad aggiornare periodicamente il Living Placet Report, nella sua versione locale e mondiale e ad attribuire un valore all’impronta ecologica

Per quanto riguarda l’Italia, il sovra sfruttamento ecologico è stato raggiunto il 24 maggio nel 2018, mentre nel 2019 il 15 maggio.

L’Italia è monitorata a scala nazionale, regionale e locale dal CRAS, il centro ricerche applicate per lo sviluppo sostenibile. 

Il nostro Paese è responsabile di una buona fetta di consumi: l’impronta ecologica italiana pro-capite assume un valore pari a 4,2 gha, numero piuttosto alto, se si considera che quella mondiale è 2,8 gha; entrambi, però, sono valori in continua crescita.

Per il calcolo dell’impronta ecologica sono disponibili alcuni fogli di calcolo molto semplici da utilizzare e di lettura immediata, utili per ottenere risultati di facile lettura. Quello più conosciuto a livello istituzionale e utile a livello didattico, è pubblicato sul sito del WWF

Completo e di facile utilizzo, esso riporta le abitudini alimentari, spese annuali per abbigliamento e calzature, composizione del nucleo famigliare, caratteristiche della propria abitazione, utilizzo dei mezzi di trasporto e chilometri percorsi ogni giorno con gli stessi.

Un altro foglio di calcolo, forse ancora più completo, è costituito da un foglio Excel elaborato dal centro ricerche “Best Foot Forward” per il progetto Indicatori Comuni Europei, che è costituito da quattro fogli in cui inserire i dati, confrontare tabelle e grafici e leggere i risultati, che si basano sui consumi quotidiani, dall’utilizzo di mezzi pubblici e privati alle abitudini alimentari, in modo molto simile a quello del WWF, ma dal riscontro immediato attraverso domande più approfondite la possibilità di un confronto tra impronta pro capite, impronta mondiale e biodisponibilità.  

Come ridurre l’impronta ecologica

Ridurre impronta ecologica non è così semplice come si pensa. La popolazione mondiale continua a crescere e sono sempre più numerose le tecnologie; i terreni coltivabili diminuiscono, insieme agli ettari di boschi che vengono distrutti in pochissimo tempo. Per non parlare dei mari sempre più inquinati, a causa delle temperature in costante aumento. 

Secondo i dati rilasciati dal WWF, la biocapacità totale della Terra ammonta a 12 miliardi di Gha, mente l’impronta ecologica dell’umanità supera i 18 miliardi: ciò significa che l’impronta ecologica dell’umanità ha superato la biocapacità della Terra di oltre il 50%.

Ma come diminuire l’impronta ecologica? Ripensare al sistema produttivo e consumare in modo più critico e sostenibile sono solo alcune delle importanti decisioni da fare per prenderci più cura della Terra. 

Evitando di acquistare prodotti non strettamente necessari, sfruttando i sistemi di mobilità più intelligenti così da ridurre al minimo gli sprechi e facendo una raccolta differenziata sempre più spinta e organizzata, non solo ridurrebbe l’impatto della nostra impronta sull’ambiente, ma contribuirebbe a costruire un mondo più pulito per le generazioni che verranno.

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