Alcuni lo considerano il primo vero contraccolpo determinato dal progressivo riscaldamento globale: si tratta dell’emergenza che ha investito la comunità di pescatori del New England la cui economia, che si regge da almeno duecento anni su quello che offrono la costa e i pescosissimi fondali dei banchi atlantici, sta andando in frantumi.

Il crollo dei dati del pescato sulla costa del New England

I primi segnali sono stati registrati una decina di anni fa: barche sempre meno piene e pescate sempre meno ricche, al punto che diversi armatori si sono visti costretti a limitare i danni tagliando i pescherecci e gli equipaggi con una considerevole ricaduta negativa in termini di occupazione. Gli accademici dell’Università del Delaware sono stati incaricati di effettuare uno studio sull’argomento per capire quali fossero le cause all’origine della crisi e quali potessero invece essere le strategie per un rilancio dell’attività.

Stando alle statistiche che riguardano la fluttuazione delle temperature è stata elaborato uno studio definito NAO, North Atlantic Oscillation; è una rete di temperature che riguardano tutta la fascia nordatlantica che purtroppo è drammaticamente in aumento.Le compagnie di pesca del New England hanno perso qualcosa come il 16% dei loro posti di lavoro in poco più di dodici anni. La causa sarebbe proprio l’innalzamento delle temperature dell’acqua e il riscaldamento globale che rendono molto più difficile la biodiversità dei banchi. Intere specie si sono considerevolmente ridotte e altre rischiano di scomparire.

Con la crisi ambientale cambiano anche i gusti del mercato

In realtà la crisi della pesca nel New England sarebbe frutto di una vera e propria crisi di tutto il sistema produttivo: il mercato si è contratto, i prezzi si sono considerevolmente alzati e tutto è diventato più difficile per un’economia che ha bisogno di soluzioni immediate. Oggi gli impiegati nel settore della pesca sono 34mila. Kimberly Oremus, docente di attività marittime all’Università del Delaware ha cercato di dare un’identità e una prospettiva a una crisi mai così drammatica:

“Non c’è dubbio che l’industria della pesca sia sempre più costosa, faticosa e difficile e che sempre meno pescatori decidano di restare in questo business preferendo altri ambiti. Negli ultimi anni abbiamo registrato un forte decremento del pescato ma anche un drammatico tributo di vite umane a tempeste e uragani. Abbiamo analizzato con cura il fluttuare delle temperature tra New England, Azzorre e Islanda e non c’è dubbio che la relazione di questa crisi sia collegata”.

Perché in New England il riscaldamento dell’acqua è più repentino

Quella del New England è una delle coste che subirà in modo più veloce e repentino il fenomeno del riscaldamento globale:

“Parliamo di acque relativamente basse che già oggi segnalano temperature notevolmente più alte della media – dice la professoressa Oremus – il che significa che vengono a mancare le condizioni migliori per molte specie per procreare. La maggior parte dei pesci viene pescata già dopo un anno di vita, gamberi in particolare. Il che porta inevitabilmente a un considerevole calo del pescato: si è andati a un decremento del 2% all’anno. Con la pesca sono diminuite le uscite, le barche impegnate e di conseguenza anche il numero degli operatori. Un fenomeno che purtroppo sembra irreversibile”.

Pesca, un’industria in crisi irreversibile nel New England

Oremus dice che l’unica soluzione in questo momento è riconvertire e condurre i dipendenti che non riescono più a trovare un impiego nel settore della pesca verso la pensione o altri lavori, in particolare l’estrazione di risorse minerarie o il manifatturiero. Per molti l’unica soluzione sarà lasciare la costa e spostarsi verso una delle città dell’interno. Tutto lascia pensare che la situazione non migliorerà:

“Nessuno ha la palla di cristallo – dice la docente – ma i segnali non sono incoraggianti e non concedono alcuno spazio all’ottimismo. La scienza su questo genere di fenomeni climatici è relativamente giovane ed è in costante sviluppo ma già ci consente di elaborare dei modelli di sviluppo piuttosto precisi. Occorrono iniziative globali contrarie a quelle intraprese fin qui, e potrebbero anche non bastare”.

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