Non è questione di quanto ma di quando: è solo una questione di tempo e poi dovremo fare i conti con il disastro che la crisi ambientale del pianeta provocherà. L’innalzamento della temperatura media, l’estinzione di specie animali, gli effetti dei gas serra e l’innalzamento delle acque cominceranno a provocare i primi effetti già dal prossimo decennio. I meno ottimisti tra gli analisti che si occupano di ambiente dicono che il processo sia inevitabile anche se l’inversione di tendenza ci fosse e fosse davvero sostanziale. Ma come abbiamo visto dal fallimento del trattato del COP25 di Madrid non è davvero questo il caso. 

Arcipelaghi e atolli a rischio

La grande preoccupazione è soprattutto per i piccoli arcipelaghi, le terre emerse che affiorano appena dal mare, non hanno una grande protezione delle coste e rischiano di restare sott’acqua. Gli scienziati lo chiamano Effetto Atlantide, un nome che suscita una certa angoscia. Atlantide era il paradiso perduto di una civiltà molto avanzata culturalmente, quella di Mu, che sarebbe stata devastata da un maremoto. Film e libri hanno contribuito a creare una leggenda di qualcosa che forse tanto leggendario non è. 

Che Atlantide sia esistita o meno, gli scienziati e gli storici sono convinti di sì, il rischio è quello di poter rivivere quel dramma. Arcipelaghi come quello delle Maldive, paradiso turistico nell’Oceano Indiano, potrebbero molto presto fare i conti con questa eventualità. I governatori maldiviani hanno cominciato a ospitare scienziati, biologi marini e architetti già da quindici anni a questa parte per prevenire il disastro. L’innalzamento delle acque in questi ultimi cinquant’anni è stato continuo e progressivo: per questo l’allarme è così esteso e sentito… gli effetti si stanno già cominciando a riscontrare.

Mappatura dei rischi

Della questione si è recentemente occupata anche il Philosophical Transactions of the Royal Society, istituzione storica che studia i fenomeni a rischio da un punto di vista geografico e sociale. I mutamenti climatici rischiano di avere effetti disastrosi in entrambi gli ambiti. Ci sono voluti circa tre anni per mappare tutte le isole che sono a rischio ma la situazione di emergenza nel frattempo si è ampliata. Si parla di foreste e barriere coralline come della ricchezza naturale più indifesa a rischio di estinzione in questo momento. Seychelles, Isole dei Caraibi e Maldive sono i punti più critici. Il tutto purtroppo è in stretta connessione e relazione. 

I dati che sono stati incrociati sono miliardi e il rischio è un’autentica catastrofe. Felipe França, ricercatore della Lancaster University è alla guida di una squadra di undici ricercatori che partecipano al progetto su iniziative di otto tra le migliori università del mondo: “Quello che stiamo cercando di fare è un doppio progetto – spiega – da una parte cercare di prevenire l’irreparabile, dall’altra capire come la situazione potrebbe anche rigenerarsi se la peggiore situazione possibile dovesse davvero concretizzarsi”.

Crisi inevitabile?

“Il nostro pianeta ha affrontato spesso crisi epocali, quelle che in gergo vengono definiti EVE, li eventi di estinzione di massa – prosegue il professor França – ma questa è la prima volta che l’uomo affronta una situazione nella quale è vittima e carnefice contemporaneamente. Il danno potrebbe essere molto esteso e forse irreparabile ma questo non vuol dire adattarsi a quelle che sarebbero le nuove condizioni di vita che la situazione meteorologica potrebbe produrre”. 

“I cambiamenti climatici – dice Cassandra E. Benkwitt, biologa marina dell’Università di Lancaster che partecipa al progetto – potranno causare tempeste e ondate di calore marino più intense e frequenti. Questo provoca cambiamenti a lungo termine sia per i coralli che per le comunità ittiche”. 

La biodiversità più ricca del pianeta è dunque a rischio estinzione e il tempo per poter rimediare è davvero poco. La prima urgenza, completamente disattesa al vertice di Madrid che si è chiuso con un inutile nulla di fatto, è trovare un accordo internazionale per la riduzione dei gas serra e fare in modo che tutti – senza esclusioni – lo rispettino. 

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