Il patrimonio fluviale di una parte dell’Europa rischia di essere seriamente compromesso non soltanto nel suo aspetto paesaggistico, ma anche per la sua biodiversità. La sete di energia elettrica e i conseguenti progetti di centrali idroelettriche potrebbe compromettere seriamente diversi fiumi che attraversano i Balcani e le Alpi.

La minaccia viene dalla possibilità che circa 9000 tra centrali idroelettriche di piccole dimensioni e nuove dighe vengano realizzate nei prossimi anni, andando ad aggiungersi alle oltre 21mila già in attività in tutta Europa. L’allarme viene da una ricerca che associazioni indipendenti di diversi Stati, come Wwf, Riverwatch, Geota ed EuroNatur hanno commissionato per studiare l’evoluzione nei prossimi anni degli ultimi fiumi incontaminati, sotto questo profilo.

Centrali idroelettriche mettono a rischio le riserve naturali

Secondo il documento, il 33% dei nuovi progetti è previsto in aree protette dell’Unione Europea e la stragrande maggioranza è localizzata nei parchi nazionali o nelle aree iscritte nella rete Natura 2000. Più di un quarto, ben il 28% delle nuove centrali idroelettriche sarà costruito in riserve naturali.

Molte sono previste nei Balcani, dove si trovano alcuni degli ultimi fiumi a flusso libero in Europa. La scelta potrebbe essere dettata dal fatto che i fiumi dell’Europa occidentale e centrale sono già coperti da decine di migliaia di barriere artificiali, ragione del forte declino dei pesci d’acqua dolce, come salmone, trota e anguille.

Dalla ricerca è emerso che 278 impianti sono già in costruzione e altri 8507 saranno realizzati nei prossimi anni. Per il direttore esecutivo di RiverWatch Ulrich Eichelmann se non si ferma questa “follia” di centinaia e centinaia di nuove dighe ci troveremo di fronte “alle fine dei fiumi che scorrono liberamente in Europa”. Un allarme tanto più inquietante, se si considera come la qualità e la biodiversità dei fiumi che scorrono dai Balcani sono incomparabili, mentre nell’Europa centrale e occidentale le dighe idroelettriche hanno già avuto un grande impatto.

Nel rapporto, per esempio, il fiume Vjosa, che scorre dalla Grecia al mare Adriatico, viene descritto come “l’ultimo grande fiume selvaggio in Europa” ed è ora minacciato dai progetti idroelettrici dell’Albania. La ricerca ha scoperto che quasi 30 specie di pesci d’acqua dolce nei Balcani sono in via di estinzione e non ci sarà via di salvezza se tutti i progetti idroelettrici pianificati nella regione andranno avanti. A rischio, per citarne solo alcuni, la lampreda greca, la trota marmorata e una varietà di zingel, un pesce che prospera in acque a flusso rapido.

Centrali elettriche, a rischio la biodiversità

Sembra un destino inesorabile, dettato da una forte domanda di risorse idriche, specialmente nell’Europa meridionale, che sarà aggravata dallo sfruttamento idroelettrico su larga scala: una combinazione mortale per la diversità delle acque dolci. Wwf, Riverwatch, Geota ed EuroNatur sostengono che l’Europa sia già “satura” di dighe e insistono sul fatto che l’energia idroelettrica non dovrebbe essere considerata una forma di energia verde.

Anche le piccole dighe possono avere un impatto drammatico sulla fauna selvatica, impedendo ai pesci di migrare verso le aree di riproduzione. Le dighe idroelettriche sono state collegate a una riduzione di salmone, trota, anguilla e storione, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente. Secondo l’agenzia, dighe e bacini idrici intrappolano anche la sabbia in alcuni luoghi, che alimenta l’erosione costiera. Il Wwf rilancia addirittura, sostenendo che l’energia idroelettrica è stata uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea per i fiumi sani.

Secondo infatti la normativa europea in materia di acque, tutti i fiumi, i laghi, le acque costiere e sotterranee devono raggiungere il “buono” stato ecologico entro il 2027 al più tardi, prorogando così l’obiettivo originale del 2015. Attualmente, solo il 40% delle acque superficiali è considerato in buone condizioni, stando all’ultimo rapporto esecutivo dell’UE. E c’è anche una considerazione poco confortante sulla utilità dell’energia prodotta dalle centrali idroelettriche: lo studio di Wwf, Riverwatch, Geota ed EuroNatur evidenzia che molti impianti pianificati produrranno relativamente poca elettricità.

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