I cambiamenti climatici possono influire sul valore delle aziende. Ne sono convinti a Wall Street, dove gli operatori economici hanno cominciato a guardare con attenzione, e dunque a valutare finanziariamente, la capacità delle aziende, delle compagnie quotate in borsa di reggere l’urto dei cambiamenti climatici senza modificare le proprie attività. Si pensi a quanto hanno influito economicamente in California gli ultimi devastanti incendi. O come l’innalzamento del livello del mare possa condizionare le attività economiche in diversi campi di azione.

Non c’è però soltanto questo aspetto. La valutazione degli effetti dei mutamenti climatici fa nascere anche nuove attività. Sempre negli Stati Uniti ne beneficia la categoria dei servizi, intesa come attività di  studio ed elaborazione di nuovi modelli meteorologici, in grado di fornire previsioni sempre più mirate utili alle aziende che si trovino in regioni particolarmente esposte a condizioni climatiche estreme.

Cambiamenti climatici, le aziende adottano piani di resilienza

Si sta diffondendo una nuova consapevolezza tra gli investitori statunitensi. Complice anche l’incremento di fenomeni atmosferici, e non soltanto, che impattano sull’economia. Ricavi e profitto sono fortemente condizionati. L’agenzia Reuters ha stimato nei primi tre mesi del 2019 un incremento del 200% dell’impatto del climate change sulle attività di 70 aziende americane, rispetto allo scorso anno. In particolare a soffrire sono le aziende attive in California, Louisiana e Florida, ovvero quegli stati più esposti a ondate di calore, tornadi e altre intemperie di notevole consistenza.

Parliamo di disastri ambientali, che possono interrompere anche per un periodo indeterminato il flusso di produzione e che hanno in qualche modo costretto i fund manager a prendere coscienza dei rischi e a inserire nuovi parametri nelle valutazioni delle singole società. Cosa che non era mai accaduta finora. La posizione fisica di un’impresa diventa dunque un fattore determinante per stimare il valore di un investimento. Occorre quindi che le aziende, pur senza attivare stravolgimenti, predispongano piani di resilienza climatica per non vedersi “tagliare” il rating.

Gli effetti di questa nuova strategia di investimento si possono già notare. E’ il caso di una società che si occupa di pianificare investimenti, la Hurley di New York. Nel suo portafoglio possiede una società immobiliare, la Equity Lifestyle Properties Inc, che dovrà riconsiderare le proprie mire su stabilimenti portuali in virtù dell’innalzamento del livello del mare. Il piano di resilienza climatica tiene in dovuta considerazione il fattore climatico e indica nella progettazione esecutiva elementi di costruzione che possano affrontare, anche negli anni, l’impatto di fenomeni connessi all’innalzamento del livello del mare.

Rischio ambientale, le assicurazioni negano le polizze antincendio

C’è poi il risvolto negativo della maggiore considerazione dell’ambiente circostante e delle sue variabili. L’effetto peggiore è costituito da una nuova strategia di senso opposto praticata da compagnie assicurative. Quelle che operano in California, dopo i devastanti roghi dei mesi scorsi, hanno tagliato drasticamente le polizze sugli incendi: dal mancato rinnovo al diniego secco per chi voglia stipulare nuovi accordi.

Se si pensa che il sistema sanitario statunitense è sostanzialmente basato sulle assicurazioni private, gli effetti possono essere a catena sulla vita dei cittadini. Sempre in California la Pacific Gas & Elictric Co, compagnia di servizi energetici potrebbe riconsiderare e ridimensionare notevolmente il piano di investimenti per 14 miliardi di dollari.

Un comportamento dettato in entrambi i casi da una valutazione strettamente numerica dei fenomeni climatici analizzati tra il 1980 e il 2018: una media di 6,3 eventi disastrosi all’anno e nel 2019 se ne sono verificati ben 10 con danni per oltre un miliardo di dollari.

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