Pur non avendo centrali nucleari al momento attive, l’Italia – ed in particolar modo la regione del Lazio – includono diversi centri di stoccaggio rifiuti radioattivi.

La penisola italiana in passato ha avuto nel suo territorio 4 centrali nucleari: a Trino, a Caorso, a Latina e a Garigliano e diversi impianti del combustibile quali Eurex di Saluggia, FN di Bosco Marengo, Opec e Ipu di Casaccia e Itrec di Rotondella. 

Invece, delle 90 infrastrutture messe a disposizione dalla nostra nazione per lo smaltimento del nucleare, 20 depositi sono situati nella regione della capitale, concentrandosi soprattutto nello stesso comune di Latina, a Borgo Sabotino.

Ai rifiuti nucleari derivanti delle centrali passate presenti nella nostra nazione si aggiungono i rifiuti importati dalle altre nazioni e che durante il corso dell’anno attraversano le dogane del nostro paese imperterriti.

Data la pericolosità di rifiuti nucleari e dalle limitate preoccupazioni a riguardo, sono stati recentemente indetti dei controlli a campione, circa il materiale portato in Italia e la possibilità che questo comporti rischi per la collettività.

Mettere in sicurezza del materiale così tossico – anche da attività illecite connesse – è diventata prerogativa delle due figure professionali che controllano la situazione, convocate direttamente il 15 ottobre: Alessandro Dodaro, il presidente della Nucleco (S.P.A. attiva dal 1981 per lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti radioattivi e eventuali bonifiche) e Maurizio Montemagno, direttore della centrale Antifrode dell’agenzia delle dogane e dei monopoli.

Come afferma Dodaro, sono state promulgate alcune soluzioni temporanee, per garantire la sicurezza in merito alla gestione di rifiuti di questo calibro. Il problema essenziale della nostra penisola è quello di non poter contare su un unico centro di smaltimento di rifiuti di questa entità, e dover suddividere il carico in più zone, compromettendo così la sicurezza di più aree geografiche.

Non esiste infatti, ad oggi, un deposito nazionale al quale fare affidamento per una difficoltà così importante da superare e inoltre, l’area di stoccaggio Nucleco – appartenente a Sogin, l’ente che più si occupa di questo tema – non può essere ingrandita ulteriormente.

Provvedimenti attuabili futuri

Tutte le persone che hanno il compito di controllare questo settore, si chiedono infatti qualora si possa trasferire altrove i rifiuti radioattivi, in modo da lasciarli smaltire agli altri paesi europei.

In questo modo, sarebbe possibile rendere più tollerabile il livello di rifiuti radioattivi tutt’ora presenti, e riuscire al meglio a smaltire una quantità più limitata.

Indipendentemente dalla possibilità fattibile o meno di proseguire in quest’ottica, chiamata decommissioning ovvero smantellamento degli impianti nucleari, si è schierato a favore di questo provvedimento il partito 5 Stelle.

Un’altra possibilità è data dal fatto che si potrebbero stoccare unicamente nelle ex centrali nucleari i materiali radioattivi, in modo da liberare le altre zone coinvolte in queste importanti modifiche.

Mentre si pensa al futuro, Sogin ha firmato in data 26 settembre l’atto di presa in carico dello smantellamento centro nucleare Ispra.

Questo reattore storico è situato nel comune Ispra-1, nella provincia varesina, e verrà definitivamente trasferito, dimostrando ancora una volta la cura che la stessa Sogin dedica ad una tematica molto importante.

Le attività fondamentali previste da questo decommissioning sono da approvare da parte di Isinda e avranno luogo dal prossimo gennaio in questo ordine:

  • Attività preliminari;
  • Smantellamento del reattore nucleare;
  • Bonifica finale del sito.

Non resta quindi che attendere con trepidante attesa i prossimi step, si spera risolutivi, dell’ennesima emergenza nella capitale.

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