Avviato nel 2013 e poi accantonato in seguito al ridisegno delle province, il progetto di realizzare un parco eolico di fronte alla costa romagnola torna tra gli interessi principali della provincia di Rimini.

Secondo i responsabili del progetto, sono già numerosi gli imprenditori intenzionati ad investire: l’idea del parco è stata al centro di un convegno promosso dalla società Energia Wind 2020 srl in collaborazione con la Provincia di Rimini, dal titolo ‘Eolico offshore in Adriatico, un progetto possibile‘ cui hanno preso parte istituzioni pubbliche (Comune, Provincia, Regione, Anci), esperti del settore e imprenditori.

Parco eolico offshore 

Già nel 2012 la Provincia di Rimini aveva eseguito un primo studio per un parco eolico in mare per poter così sfruttare un’energia rinnovabile. 

Il 6 dicembre 2019, in un convegno che raccoglie istituzioni pubbliche e imprenditori, si è tornati a ragionare sulle occasioni che può rappresentare questo progetto. 

Nel corso della mattinata, oltre a fare il punto sulla crescita dell’energia da fonti rinnovabili, sarà presentato un progetto pensato per soddisfare, grazie all’energia del vento, il fabbisogno energetico locale riducendo al contempo le emissioni di CO2. 

L’obiettivo del presidente della Provincia, Riziero Santi, è quello di recuperare la progettazione già avviata nel 2012 e riunire tutti i soggetti necessari. Nonostante sia necessario verificare l’impatto ambientale e la compatibilità ambientale degli interventi stessi, l’intento della Regione e degli altri enti va in un’unica direzione. Un tavolo con la Regione è già stato avviato.

Per l’assessora all’Ambiente del Comune di Rimini Anna Montini, il progetto del Parco eolico è possibile, ma solo se posizionato a qualche miglio di distanza dalla costa, dove l’intrusione visuale è sostanzialmente nulla.

Secondo il Comune di Rimini, infatti, le pale eoliche dovrebbero essere posizionate a 5 miglia dalla costa per non essere di disturbo visivo.

Studi avviati nel 2013

I risultati delle prime campagne anemometriche condotte al largo della città romagnola sono stati presentati nel dicembre 2013 a Ecomondo, nell’ambito dell’Off Shore Day. Misure di precisione, realizzate grazie alla collaborazione di Eni, che ha consentito l’installazione sulla propria piattaforma metaniera Azalea B di un anemometro di ultima generazione, lo ZephirIR 300 – Wind Lidar, che permette la misura a dieci altezze differenti. La ventosità, infatti, è l’unico ingrediente di cui si deve accertare bene la presenza, perché le acque al largo di Rimini per il resto sembrerebbero essere l’ideale per lo sviluppo dell’eolico off shore, vista la presenza del vicino porto di Ravenna per la movimentazione dei materiali, la presenza delle infrastrutture elettriche e i fondali marini poco profondi.

Dai primi risultati della campagna anemometrica, però, risultava chiaro che il sito non sarebbe adatto alle turbine utilizzate nei mari del Nord Europa, che avrebbero un fattore d’utilizzazione del 20-23%: a Rimini bisogna arrivare almeno al 30-35% per rendere remunerativo l’investimento. 

I pionieri di Rimini non si sono lasciati scoraggiare: un produttore capace di realizzare una pala adatta a queste latitudini potrebbe avere grande successo in Adriatico. Dai dati, fra l’altro, era emersa una situazione simile a quella tedesca, dove la curva di produzione annua dell’eolico diventa complementare a quella del fotovoltaico, ottimizzando così la produzione da rinnovabili. L’eolico produce molto d’inverno e poco d’estate, mentre il fotovoltaico fa il contrario.

Pertanto, con la tecnologia giusta, si potrebbe realizzare un sistema perfettamente bilanciato, rendendo ottimale la fornitura durante tutto l’anno.

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