In un 2019 drammatico sotto l’aspetto del bilancio ambientale non solo in Italia ma anche nel mondo, spicca il pessimo dato che riguarda una delle regioni paesaggisticamente più importanti del nostro paese, la Sardegna. Secondo i dati diffusi dal Ministero dellAmbiente oggi ci sarebbero almeno 56mila ettari di territorio contaminato in Sardegna. I dati parlano di un inquinamento a terra esteso per oltre per 21mila ettari, che diventano addirittura 35mila se si considerano le contaminazioni ambientali su costa e in mare.

La Sardegna è la seconda regione più contaminata d’Italia

Dati preoccupanti che pongono l’isola al secondo posto tra le regioni con la maggiore estensione di territorio contaminato: al primo posto c’è il Piemonte. A stilare questa graduatoria è il Ministero dell’Ambiente che analizza i cosiddetti SIN, i siti contaminati di rilevanza nazionale. Sono quelle aree già identificate e censite che rappresentano un rischio: discariche, aree da bonificare, zone che ospitano attività industriali fortemente impattanti e che devono costantemente essere monitorate. Ogni area viene censita in base al suo livello di pericolosità e alla sua estensione in ettari. In Sardegna l’area estrattiva del Sulcis è da sempre una di quelle più preoccupanti. A nord c’è tutta la zona di Porto Torres: la provincia di Cagliari è quella che ospita le aree contaminate più estese: dalle attività di raffineria di Sarroch a quelle del porto.

Tra le aree sottoposte a necessità di bonifica ci sono anche dei parchi

Incuriosisce trovare tra i SIN anche la splendida Isola della Maddalena che è stata inserita da alcuni anni all’interno degli elenchi del ministero per via del suo carcere di massima sicurezza, dismesso ormai da alcuni anni. Una grande area che da tempo dovrebbe essere riconvertita e inserita nell’ambito dell’area protetta dell’isola per costituire uno dei parchi marini più importanti d’Italia. Le aree che sono state liberate dal vincolo della contaminazione sono relativamente piccole, di gran lunga inferiori rispetto a quelle che ogni anno si aggiungono. Il che porta a un aspetto ancora più problematico, quello delle bonifiche. Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di Intervento Giuridico, parla di una situazione preoccupante: “I SIN in Italia sono semplicemente una presa d’atto di quello che è già in essere e si occupano di monitorare e ricostruire i fenomeni di contaminazione a carico dell’ambiente che un domani possono portare a una messa in sicurezza o alla bonifica del sito. È un primo passaggio obbligato, certo non quello decisivo”.

In questo momento le aree di terra e quelle di mare per le quali è stato approvato un piano di bonifica sono davvero una minima parte, non più del 10% ma quanto all’attuazione dei progetti le aree bonificate sono meno della metà di quelle approvate. Gli ambientalisti sardi denunciano una situazione critica e preoccupante: “Il primo scopo dovrebbe essere quello di limitare e ridurre le aree inserite nei SIN e dunque fare in modo che sempre meno ettari debbano essere inseriti nei protocolli di salvaguardia ambientale – dice Deliperi – poi bisognerebbe attuare un vero progetto di riqualificazione ambientale su tutte le aree contaminate e recuperarle a poco a poco. Ci sono situazioni sicuramente difficili, come quella di Sarroch e quella del Sulcis e altre come quella dell’industria di alluminio di Portoscuso che si prestano a riflessioni più ampie. Si è deciso di far ripartire a spese pubbliche il ciclo di produzione a costo di un vero e proprio disastro ambientale e sanitario, nonostante le prospettive negative sul piano economico in tutta l’area”.

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