Il fenomeno di Greta Thunberg, la ragazza svedese di sedici anni che ha creato dal nulla il fenomeno del movimento Friday For Future e che in questo momento è considerato uno dei portavoce più autorevoli a livello internazionale, non poteva restare isolato. In tutto il mondo si è alzata la voce di ragazzi giovanissimi che stanno cercando di portare a un livello più alto, soprattutto su un piano politico, la loro protesta. Una delle leader più conosciute e apprezzate del FFF si chiama Helena Gualinga, ha diciassette anni ed è cresciuta in Ecuador. Helena porta in volto i segni della sua tribù chiamata Sarayaku: 

“Sono orgogliosamente una indio – dice Helena – la mia è una piccola comunità con valori ancestrali antichissimi e un enorme rispetto nei confronti delle fasce più deboli, i bambini, gli ammalati, gli anziani e ovviamente la natura. Da tempo viviamo sulla base di regole non scritte che trasudano rispetto e riconoscenza per la terra che ci ospita e la natura che si sfama. Questo è un momento davvero tragico del quale i politici di ogni parte del mondo dovrebbero farsi carico e prendersi le responsabilità: tribù come la mia lo fanno da sempre”.

Helena, l’Amazzone, una voce contro i poteri forti

Anche Helena parla chiaro e in modo estremamente diretto senza fare sconti a nessuno. Sarà anche per via dei suoi segni di guerra sulla fronte e intorno agli occhi che il suo messaggio suona particolarmente aggressivo: 

“Ascoltiamo parole vuote e prive di significato da parte dei delegati che si disinteressano platealmente del dramma di questo pianeta morente – ha detto in conferenza stampa Helena, soprannominata dalla gente dell’Ecuador “l’Amazzone” – quello che domina è l’interesse del denaro, ed è vergognoso. Stanno violando i nostri diritti umani: i nostri politici dovrebbero essere perseguiti per crimini contro l’umanità”.Helena è stata soprannominata l’Amazzone perché la sua popolarità è cominciata a crescere quando ha fatto sentire la sua protesta contro il presidente brasiliano Bolsonaro durante i roghi in Amazzonia. 

Una tribù schiacciata dalle lobby del petrolio

Il suo movimento si chiama Kichwa“Vivere nella mia comunità rispettando il consumo dell’acqua, il cibo, i prodotti della terra è stata la prima forma di attivismo che conosco, è stato un primo segnale di resistenza. La nostra tribù ha dovuto resistere per anni alle aggressioni delle compagnie petrolifere che avrebbero voluto sfrattarci altrove per devastare la nostra terra. È il primo ricordo che ho di quando ero davvero piccola. Quello che è accaduto ai Sarayaku è stato terribile: un governo (si riferisce a quello ecuadoregno con il quale è entrata da tempo in aspro conflitto n.d.r.) che si accorda con le compagnie petrolifere e irrompe nei nostri villaggi con la forza militare. È stato traumatico, è stata una guerra che la mia gente ha subito senza volerlo: ho imparato a reagire alle ingiustizie fin da piccolissima. A volte mi sembra di avere 40-50 anni e non diciassette. Ma questa coscienza mi ha fatto crescere in fretta. Lo dovevo alla mia famiglia, alla mia gente”. 

Helena e la sua eterna lotta contro le multinazionali del petrolio

I Sarayaku si sono visti dare ragione dalla corte intramericana dei diritti umani in Costa Rica: il governo ecuadoregno è stato costretto a rifondere i danni provocati alla tribù. In teoria…. Perché in pratica le compagnie petrolifere hanno continuato a sfruttare i loro giacimenti e questo sta portano ad altre interminabili vertenze legali. Helena ha raccolto l’appello di Greta e degli altri FFF soprattutto per dare ancora più voce alla causa della sua tribù: 

“È vergognoso come il nostro paese si presenti ai forum come il COP25 con splendidi discorsi salvo poi dimenticarsi di non avere fatto nulla per il suo popolo, i territori degli indigeni sono stati depredati per anni senza alcuna difesa. In questo momento la mia è semplicemente una voce in un lunghissimo silenzio là dove per anni gli indigeni sono stati discriminati e ignorati. È per questo che la mia voce continuerà a parlare…”

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