Quando si acquista una casa nuova - sia essa una prima casa o una seconda casa - è opportuno considerare i costi che andranno sostenuti non solo nella fase di compravendita, ma anche per il suo mantenimento. 

Tra le voci di costo da contemplare ci sono anche quelle di luce e gas che variano non solo a seconda del gestore, ma soprattutto se si tratta di una casa di residenza o di una seconda casa.

Scopriamo quali sono le differenze sostanziali tra le tariffe luce e gas riservate ai residenti e quelle per i non residenti. 

Differenza tra tariffa e aliquota

Prima di passare alla spiegazione specifica sulle tariffe luce e gas è importante comprendere la differenza tra il concetto di tariffa e quello di aliquota. 

Le aliquote sono una percentuale che viene calcolata sulla base di un imponibile: si tratta quindi di un tributo progressivo che il contribuente deve corrispondere allo Stato secondo un tasso percentuale fisso o variabile. 

Al contrario le tariffe sono un prezzo fisso che deve essere corrisposto da chi usufruisce di un certo servizio.

È evidente quindi come la differenza sostanziale tra i due progetti sia proprio nel concetto di progressività stesso che nel primo caso è fondamentale, mentre nel secondo non è contemplato. 

Tariffa residente vs Tariffa non residente

Una volta chiarito il concetto di tariffa, è opportuno sottolineare come quella per la luce e gas possano variare in maniera spesso cospicua a seconda che la bolletta sia relativa ad un appartamento intestato a chi è residente in una determinata abitazione o meno. 

Tuttavia, entrambi rientrano nella categoria delle utenze domestiche, ossia quelle atte ad alimentare immobili ad uso abitativo (non solo residenziale) attraverso i propri servizi.

La caratteristica della fornitura per l’utente domestico è che avviene attraverso un contatore unico. 

Le utenze domestiche sono oggi quindi suddivise in tariffe per residenti e tariffe per non residenti, che hanno sostituito con la riforma del 2017 quelle che erano chiamate tariffa D2 e tariffa D3. 

Tariffa D2 e Tariffa D3

La tariffa D2 era rivolta a coloro che risiedono nell’immobile considerato per il calcolo della bolletta e in cui vi sia la possibilità di utilizzare al massimo 3 kW.

Erano previste tre soglie di consumo per rispondere alle diverse esigenze di utilizzo della fornitura di luce e gas: se, infatti, un utente tendeva ad utilizzare l’energia solo in poche ore della giornata, rientrava nella prima soglia di consumo per un beneficio in termini di costi.

Inoltre, chi consumava all’anno meno di 1800 kW non doveva pagare imposte supplementari.

Tariffe bollette per i residenti

La tariffa D3 era invece rivolta sia ai residenti che ai non residenti: per i primi, con questa tariffa, le tasse erano ugualmente applicate per ogni scaglione di consumo, mentre cambiavano i prezzi in base all’effettiva necessità di energia (bisogna però avere una potenza contrattuale superiore ai 3 kW per usufruire di tali agevolazioni).

Per quanto riguardava invece i clienti non residenti, essi pagavano la tariffa D3 con ogni tipo di contatore.

Cosa cambia con la riforma 2017

Da Gennaio 2017 non esistono più le tariffe D2 e D3 che sono state sostituite dalla TD, tariffa unica per i servizi di rete: questa si applica per tutti i clienti domestici, senza distinzione tra quelli residenti e non residenti, e sostanzialmente cancellando gli scaglioni di consumi. 

L’eliminazione delle tariffe D2 e D3 è stata particolarmente vantaggiosa per coloro che hanno elevati consumi di energia elettrica; a questo proposito, la D2 era mirata a penalizzare proprio questa categoria.

Al tempo stesso la TD punta a sostenere e promuovere lo sviluppo di nuovi usi efficienti di energia elettrica quali - ad esempio - le pompe di calore. 

A questo punto ci potrebbe chiedere: come mai le tariffe non residenti sono più elevate?

Prima della Riforma 2017 i consumatori delle case in cui non erano residenti corrispondevano quanto previsto dalla D3: al contrario, con l’introduzione della TD i contribuenti delle bollette non residenti vedono un aumento del costo legato alle quote fisse. 

Come risparmiare sulla tariffa non residenti?

A questo punto ci si potrebbe chiedere come poter cercare di risparmiare sui consumi della casa in cui non si è residenti.

A questo proposito è possibile attuare alcuni accorgimenti pratici che consentono di vedere un decisivo cambiamento fin dalle prime bollette: 

  • Ridurre la potenza del contatore: se si tratta di una casa nella quale non si vive regolarmente, ma al contrario di un appartamento nel quale ci si reca solo di rado e in periodi di vacanza, la potenza del contatore può essere ridotta. Per farlo è sufficiente contattare il proprio gestore e concordare la data dell’intervento;
  • Sfruttare le fasce orarie: soprattutto quando ci si trova nella casa in cui non si è residenti, è importante attuare tutti gli accorgimenti per ridurre i consumi. Tra questi è fondamentale ricordare la possibilità di utilizzare gli elettrodomestici - soprattutto quelli programmabili come lavatrice e lavapiatti - durante le ore notturne.
  • Fare richiesta per il Bonus: è uno sconto sul costo della bolletta che viene riconosciuto ad alcune famiglie con specifiche caratteristiche in termini di reddito e di numero di partecipanti che la compongono (massimo 4 persone). 

Passare al mercato libero dell’energia elettrica

La liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica comporta un notevole vantaggio per coloro che desiderano risparmiare in bolletta per quanto riguarda la voce di costo luce e gas. 

In questo modo infatti i singoli contribuenti hanno la possibilità di scegliere quale sia il gestore che propone l’offerta più vantaggiosa in base alle proprie abitudini e necessità.

Si tratta quindi di un’importante occasione per ridurre questa voce di costo dalle spese mensili che crescono spesso in maniera poco prevedibile.

Del resto negli ultimi anni i proprietari di una casa non di residenza si sono trovati a corrispondere un costo annuo aumentato di più di più del 100% annuo, a fronte di consumi bassi o inesistenti.