Una tassa sui rifiuti generalmente e in media meno cara ma che, paradossalmente, è aumentata proprio dove il servizio è più carente e risulta essere ignorata in gran parte dalle istituzioni che figurano nell’elenco dei soggetti morosi, per un danno di alcuni milioni di euro. È questa la situazione generale della TA.RI. la tassa sui rifiuti italiana, un’imposta comunale che ogni anno tocca cittadini, aziende, esercizi e titolari di abitazioni, anche le seconde case sfitte e disabitate.

La tassa sui rifiuti sarebbe diminuita dell’1,4%

Stando ai conti presentati dall’associazione nazionale dei comuni d’Italia, il conto economico della tassa sui rifiuti quest’anno è pesato meno rispetto al 2018, si parla di una diminuzione media dell’1,4%. Un dato che se sostanzialmente sembra essere positivo non corrisponde assolutamente a quello che è la rappresentazione geografica dell’imposta: perché se ci sono alcuni comuni dove la tassa è diminuita, ce ne sono molti di più dove invece per contro è aumentata. La virtù di pochi, insomma, non aiuta le necessità dei molti: tantissimi sono ancora i comuni che faticano a fare la raccolta differenziata e si appoggiano altrove per lo stoccaggio degli inerti con costi che ovviamente aumentano considerevolmente.

In media la tassa costa circa 300€ all’anno a famiglia. La meccanica è quasi ovunque la stessa: le cartelle arrivano all’inizio dell’estate e invitano a pagare in un’unica soluzione o dilazionando in tre-quattro rate. Volendo c’è tempo fino all’inizio dell’anno. Poi si va in mora e scatta la richiesta di pagamento in regime di sanzione con gli interessi di mora.

La mappa delle virtù e dei conti in rosso

Ancora una volta la regione che si conferma la più virtuosa nella raccolta e nel riciclo dei rifiuti è il Trentino Alto Adige, anche per merito delle province autonome di Trento e Bolzano che da anni fanno della questione ambientale uno dei propri cavalli di battaglia e dimostrano di avere davvero educato i propri abitanti a un comportamento responsabile. Oggi, mediamente un abitante del Trentino Alto Adige spende per pagare la TA.RI. circa 190€, una volta e mezzo in meno di quanto si spende in Campania, meno della metà di quanto si spende a Roma per un servizio – oggettivamente – di gran lunga inferiore. Il Comune che ha diminuito in modo sostanziale la Tassa è Potenza, 13,7% in meno rispetto al 2018 e 121€ per i propri residenti.

Il Comune più caro per la gestione dei rifiuti è invece Catania, 504€ a famiglia, un aumento che sfiora il 16% rispetto alle tariffe dello scorso anno: eppure in tutta la piana etnea si sono realizzate diverse piattaforme per la raccolta differenziata che tuttavia sono notevolmente sottoutilizzate rispetto alle aspettative. A Matera l’incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (-16,8%). L’indagine sui costi della TA.RI. è stata presentata dall’Osservatorio prezzi e tariffe della Onlus Cittadinanzattiva sulla base di dati medi che riguardano una famiglia tipo di tre persone residente in una casa di circa 100 metri quadrati.

Quando a non pagare la tassa sui rifiuti sono le istituzioni

A incidere in modo notevole sui costi della tassa che viene condivisa tra tutta la popolazione comunale sono anche i soggetti che decidono di non pagare. A oggi si calcola che la tassa viene rigettata dal 20% dei soggetti: la cosa curiosa è che tra questi ci sono molti soggetti pubblici. A Roma, dove hanno sede tutti i ministeri, paro che siano proprio i dicasteri a non pagare… tra questi il Ministero degli Interni che deve oltre quattro milioni di euro mentre il Ministero dei Trasporti sono state contestate cartelle non pagate per un milione e 800mila euro. In tutto si parla di 60 milioni di euro non riscossi.
Il grande problema è ancora il ritardo di molte aree:“La transizione verso un’economia circolare, prevista dalla strategia 2020, sembra essere ancora lontana – dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – continuiamo a registrare una modalità di calcolo dei costi che non tiene conto dei rifiuti realmente prodotti e quindi non incentiva il cittadino a cambiare i propri comportamenti. Molto marcate sono le differenze territoriali, non solo in termini di costi del servizio, ma anche di qualità: vivere in una città piuttosto che un’altra può voler dire disporre di un servizio gestione rifiuti costoso e insoddisfacente”. 

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