Da sempre le preoccupazioni più grandi che accompagnano qualunque innovazione tecnologica riguardano la perdita di posti di lavoro. I cambiamenti nelle dinamiche di produzione spostano sempre più in alto l’asticella della qualità del lavoro, e riducono l’impiego meno qualificato. Ma si tratta di una trasformazione, più che di una contrazione della mano d’opera: ecco perché si parla di transizione energetica.

E non sfugge alla regola neppure la transizione energetica, il passaggio dai combustibili fossili a nuove fonti energetiche. Lo dimostra uno studio realizzato dalla Fondazione Ambrosetti in collaborazione con Enel e presentato nei giorni scorsi al Parlamento Europeo. “Just E-volution” fa di più: spiega come il passaggio a nuove fonti energetiche, con conseguenti innovazioni nello stile di vita, possano portare già nei prossimi dieci anni un incremento della produzione, il cui valore è stimato di 145 miliardi di euro in tutta l’Unione, e in 1,4 milioni di nuovi occupati in Europa.

La transizione energetica e gli obiettivi di Cop21

Grandi cambiamenti e transizione energetica sono in corso e secondo gli obiettivi fissati dalla COP21 a Parigi gli stati aderenti all’organizzazione delle Nazioni Unite devono attuare politiche e misure in grado di mantenere il riscaldamento globale  sotto i 2 gradi Celsius rispetto ai livelli pre-industriali, con un incremento massimo di 1,5°C.

A livello europeo gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030 impongono una riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, una quota del 32% di fonti rinnovabili di energia nei consumi finali e un miglioramento del 32,5% nell’efficienza energetica. Al di là degli obiettivi europei e nazionali si stanno instaurando nuovi stili di vita, con effetti rilevanti anche di tipo economico. Gli evidenti effetti negativi delle economie non decarbonizzate e non sostenibili stanno facendo aumentare la preoccupazione tra i cittadini, portandoli ad adottare comportamenti sempre più sostenibili. Le generazioni più giovani sono le più consapevoli dell’urgenza della transizione energetica. Sta cambiando il modo in cui l’energia viene generata, trasportata e consumata, rendendola più connessa, intelligente, efficiente, resiliente e sostenibile.

Lo studio sulla transizione energetica

Lo studio dimostra che le aziende mediamente sostenibili presentano una produttività maggiore del +7,9% rispetto a quelle non sostenibili, percentuale che sale al +10,2% se si considerano le aziende “molto sostenibili”. Gli investimenti green sono in costante crescita a livello globale, con alcuni Stati che presentano crescite più importanti di altre, creando un contesto favorevole anche per l’economia a zero-carbon.

Secondo lo studio Enel – Ambrosetti, i valori della produzione e i dati occupazionali delle tecnologie elettriche, termiche e neutrali al 2030 sono stati calcolati in base all’andamento della domanda finale di energia in tre scenari differenti, presupponendo una crescita differenziata per le tecnologie elettriche con un algoritmo specifico per alcuni gruppi di tecnologie che guidano la transizione, come pannelli solari, pompe di calore, motori elettrici, sistemi di accumulo di elettricità – batterie, lampade a LED, power electronics, turbine eoliche.

Transizione energetica, aumenta la produttività

Al 2030 in tutte le economie in esame il valore della produzione delle tecnologie elettriche vedrà un aumento. In Unione Europea da +118 miliardi a +199 miliardi di Euro tra il 2017 e il 2030. In Italia da +11 miliardi a +25 miliardi di Euro, in Spagna da +7 miliardi a +12 miliardi di Euro.

Gli effetti netti finali sul valore della produzione nel 2030 per l’intera Unione Europea variano tra +113 miliardi di Euro e +145 miliardi di Euro. Si stima che in Italia gli effetti netti della transizione energetica sul valore della produzione andranno da +14 miliardi a +23 miliardi di Euro. Nell’Unione Europea la transizione energetica genera un impatto netto finale compreso tra +997.000 e +1,4 milioni di posti di lavoro al 2030. Nei tre scenari considerati, in Italia, nel 2030 l’occupazione registra un aumento netto compreso tra oltre +98.000 e +173.000 posti di lavoro, mentre in Spagna l’effetto varia tra +73.000 e +97.000 posti di lavoro e in Romania tra +30.000 e oltre +52.000.


Nello studio presentato al Parlamento Europeo vengono stimati anche gli effetti della transizione energetica sui costi legati all’inquinamento dell’aria in Ue: si possono impegnare circa 3 miliardi di euro entro il 2030.

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