È arrivata, è scomparsa, è tornata e ora è stata posticipata: ma tutto lascia pensare che la plastic tax entrerà in vigore prima della fine della primavera. Il secondo governo Conte aveva anticipato la sua volontà di istituire questa tassa già in estate quando si era cominciato a discutere di quelli che sarebbero stati gli elementi di novità della nuova legge finanziaria. La plastic tax andrebbe a colpire le aziende che spediscono e confezionano facendo un massiccio uso di involucri e packaging in plastica, prevalentemente PVC e PET. Le proteste si sono alzate soprattutto dalle aziende del packaging professionale e da quelle alimentari. Il governo ha semplicemente deciso di rinviare di alcuni mesi sia questa tassa che la cosiddetta sugar tax, su bevande dolci e gassate.

La plastica, nemica dell’ambiente, diventa tassabile

Ora però si registra anche la presa di posizione di numerosi gruppi ambientalisti che chiedono non solo l’immediata entrata in vigore della plastic tax ma anche un giro di vite ancora più stretto sui vincoli.

La plastic tax è di fatto un’imposta sulla plastica monouso non riciclabile: rappresenta un inizio, un punto di partenza di fronte al massiccio uso di plastica che viene fatto nel nostro paese. Alcune aziende hanno interpretato addirittura in anticipo questo provvedimento rinunciando, soprattutto nel campo della ristorazione, agli strumenti monouso: piatti, posate, bicchieri, cannucce e tappi.

Una tassa sulla plastica più severa e da reinvestire in ecocompatibilità

Tra le associazioni ambientaliste che hanno chiesto una plastic tax ancora più severa c’è EcoLobby, una delle prime a sottolineare quanto l’iniziativa del governo fosse lodevole ma assolutamente limitata. Tra i punti contestati a Luigi Conte il fatto che la tassa sia comunque un modo come un altro per portare soldi alle casse dell’erario indipendentemente dai risultati che si riusciranno a ottenere da un punto di vista ambientale. Molti chiedevano che i proventi di questa tassa venissero reinvestiti dal governo in iniziative di carattere ecocompatibile ma non accadrà nulla di questo a fronte di associazioni che chiedevano più che la tassa investimenti tesi a premiare il comportamento virtuoso di cittadini e aziende.

Gli ambientalisti pressano il governo

Il pressing da parte delle lobby ambientaliste è partito immediatamente dopo l’approvazione della finanziaria con la decisione di scatenare un “mail bombing”, ovvero una tempesta via mail con la quale colpire la segreteria della presidenza del consiglio, il ministero dell’ambiente, deputati, senatori, commissioni e tutti i politici coinvolti nella firma del provvedimento per la plastic tax. Difficilmente il governo cambierà idea ma sarà interessante capire, a fronte di un’ennesima tassa piuttosto incisiva, come cambierà il piano industriale di aziende che fino a questo momento avevano scelto il packaging in plastica perché di gran lunga più economico.

La plastica viene comunque vista, anche per via delle immagini molto aggressive che vengono proposte dai notiziari in cui si vedono gigantesche isole di plastica galleggianti in pieno oceano, non solo dagli ambientalisti ma anche da gran parte dell’opinione pubblica che si sta facendo coinvolgere in un’etica sempre più ampia del riutilizzo. Dalle borracce per l’acqua, evitando così l’acquisto di bottiglie in PET, alla ‘ricarica’ di contenitori per i detersivi, alla scelta di detersivi ecologici in polvere, si cerca sempre di più evitare l’inutile distribuzione di plastica monouso nell’ambiente. Molto dovrà poi essere raggiunto attraverso la raccolta differenziata o la scelta da parte dei legislatori di rendere sempre più costosa e sempre meno conveniente l’utilizzo di plastica per la distribuzione e il trasporto.

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