Alcune settimane fa sono stati resi noti i dati che riguardano la TARI, la tassa municipale sui rifiuti, che deve essere versata da ogni contribuente alla propria amministrazione comunale. Ci sono comuni che negli anni sono riusciti a investire molto sulla raccolta differenziate e che con il tempo sono non solo riusciti ad aumentare la propria percentuale di riciclabile ma hanno anche ritoccato le tariffe portando a un consistente risparmio i propri contribuenti. Catania, tra tutte, è la città italiana più cara in assoluto con una cedola da 504 euro.

Catania, all’appelo mancano due isole ecologiche

Come spesso accade a un’aliquota alta non corrisponde un servizio altrettanto adeguato. A Catania per esempio ormai da molti anni viene denunciata la presenza di una piattaforma per la raccolta differenziata in totale abbandono.

Questa doveva essere la terza di quattro piattaforme da implementare entro il 2020: le altre due, regolarmente in funzione, si trovano a Picanello e a San Giovanni Galermo. La quarta non venne mai realizzata perché l’amministrazione comunale ritenne che le tre piattaforme già in funzione sarebbero state più che sufficienti. In realtà come la quarta anche la terza piattaforma non è mai entrata in funzione. Costo complessivo 700mila euro: doveva essere inaugurata nel 2005, la sua apertura fu prima rinviata e poi sospesa per un mancato adeguamento anche se tutto di fatto era già pronto. In definitiva la piattaforma di via Generale Ameglio è un’incompiuta di grande imbarazzo.

Una struttura da 700mila euro abbandonata e vandalizzata

L’isola ecologica di via Generale Ameglio non è certo l’unica incompiuta di Catania, ce ne sono altre che sono costate molto più di 700mila euro: ma spicca il contrasto tra la disperata, e più volte sollecitata necessità da parte dei cittadini etnei di un’altra isola ecologica e l’inadeguatezza delle due esistenti per una città abbondantemente oltre i 300mila abitanti e con un via vai metropolitano di non meno di 800mila persone considerando la provincia (oltre un milione) e l’indotto delle aziende e dell’aeroporto.

Da quando l’isola è stata messa a bilancio e realizzata si sono alternate diverse amministrazioni alla guida della città ma nessuna di queste è riuscita a superare gli aspetti burocratici e la piattaforma di via Generale Ameglio è rimasta com’era. Anzi, per la verità è stata cannibalizzata dai vandali che hanno asportato tutto quanto poteva essere portato via. Adesso ci vorrebbero altri soldi e parecchio tempo per rimetterla in condizione di essere operativa. Ora di fatto è diventata una discarica abusiva.

Un’isola ecologica necessaria che continua a costare tanto

È abituale il via vai di persone che, soprattutto di notte, si ferma a lasciare nell’area che resta di competenza del comune e della municipale che si occupa di rifiuti e ambiente, qualsiasi genere di rifiuto ingombrante. Gli uffici sono stati letteralmente demoliti, le connessioni in rame sono sparite quasi immediatamente così come sono stati demoliti l’ingresso e il cancello.

Proprio questo oggi consente a chiunque di sfruttarla in modo ancora più improprio. Il quartiere dal canto suo non è facilissimo, soprattutto di notte con un notevole traffico di piccolo spaccio e prostituzione. Nel frattempo ci sono state alcune proteste da parte di abitanti della zona, anche una raccolta di firme che risale a qualche anno fa e diverse prese di coscienza da parte di consiglieri comunali che a rotazione hanno promesso di prendersi carico della ristrutturazione e riapertura della struttura.

Ma fino a questo momento sono state promesse a vuoto. Resta il paradosso di una città che ha spesso per niente 700mila euro e in quindici anni anziché inaugurare una struttura già pronta e necessaria ha finito per perderla facendone pagare il costo con la TARI ai suoi cittadini.

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