Il settore è in continua evoluzione e c’è da scommettere che parametri validi oggi, domani possano essere considerati superati. Parliamo dei livelli di sostenibilità delle emissioni di gas serra e i carburanti sono i principali responsabili del rilascio in atmosfera di particelle dannose per l’ambiente. Da anni mancavano parametri di certificazione per i biocarburanti e questo vuoto normativo è ora colmato da un decreto interministeriale, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, emesso dai ministri dello Sviluppo Economico, dell’Agricoltura e dell’Ambiente. 

Con questo provvedimento, che dovrà essere convertito in legge entro 90 giorni dalla pubblicazione per essere efficace, viene abrogata la normativa precedente, che risaliva a un altro decreto del 23 gennaio 2012. 

La certificazione di sostenibilità dei biocarburanti a dieci anni dalla prima direttiva europea

Il nuovo atto governativo istituisce un sistema per la certificazione della sostenibilità dei biocarburanti e dei bioliquidi. In realtà il governo italiano ha recepito una direttiva europea che risale a 10 anni fa, al 2009 per la precisione. 

Ma da oggi in Italia, come in altri paesi dell’Unione Europea, tutta la filiera dei biocarburanti dovrà dotarsi di una certificazione riconosciuta per garantire il livello di sostenibilità dei prodotti in quanto a emissioni. Una novità non di poco conto, considerato che la misurazione delle emissioni consente l’accesso a una serie di benefici e sgravi fiscali oltre ai regimi incentivanti. 

Per ottenere la certificazione prevista nel decreto interministeriale, occorrerà rivolgersi a sistemi nazionali o privati, purché siano approvati in sede di Commissione Europea. È la stessa normativa a definire il sistema nazionale di certificazione, gli oneri a carico dei produttori di biocarburanti e bioliquidi e a carico degli enti certificatori. 

Vengono anche definiti criteri di trasparenza del sistema, come la pubblicazione dei registri ai quali gli operatori sono tenuti a iscriversi e la modulistica per certificare la sostenibilità dei prodotti. Sempre nello stesso decreto sono stabiliti degli obblighi previsti per la certificazione di biocarburanti cosiddetti “avanzati” e per il biometano impiegato nei trasporti: per questi l’adesione al sistema di certificazione nazionale è obbligatoria. La direttiva europea di riferimento, la RED, fissa degli standard di sostenibilità per biocarburanti e bioliquidi, molto rigidi, in particolare per quanto riguarda le emissioni di GHG, i gas serra. 

I livelli di sostenibilità che i biocarburanti devono rispettare

Secondo quanto stabilito dall’Ue, e recepito dal decreto interministeriale appena approvato, un biocarburante o bioliquido non dovrà mai superare la soglia del 35% di emissioni GHG. Essendo cominciato in Europa più di dieci anni fa il dibattito sui livelli di emissione, alcuni Paesi si sono già attrezzati per i sistemi di certificazione, con la formulazione di protocolli, tabelle, sistemi e procedure di valutazione. 

L’Italia arriva con dieci anni di ritardo, ma nel frattempo il settore delle biomasse è cresciuto, conquistando settori come i trasporti urbani e i mezzi agricoli. 

Si calcola che il valore del commercio di biocarburanti in Italia si aggiri intorno ai due miliardi di euro l’anno, perché non solo si consumano biocarburanti, ma se nel producono anche tanti e di ottima qualità. In questo momento la grande sfida è integrare il biofuel con i carburanti tradizionali. C’è anche l’aspetto degli incentivi ad alimentare la produzione di biocarburanti e bioliquidi. 

Con il nuovo decreto i carburanti ottenuti da trasformazioni biologiche l’accesso agli incentivi di tipo fiscale e a contributi per gli investimenti sarà condizionato dal rigoroso rispetto dei parametri relativi ai livelli di emissioni. 

In questo senso la certificazione imposta assume un valore fondamentale, ma non certamente un ostacolo alla produzione e alla diffusione di carburanti meno impattanti sull’ambiente. 

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