Il problema dell’inquinamento sta acquisendo sempre più interesse da parte di diversi settori; infatti, negli ultimi anni, anche gli economisti si sono resi conto di come sia necessario trovare modi per porre un freno a questo grave problema che già da alcuni anni sta minacciando il benessere del Pianeta.

Molti esperti del settore economico e ambientale quindi hanno pensato di rilanciare la carbon tax, ossia la tassa sulle emissioni di CO2. 

La proposta quindi non arriva solo da settori ambientalisti radicali, ma proprio dagli economisti che, con calcoli scientifici, da numeri e da analisi economiche hanno voluto sottolineare l’urgenza di intervenire tempestivamente per risolvere la situazione.

L’idea è espressamente dichiarata nell’ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale interamente riservato alle proposte fiscali per cambiare il trend economico e imprimergli una svolta più ecologica. 

Tassa sulla CO2: i pro e i contro

Da alcuni anni si parla quindi di carbon tax, ma mentre inizialmente scienziati e economisti avevano proposto di partire da una bassa tassazione per aumentarla poi con il tempo, ora invece spingono per invertire il percorso: come spiega uno studio della National Academy of Science, istituzione statunitense, la soluzione migliore sarebbe quella di partire da una tassa molto costosa (100$ o 200$ per ogni tonnellata di CO2 prodotta) per poi abbassarla nei secoli a venire.

La pesante tassazione dovrebbe far desistere i consumatori e le imprese dall’utilizzo di energie basate sulla CO2, per rivolgersi a soluzioni più green. In questo modo si potrebbero portare a termine i piani imposti dal trattato di Parigi e in particolare l’obiettivo di abbassare di 2 gradi la temperatura globale entro il 2030.

Come spiegano infatti gli economisti, ritardare ancora di qualche anno l’introduzione della carbon tax porterebbe a conseguenze irreparabili.

È molto urgente quindi l’appello ai governi dei Paesi affinché non si perda altro tempo prezioso; le spese per riparare ai danni causati da un tardivo intervento saranno molto più elevati rispetto a quelle effettuate per intervenire preventivamente.  

Una delle inevitabili conseguenze della tassa però è quella di condurre ad un aumento dei costi medi dell’energia.

Si è infatti calcolato che in Italia, ad esempio, con una tassa di 75$ per tonnellata di CO2 il prezzo del gas naturale aumenterebbe del 50%, quello dell’elettricità del 18% e la benzina del 9%.

Ma lo scopo della carbon tax è proprio questo: convincere gli utenti a utilizzare fonti di energia più sostenibile.

Come attuare la carbon tax nel modo più efficiente?

La carbon tax deve quindi interessare imprese e consumatori; ma come si può imporre un ulteriore tassa così elevata a persone che non potranno permettersi di pagarla?

Il Fondo monetario internazionale nel suo rapporto ha tentato di trovare alcune soluzioni plausibili per evitare che la tassa possa gravare più del dovuto su particolari fasce della popolazione o su alcuni tipi di imprese.

Una soluzione molto efficace ad esempio può essere quella di reinvestire le entrate derivate dalla carbon tax in aiuti economici per alleviare le spese alle persone più colpite oppure utilizzarle per attuare campagne a sostegno dell’impiego di fonti di energia rinnovabile, o ancora in incentivi ad adottare in generale soluzioni più green nelle case e nelle città. 

Ciò che rimane certo è il fatto che c’è bisogno di un intervento tempestivo per ridurre i consumi di CO2: alcuni Paesi, come Messico, Canada e Svizzera, hanno già tentato di applicare una tassa sulle emissioni di anidride carbonica, ma essa rimane ancora troppo bassa e, di conseguenza, del tutto inefficace.

Infine, il fatto che lascia maggiormente stupiti è che i due Paesi campioni di emissioni di CO2, ossia Stati Uniti e Cina, non abbiano ancora introdotto una carbon tax.

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