L’acqua rappresenta una delle risorse indispensabili non solo per la sopravvivenza dell’uomo, ma per tutti gli esseri viventi. Fin da piccoli si impara quanto sia importante utilizzare l’acqua in maniera razionale e con parsimonia, evitando il più possibile qualsiasi spreco…soprattutto se abiti in un paese come il Cile, in cui è più preziosa dell’oro

L’Italia, rispetto a molti altri Paesi, viene etichettata come “sprecona”: la quota di acqua potabile sprecata ogni giorno è molto elevata e il consumo medio di acqua per abitante in Italia è di circa 220 litri al giorno.

Dietro ogni litro di acqua che consumiamo c’è un lungo processo. Inizialmente l’acqua prelevata subisce un trattamento di potabilizzazione, viene poi immessa nelle reti di distribuzione, utilizzata dagli utenti e infine le acque reflue vengono convogliate negli impianti di depurazione per abbattere gli inquinanti prima di essere definitivamente scaricate. 

Per combattere lo spreco di acqua, però, non è sufficiente modificare le proprie abitudini quotidiane. È necessario che anche le grandi aziende facciano del loro meglio per garantire il rispetto di una delle risorse naturali più importanti.

Proprio per questo motivo, in Cile le comunità indigene del deserto di Atacama hanno deciso di denunciare la SQM, la Società Chimica e Mineraria per l’elevato consumo idrico, definito sconsiderato.

Il tribunale per l’Ambiente della città cilena di Antofagasta ha accolto l’esposto, ma la decisione del giudice rischia di mettere in serio pericolo il piano di 400 milioni di dollari volto ad espandere l’impianto di produzione della società.

Lotta allo spreco di acqua

La denuncia da parte delle comunità native era principalmente dovuta a quello che è stato ritenuto un uso sconsiderato delle risorse idriche da parte di SQM. L’acqua, infatti, è diventata il punto chiave per i piani di espansione del gigante del litio e del suo primario concorrente, Albemarle, operanti entrambi nelle saline dell’Atacama, il deserto più arido del mondo che offre più di un 1/3 della fornitura globale di litio.

Il litio è l’ingrediente chiave per l’alimentazione dei veicoli elettrici; l’aumento della domanda di litio ha sollevato dubbi sul fatto che l’arido deserto settentrionale del Cile potesse sostenere i livelli attuali (e futuri) della produzione del metallo, soprattutto sommando alla richiesta di litio le esigenze delle vicine miniere di rame, industria in forte espansione.

Il tribunale per l’Ambiente della città cilena di Antofagasta ha accolto la denuncia presentata dalle comunità indigene del deserto di Atacama contro la SQM, ma la decisione del giudice rischia di sconvolgere il piano da 400 milioni di dollari del secondo produttore mondiale di litio, volto ad espandere l’impianto di produzione e rispondere così alla sempre più crescente domanda del metallo ultraleggero.

Il tribunale in Cile ha stabilito che il piano di conformità presentato da SQM, in risposta a un’indagine da parte dell’autorità di regolamentazione ambientale cilena, era del tutto “insufficiente”. Il piano prevedeva un nuovo sistema online per monitorare i tassi di estrazione della salamoia e la chiusura di uno dei pozzi di acqua dolce. 

Tuttavia, il giudice ha preferito agire seguendo il “principio di precauzione” e tenendo conto della “particolare fragilità” dell’ecosistema di Atacama e di un “alto livello di incertezza scientifica” sul comportamento della sua falda acquifera. Secondo il tribunale, dunque, SQM non avrebbe alcun modo di dimostrare che le misure presenti nel suo piano di conformità siano davvero in grado di “contenere e ridurre, se non eliminare, gli effetti negativi generati dalla presenza della società”.

Denunce comunità indigene in Cile e non solo

Non è la prima volta che le comunità indigene decidono di far sentire la propria voce e di reagire ai soprusi delle grandi aziende o società operanti sul loro territorio, che agiscono soprattutto in vista di un miglior profitto e guadagno.

Per esempio, nel 2014, in Perù, le comunità indigene hanno denunciato la contaminazione dell’Amazzonia, presentando ricorso contro le attività di esplorazione petrolifera della compagnia canadese Pacific Rubiales e la francese Maurel Et Prom.

Nell’aprile 2019, invece, in Argentina le comunità indigene nel bacino di Salinas Grandes e Laguna Guayatayoc hanno denunciato l’avanzamento delle attività di estrazione del litio e la violazione dei loro diritti sanciti dalla Costituzione, Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene.

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