I grandi ghiacciai destinati a sciogliersi e riserve di acqua sempre più povere, assieme a paesaggi che cambieranno radicalmente: è questo uno degli aspetti più preoccupanti del riscaldamento globale, che gli scienziati ritengono anche il più urgente da considerare. 

Eppure, stando a un recente studio di un gruppo di studenti di ghiacciai dell’ETH di Zurigo e dell’Istituto federale svizzero per la ricerca sulle foreste, la neve e il paesaggio WSL, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature”, le dirette conseguenze del riscaldamento globale sui ghiacciai non sono il male assoluto, anzi. 

Energia idroelettrica dagli effetti del riscaldamento globale 

È possibile infatti che il maggior apporto di acqua dolce ai grandi sistemi fluviali possa essere riconvertito in energia, con risultati anche interessanti, in un momento in cui la ricerca di fonti alternative a bassa emissione di CO2 è diventata un imperativo inderogabile. 

È noto, infatti, che i grandi ghiacciai rappresentano il serbatoio naturale dei sistemi fluviali e sopperiscono al prosciugamento che si registra nei mesi più caldi e di siccità. Il riscaldamento globale sta progressivamente dilatando i tempi di maggior apporto di acqua piovana e sta riducendo le riserve generate dai ghiacciai. 

Le ricadute su agricoltura, disponibilità di acqua e produzione energetica sono facilmente immaginabili. La riduzione di disponibilità di ghiacci ha indotto un gruppo di glaciologi dell’ETH di Zurigo e dell’Istituto federale svizzero per la ricerca sulle foreste, la neve e il paesaggio WSL ad analizzare il rapporto tra stoccaggio di acqua e produzione di energia idroelettrica soprattutto nelle aree che nei prossimi cento anni perderanno i loro ghiacciai. 

Gli studiosi hanno preso in esame circa 185mila ghiacciai stimando in 875 chilometri cubi il quantitativo possibile di stoccaggio, in grado di produrre energia idroelettrica per un massimo di 1350 terawatt/ora in un anno. Si tratta di calcoli teorici, ma i numeri ricavati dallo studio pubblicato su “Nature” corrispondono a un terzo di quanta energia idroelettrica viene attualmente prodotto in tutto il pianeta. 

Nello studio si precisa anche che soltanto una parte di quei 1350 terawatt/ora è realisticamente ricavabile. Per arrivare a una stima più realistica, i ricercatori hanno condotto una valutazione di idoneità iniziale per tutti i siti. Hanno identificato circa il 40 percento del potenziale totale teorico come “potenzialmente” idoneo, pari a un volume di stoccaggio di 355 km 3 e un potenziale idroelettrico di 533 terawatt/ora all’anno. 

Quest’ultimo corrisponde a circa il 13 % dell’attuale produzione di energia idroelettrica in tutto il mondo, ovvero a nove volte la domanda annuale di elettricità della Svizzera. Anche questo volume di stoccaggio, potenzialmente realistico, sarebbe sufficiente per immagazzinare circa la metà del deflusso annuale dai bacini ghiacciati studiati. 

Ed entro il 2050, in uno scenario climatico che mantenga un certo equilibrio, circa i tre quarti del potenziale di stoccaggio potrebbero diventare privi di ghiaccio entro il 2050. 

Energia idroelettrica dai ghiacciai sciolti, quali conseguenze

Uno degli aspetti più evidenti dello studio riguarda gli impatti locali, che dovrebbero essere analizzati singolarmente, ma in linea generale i risultati indicano che i bacini frutto dello scioglimento dei ghiacciai potrebbero contribuire in modo significativo all’approvvigionamento energetico nazionale e allo stoccaggio di acqua in numerosi paesi, in particolare nell’Alta montagna asiatica.
Tra i paesi con i maggiori potenziali vi sono il Tagikistan, dove il potenziale idroelettrico calcolato potrebbe rappresentare fino all’80% del consumo attuale di elettricità, il Cile (40%) e il Pakistan (35%). 

In Canada, Islanda, Bolivia e Norvegia, il potenziale equivale al 10-25% del loro attuale consumo di elettricità. Per la Svizzera, lo studio mostra un potenziale del 10%.
Nel frattempo, l’Ufficio federale dell’energia ha recentemente rivisto al ribasso il potenziale di espansione dell’energia idroelettrica svizzera. Una scelta dovuta essenzialmente alle stime riviste per l’impatto delle normative più rigorose sui flussi ambientali e perché il potenziale dell’energia idroelettrica su piccola scala è ora considerato inferiore a quello del 2012. 

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