Come si calcola la potenza contrattuale

Conoscere la potenza contrattuale è molto importante, soprattutto per chi ha deciso di traslocare in una nuova abitazione e vorrebbe conoscere una stima su quale potenza del contatore sia necessaria. Si ricorda che, in genere, le utenze domestiche composte da una famiglia normale necessitano di un contatore standard con potenza impegnata fino a 3 kW e una potenza disponibile da 3,3 kW. Quest’ultima viene maggiorata del 10 per cento rispetto alla potenza impegnata, da qui il valore di 3,3 kW. A seguire un breve approfondimento su come si calcola la potenza contrattuale.

Gli scaglioni di potenza dopo la riforma elettrica

L’ultima riforma della tariffa elettrica ha eliminato la progressività per la spesa relativa al trasporto dell’energia elettrica e per gli oneri di sistema. Inoltre, ha aumentato il numero di scaglioni di potenza del contatore fra cui scegliere, in modo da personalizzare maggiormente la scelta della potenza del contatore. Prima della riforma infatti, le utenze domestiche potevano scegliere tra 1,5 kW, 3 kW, 4,5 kW e 6 kW. Oggi invece esistono anche gli intervalli intermedi pari a 0,5 kW. Ciò significa che è possibile richiedere un contatore con potenza impegnata da 3,5 o 4,0 kW, a seconda delle proprie esigenze.

Esempi di potenza contrattuale

Una potenza contrattuale da 1,5 kW è sufficiente per una piccola casa di campagna dove l’energia viene utilizzata esclusivamente per l’illuminazione e un eventuale frigorifero. Il contatore con potenza impegnata da 3 kW è quello comune alla maggior parte delle abitazioni, mentre il contatore da 4,5 kW viene impiegato da famiglie che oltre agli elettrodomestici di base hanno anche un condizionatore e uno scaldabagno elettrico.