In un clima di grande preoccupazione generale per le sorti del pianeta e per i costi sociali e ambientali, non solo economici, dell’approvvigionamento energetico, è giusto porre particolare accento anche sulle notizie positive che, in un clima abbastanza pessimistico, finiscono per correre il rischio di restare sottotraccia. L’Eurostat, l’istituto europeo di statistica, attribuisce per il secondo anno consecutivo al nostro paese una nota di merito sul fronte della produzione di energia elettrica generata da fonti rinnovabili. La quota che l’Unione Europea aveva richiesto per il momento è raggiunta e ci sono ancora margini di miglioramento. 

Energia elettrica da fonti rinnovabili in crescita

Si tratta di un dato Eurostat assolutamente stabile rispetto a quelli del 2016 e del 2017. In un’Unione Europea che aumenta la sua produzione di energia da fonti rinnovabili anno dopo anno, ma all’interno della quale il divario tra alcuni paesi e quelli più industrializzati come il nostro, o la Germania è enorme, l’Italia si conferma un paese sostanzialmente virtuoso. E questo è già molto.

La scommessa dell’Europa, macro-realtà che da sempre consuma troppo e spreca ancora di più è doppia: da una parte si tratta di produrre più energia in modo meno impattante e dall’altra si tratta anche di fare economia e dunque di consumare sempre meno. Un processo non facile e che dipende molto anche da quello che si utilizza, dalle tecnologie e dagli sprechi della rete ma al quale chiunque può dare il suo contributo.

I dati del 2018: l’Austria è il paese più “verde”

I dati più aggiornati a livello continentale dell’Eurostat si riferiscono al 2018: l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili ha fornito poco meno di un terzo (32%) dell’elettricità consumata, una percentuale sostanzialmente in crescita rispetto al 2017… si parla di un 1% in più.

Ma i dati preventivi del 2019 parlano di un ulteriore incremento. Al momento il contributo delle rinnovabili in Europa è spalmato in modo abbastanza uniforme tra eolico (36%) e idroelettrico (32%) con un 12% di contributo dell’energia solare e un 20% circa di alimentazione derivata dalle biomasse. Il margine di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda il settore del solare c’è ed è evidente.

L’Italia è in media perfetta rispetto alle previsioni

All’interno del bilancio globale europeo l’Italia non se la cava poi così male: il nostro paese è in perfetta linea con le aspettative europee e con quella che è la media continentale. Il 2018 si chiude con un 34% di energia prodotta da fonti rinnovabili, una quota in crescita. Ma basta andare poco al di là dei nostri confini per scoprire esempi notevolmente virtuosi: come quello dell’Austria per esempio che nel 2018 ha sfiorato il tetto del 75% e che è in questo momento il paese con l’energia più verde in assoluto. 

Vienna incassa un percorso iniziato molti anni fa e legato soprattutto al settore idroelettrico che vengono alimentati dai bacini naturali alpini che in tutto il territorio austriaco sono ricchi e molto curati. Investimenti che hanno indubbiamente portato un contributo importante.

Alle spalle dell’Austria ci sono Svezia (66%), anch’essa molto evoluta nel settore idroelettrico, Danimarca (62%), Lettonia (53%) e il Portogallo con un sorprendente 52% che è notevolmente cresciuto nel corso degli ultimi anni, sta a poco a poco rientrando dei considerevoli investimenti nel settore dell’eolico. 

I paesi ancora in negativo

Fin qui le buone notizie: ma, come spesso accade, la forbice tra i bilanci attivi e quelli passivi è davvero molto ampia. Al 73% austriaco si contrappone le pessime quote di Ungheria e Malta (entrambe l’8%) ma anche di Cipro e Lussemburgo (il 9%). Stati che fino a questo punto hanno peccato di un certo immobilismo e che sono stati esortati da Bruxelles a una maggiore intraprendenza e a sostenere il settore privato che vuole investire risorse nella produzione di energia verde. 

Gli obiettivi Eurostat del 2020 per l’Italia sono sostanzialmente già raggiunti: in questo senso siamo in anticipo di due anni rispetto a quanto era stato fissato dall’Unione Europea. Paradossalmente molto dietro di noi ci sono paesi considerati evoluti nel settore delle rinnovabili, come l’Olanda o paesi molto concorrenziali sotto l’aspetto industriale come la Francia che è ancora legata alla produzione dipendente dal nucleare. 

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