Gli accordi ambientali sono largamente violati dagli stati del G20. È questo quanto si legge dai comunicati che riceviamo a proposito della situazione ambientale. Un dato altamente preoccupante.

G20: il mancato rispetto degli accordi

Nessuno dei paesi del G20, inclusa l’Italia, è in linea con gli obiettivi indicati dall’accordo di Parigi sul clima del 2015. Uno degli obiettivi chiave dell’accordo era quello di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale.

Questi sono i dati che emergono dal Brown to Green, ovvero uno studio pubblicato da Climate Transparency anche in vista del Cop 25 di Madrid, che si terrà nella capitale spagnola nel mwse di dicembre 2019. Il report va ad analizzare 80 indicatori differenti e lo fa con il sostegno di 14 organizzazioni di ricerca. Il report ha analizzato i progressi che gli Stati hanno fatto in materia di clima, energia e finanza sostenibile sottolineando come, nel 2018, le emissioni dei paesi G20 siano addirittura aumentate in tutti i settori (+1,85%), soprattutto quello edile.

Questo significa che gli obiettivi del 2030 svaniscono pian piano all’orizzonte senza la messa in atto di nuovi interventi per una maggiore ambizione nell’ambito climatico. La maglia nera all’Australia, ma anche gli altri Stati non hanno fatto di meglio in tema climatico. Un dato altamente preoccupante alla luce dell’attuale situazione climatica del pianeta. Sul punto “nei paesi del G20 circa 16mila persone sono morte ogni anno fra il 1998 e il 2017 come risultato di eventi climatici estremi” sottolinea il rapporto, e presenta il salato conto da pagare pari a 142 miliardi di dollari.

La prima sfida è la riduzione del surriscaldamento globale, se si considera che i 20 paesi sono responsabili di circa l’80 per cento delle emissioni globali di gas serra. L’obiettivo era quello di arrivare al 2050 con un impatto zero da parte di questi Stati, obiettivo che è impossibile alla luce dell’attuale situazione.

La situazione italiana sull’inquinamento

Per quanto concerne la situazione dell’Italia, il rapporto spiega che se le emissioni di gas serra pro capite nel 2016 erano inferiori alla media G20, quelle legati ai trasporti e all’edilizia del 2018 la superavano. Nel dettaglio, nel 2016 l’Italia si attestava a 6,8 tonnellate, lievemente sotto la media del G20 (7,5) e quella dell’Ue (7,9) con un trend in discesa dal 2011 (- 16 per cento). Nel 2018 le emissioni pro capite dei trasporti hanno raggiunto 1,67 tonnellate di CO2, e quelle del settore edilizio arrivano alle 1,8 tonnellate.

Il maggior problema viene rappresentato dai combustibili fossili: l’Italia ha ricevuto 11,6 miliardi di sussidi di cui il 98 per cento è stato destinato al consumo e il 2 per cento alla produzione. Sul fronte delle energie rinnovabili si fermano al 40 per cento. Si consiglia al Paese di adottare la carbon tax e di arrivare al 2025 con un tasso altamente ridotto di produzione di questi pericolosi materiali, che andrebbero a compromettere la salute ambientale del nostro Paese e del Pianeta terra in generale.

Secondo il report sarebbe anche necessario lo sviluppo di piani ecologici nazionali per la creazione degli edifici e di “nuove foreste” come fondo green e rispettare il limite di 1,5 gradi centigradi. Infatti, il clima, che dal 2001 al 2018 l’Italia ha visto una diminuzione di 299 chilometri quadrati di boschi. Inoltre, è da segnalare un dato positivo sul fronte rifiuti. A Pozzuoli con sede a Pozzuoli, in provincia di Napoli, è nata una realtà operativa nel settore del recupero rottami metallici e nella raccolta di scarti non ferrosi, e si occupa altresì del commercio di rottami metallici e materiali ferrosi e non, potendo vantare una lunga esperienza nel settore. Un settore importante volto a diminuire ed evitare sprechi e commercio illegale dei rifiuti.

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