Saranno i settori di edifici e trasporti i primi ad essere interessati dalla Carbon Tax, l’ultima legge approvata e inserita nella legislazione tedesca. Il provvedimento, inserito nel Piano per l’azione climatica al 2030, è stato approvato il 29 novembre 2019, durante una seduta del Bundesrat, il Consiglio federale tedesco.

La nuova tassa regolamenta i settori non coperti dal mercato ETS UE, cioè non appartenenti all’Emmissions Trading Scheme, facendo riferimento a quello degli edifici e dei trasporti.

Nella stessa seduta, il Consiglio federale ha approvato un’ulteriore legge per la protezione del clima, che mira a tagliare del 55% tutte le emissioni di CO2 entro il 2030 e il provvedimento che farà aumentare la tassa sui biglietti aerei, a partire da aprile 2020. 

Carbon tax: cos’è

Provvedimento-cardine del Piano per l’azione climatica, la Carbon Tax è la misura divenuta realtà in Germania alla fine di novembre 2019.

La Carbon Tax interessa in maniera diretta tutte le aziende che commercializzano carburanti fossili per l’utilizzo negli edifici e nei trasporti, tra cui olio combustibile, gas naturale, carbone, benzina e gasolio: a esse verrà richiesto l’acquisto di certificati nazionali corrispondenti alle emissioni di gas serra dei loro prodotti. 

La decisione di inserire una Carbon Tax nella legislazione tedesca era stata avanzata da Angela Merkel a settembre, quando venne presentato in Germania il primo disegno di legge sul clima, das Klimaschutgesetz. A questo, è seguito poi a ottobre il Programma a supporto del clima – das Klimaschutprogramm -, in cui erano inserite le misure necessarie a centrare gli obiettivi legati alla lotta ai cambiamenti climatici.

La nuova Carbon Tax punta a tassare l’impronta di carbonio ai grandi emettitori, alzando nel 2021 il costo del carbone a 10€ per tonnellata di CO2 emessa. Il carbon pricing aumenterà poi in maniera graduale dall’anno successivo, toccando i 35€ per tonnellata nel 2025.

Il Consiglio federale ha riportato in una nota a margine del provvedimento che le aziende che vendono combustibili fossili per i settori edifici e trasporti dovranno acquistare una serie di certificati nazionali corrispondenti alla propria carbon footprint.

Le entrate totali derivanti dall’imposizione di un prezzo superiore sul carbonio nei settori non-ETS rappresenterebbero un differenziale di prezzo significante fra l’utilizzo di combustibili fossili e quello di energie rinnovabili. Il differenziale di prezzo si tradurrebbe, poi, nel carbon dividend, utilizzabile dall’economia europea per finanziare la transizione ecologica. Il carbon dividend potrebbe rivoluzionare l’intero sistema fiscale europeo: una parte delle entrate verrebbe indirizzata a livello nazionale, mentre un’altra parte affluirebbe direttamente al bilancio dell’Unione. 

Il meccanismo della Carbon Tax entrerà realmente in funzione a partire dal 2026, quando tutti i certificati/diritti all’inquinamento saranno messi all’asta e il loro valore verrà generato dall’incrocio tra domanda e offerta, formando un gap di prezzo che va da un minimo di 35€  a un massimo di 60€ per tonnellata.

Critiche carbon tax

Sono diverse le associazioni che hanno mosso critiche verso la Carbon Tax e, tra queste, figurano anche quelle non ambientaliste.

La disapprovazione maggiore si sofferma sul prezzo: molti ritengono che il prezzo di entrata stabilito a 10€ sia ancora troppo basso per stimolare sufficientemente ulteriori investimenti in tecnologie più efficienti e pulite.

Un altro problema è rappresentato dal timore che l’installazione di nuovi impianti eolici e solari non riesca a tenere il passo richiesto per de-carbonizzare il mix energetico, a causa di diversi ostacoli soprattutto amministrativi e burocratici.

Piano azione climatica 2030

Il Piano per la Protezione del Clima approvato in Germania il 20 settembre 2019, generato dall’accordo tra Cdu e Spu, riguarda un ampio pacchetto di misure che coinvolgono sia le aziende che i cittadini.

La missione del Piano Green tedesco da oltre 50 miliardi di euro è quella di non intaccare negativamente il debito pubblico: i soldi stanziati consentiranno alla Germania di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 38% e di anidride carbonica del 55%.

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