Le tematiche ambientali oggi sono al centro dell’attenzione mondiale: infatti molti Paesi stanno intensificando le proprie politiche green per limitare i danni all’ecosistema, tentando di risanare una situazione di degrado che sta ormai diventando rischiosa anche per gli esseri umani. 

La tipologia di inquinamento contro la quale si sta combattendo è soprattutto lo smog, dal momento che nei grandi centri urbani la qualità dell’aria è sempre più bassa e potenzialmente dannosa.

In Italia, l’inquinamento da smog è un grande problema, soprattutto nelle grandi città: Roma, Torino, Milano, Bologna – e non solo – continuano a superare i limiti consentiti di pm10 e non sembrano esserci soluzioni per risolvere il problema nell’immediato.

Sfortunatamente, infatti, attualmente l’Italia ricopre una delle ultime posizioni per inquinamento atmosferico nella classifica UE.

Lo smog in Italia 

Lo smog è una forma di inquinamento atmosferico che si manifesta come una “nebbia nera” che aleggia nelle zone basse dell’atmosfera e possiamo notarla nei grandi centri abitati e industriali. È costituito principalmente da particolato fine, biossido di azoto e ozono, elementi che contribuiscono alla formazione dei cosiddetti “gas serra”.

Oggi lo smog in Italia è generato soprattutto dal traffico delle automobili e dalle vecchie caldaie a gasolio – ancora largamente utilizzate – degli impianti di riscaldamento, durante il periodo invernale infatti l’allarme smog è più attivo che mai. 

In Italia il problema dello smog è sempre più cronico: a dirlo è l’ultimo rapporto di “Mal’aria”, il quale riporta che cinque città italiane – Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso – hanno sforato a gennaio i limiti di pm10 – polveri sottili – per ben diciotto volte. Non solo: il bilancio degli ultimi dieci anni di Legambiente dice che il 28% delle città monitorate hanno superato la soglia limite giornaliera ogni anno. 

Dati negativi che rispecchiano la situazione stagnante dell’amministrazione italiana nell’ultimo periodo. Ma quali possono essere le motivazioni del nostro attuale fallimento?   

Una valida motivazione potrebbe essere di tipo economico, dal momento che essere eco-friendly costa: le automobili ibride o elettriche così come gli impianti domotici di ultima generazione rimangono ancora al di fuori delle possibilità di spesa dell’italiano medio. 

A rafforzare questa tesi è la disposizione delle aree con la qualità dell’aria più bassa in Europa: Paesi dell’est e i Paesi del Mediterraneo, notoriamente tra i Paesi economicamente più deboli e con un livello di istruzione più basso. Nonostante tutte le difficoltà riscontrate, l’Italia vorrebbe rispondere con proposte volte a risolvere tutte le situazioni a rischio. Nel dettaglio: 

  • Eliminazione dei sussidi alle fonti fossili: limitare fino ad eliminare gli aiuti economici all’estrazione e all’utilizzo di fonti fossili;
  • Potenziamento del trasporto pubblico: più efficiente e capillare oltre a rendere i mezzi pubblici ad emissioni 0;
  • Promozione: promuovere pratiche sostenibile in agricoltura e nell’industria;
  • Sensibilizzazione: intensificare le campagne per la sensibilizzazione e per l’informazione dell’opinione pubblica riguardo al tema ambientale. 

Le proposte non mancano, la volontà di combattere lo smog in Italia c’è e si aspetta solo che questi provvedimenti vengano realmente presi in considerazione e che prendano forma il prima possibile. 

Mappa dello smog in Italia 

Il “World Air Quality Index” è una mappa mondiale – aggiornata in live – che riporta il valore di respirabilità dell’aria nelle città. È stato osservato come l’Italia abbia delle statistiche relativamente basse e quindi cattiva qualità dell’aria in generale. 

Nel dettaglio, si può osservare che le zone maggiormente inquinate si trovano in gran parte del nord e del centro Italia fino alla Toscana compresa, ma anche al centro-sud la situazione non è più rosea, con dati molto negativi in corrispondenza di grandi centri urbani: in particolare nel Lazio e in Campania. 

Questa mappa dello smog in Italia rispecchia il rapporto annuale pubblicato di recente da Mal’aria per il 2019: 54 capoluoghi di provincia hanno superato i limiti di pm10, 26 dei quali anche i limiti di ozono, mentre Torino conquista la maglia nera avendoli oltrepassati per ben 147 giorni, seguito da Lodi con 135 e Pavia con 130.

La situazione sta diventando sempre più pericolosa anche per i cittadini: infatti, respirare ogni giorno un’aria molto inquinata significa essere quotidianamente esposti al rischio di contrarre malattie respiratorie dovute alle polveri sottili o all’ozono. 

Le zone più inquinate d’Italia

Si è trattato fino a questo punto dell’allarme smog in Italia, andando ad individuare le zone più a rischio nella nostra penisola, in particolare le grandi città costituiscono un serio problema poiché il traffico intenso e la grande concentrazione di abitazioni costituiscono l’habitat perfetto dell’inquinamento atmosferico. 

Si apre invece un’altra questione per quanto riguarda la pianura padana. Notoriamente definita la “camera a gas dell’Italia” – e dell’Europa – una nomea dovuta alla elevatissima quantità di emissioni dannose provenienti da questa zona dell’Italia.

Ma perché la pianura padana inquina così tanto? In realtà non è vero che questa zona inquina molto più di altre parti d’Italia: l’alta concentrazione di sostanze inquinanti – pm10 e pm2,5 – è dovuta alle condizioni geofisiche e meteoclimatiche uniche del Bacino Padano.

La scarsa presenza di venti, infatti, fa sì che queste polveri sottili non vengano diluite nell’aria e quindi rimangano più concentrate, per questa ragione l’aria in pianura padana non potrà mai essere completamente “pulita”. 

Tuttavia, si è parlato molto di questa situazione e del fatto che necessiti di miglioramenti, gli organi competenti si stanno muovendo da qualche anno per cercare di risolverla. Nel 2017 tutte le regioni del bacino insieme alle rispettive agenzie regionali per la salvaguardia dell’ambiente hanno creato il PREPAIR: un organo che ha il compito di intervenire sui settori con un impatto maggiore e in seguito di monitorare, per la durata di sette anni – fino al 2024 – i miglioramenti della qualità dell’aria nel Bacino Padano. 

Lo smog in Europa

In generale la questione smog in Europa ha registrato dei miglioramenti negli ultimi cinque anni, la qualità dell’aria è migliorata e anche in Italia i numeri delle morti per agenti inquinanti sono diminuiti.

Nonostante il quadro presentato in questo articolo possa delineare una situazione tutt’altro che positiva, le decisioni prese e le politiche attivate negli ultimi anni stanno dando i loro frutti. Sono risultati che dovrebbero spronare i Paesi ad incentivare e a perfezionare le attività per la salvaguardia dell’ambiente, una battaglia di oggi ma soprattutto di domani. 

Quali sono i migliori esempi in Europa

  1.  Francia: nel 2016 Parigi ha reso il servizio di trasporto pubblico completamente gratuito per un certo periodo di tempo per incentivare l’utilizzo della metropolitana e del bike sharing;
  2. Paesi Bassi: il governo olandese ha vietato la vendita di automobili diesel e benzina a partire dal 2025;
  3. Svizzera: a Zurigo sono stati decimati i posti auto in città e lo spazio recuperato è stato adibito a marciapiedi più ampi e a nuovi binari per i mezzi di superficie; 
  4. Regno Unito: si sta per approvare una legge che dovrebbe garantire alle auto elettriche l’utilizzo delle corsie agevolate per gli autobus e la priorità di transito ai semafori.  

Il mondo si sta finalmente muovendo per cercare di salvare l’ambiente, tocca a noi fare la nostra parte!

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