Si chiama Power of Siberia: e il nome dovrebbe già dire molto di quelle che sono le intenzioni di chi realizzerà questo gigantesco gasdotto che metterà in comunicazione la Russia e la Cina. Un accordo che fino a venti anni fa poteva essere considerato assolutamente impossibile: ma l’apertura al commercio del colosso cinese e la volontà russa di sfruttare al massimo i propri immensi giacimenti di gas e di petrolio ha realizzato anche l’imprevedibile. Russia e Cina oggi sono alleate, non solo, sono diventate socie in affari.

Un progetto nato venti anni fa per avvicinare il gas a Mosca

Il progetto del Power of Siberia è vecchio di almeno una ventina d’anni la Russia, così come un secolo fa si è trovata nella necessità di mettere in comunicazione il suo centro politico, Mosca, con la sua provincia più estrema e insicura, la Siberia, era di fronte all’obbligo di creare un grande progetto, un’infrastruttura gigantesca che consentisse ai giacimenti di gas della Siberia di fruttare denaro.

Le necessità produttive, sempre crescenti, della Cina hanno ulteriormente accelerato un processo inevitabile. Lunedì 2 dicembre la firma su un accordo già scritto da tempo e l’inaugurazione di quello che di fatto è il gasdotto più importante del mondo per volumi e distribuzione.

Il gasdotto che unisce Cina e Russia

Il Power of Siberia si estende per circa 3000 km: i due giacimenti più grandi e importanti di Russia sono nel cuore della Siberia a Kovyktinskoye e Chayandinskoye. Il progetto originale era quello di portare il gasdotto fino al mare, e dunque a Vladivostok, punto d’arrivo della mitica Transiberiana ma dieci anni fa l’intuizione dei manager russi fu quello di creare uno snodo in una città non molto nota ma strategicamente fondamentale, Blagoveshchensk: nata come porto fluviale sul fiume Amur questa città oggi è importante soprattutto perché è il primo nodo di traffico verso la Cina.

In passato, quando i rapporti tra Cina e Russia non erano eccellenti, sulle rive dell’Amur si accalcavano intere divisioni. Oggi invece gli ingegneri hanno occupato tutti gli alberghi disponibili nel raggio di venti chilometri: perché l’esigenza era quella di fare presto. E la Russia ha fatto prestissimo.

Un affare da 400 miliardi di dollari

I due colossi che fino a qualche anno fa si guardavano con molto sospetto oggi procedono a braccetto grazie a un contratto da 400 miliardi di dollari dove ognuno dei due paesi ottiene quello che voleva: la Cina avrà gas e energia a pieno regime per le sue industrie che crescono a tamburo battente e la Russia avrà introiti costanti e continui e un partner che ha pagato gran parte della realizzazione di una delle opere più ambiziose mai pretese dal Cremlino.

L’immagine che viene diffusa al mondo è quella del presidente russo Vladimir Putin e del suo corrispettivo cinese Xi Jinping fianco a fianco alla storica inaugurazione. Per la Russia aver trovato un altro sbocco per il suo gas era fondamentale dopo la crisi in Ucraina che rischiava di mandare in tilt tutta la fornitura di gas verso l’Europa.

L’accordo è a lungo termine: si parla di 30 anni: la Cina avrà una fornitura garantita di 38 miliardi di metri cubi all’anno. Una quantità enorme, quasi impensabile. Il Brasile, che è uno dei più grandi produttori di gas del mondo consuma ed esporta di meno. Il gasdotto è stato costruito con tecnologie modernissime: molto si era detto a proposito della sicurezza di questi impianti ma uno dei rischi che la Russia non voleva assolutamente correre è che qualche incidente potesse interrompere la fornitura. E ora gli Stati Uniti guardano con grande preoccupazione a questo nuovo asse energetico e industriale tra Russia e Cina che sposta, e non di poco, gli equilibri globali.

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