Sono sempre di più le persone che, in vista del Natale, scelgono di addobbare la propria casa con abeti plastic free. Secondo l’associazione dei Florovivaisti Italiani, la crescita degli acquisti di alberi di Natale naturali è stimata a un +10%, con un conseguente giro d’affari complessivo pari a 30 milioni di euro.

Abeti plastic free aiutano l’ambiente?

Nonostante il trend positivo relativo a un acquisto sempre maggiore di alberi naturali, nelle case degli italiani entrano ancora molti abeti sintetici: sono 7 su 10 gli alberi di plastica, tra i 12 milioni di alberi venduti, capaci di provocare un notevole danno per l’ambiente.

In media, per un albero di Natale di plastica dal peso di 10 kg circa servono 20 kg di petrolio e 23 kg di CO2, ai quali si aggiunge l’inquinamento prodotto dal trasporto del materiale necessario dalla Cina, il luogo da dove l’80% di questi prodotti proviene. Inoltre, come per la stragrande maggioranza dei materiali in plastici, il loro smaltimento richiede circa 2 secoli.

Secondo Aldo Alberto, presidente dell’associazione Florovivaisti Italiani, è grazie alla sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità che la domanda per gli abeti naturali ha subito un notevole aumento, cogliendo di sorpresa persino i produttori. Tra questi ultimi, infatti, rientrano molti giovani che, decisi a ripristinare la cultura del florovivaismo, lavorano nelle zone montane per soddisfare questa fetta di mercato in crescita.

In Italia la produzione di abeti si concentra in Toscana e in Veneto, ma l’obiettivo che si pone l’intera associazione è quello di arrivare a competere con la Germania, dove la coltivazione di abeti di Natale arriva a quasi 20 milioni di alberi prodotti.

Ritorno al florovivaismo

Nel 2017 il valore della produzione italiana di fiori e piante è stato stimato in 2,54 miliardi di euro, pari al 4,6% della produzione agricola italiana a prezzi di base.

Dopo la contrazione subita dall’intero settore nell’ultimo decennio (13%), con la sola eccezione delle piante da vivaio, il 2017 ha registrato una marcata inversione di rotta: la produzione è cresciuta a +3,6%, trainata dall’incremento delle piante in vaso (+3,4%) e dal vivaismo (+3,8%), mentre canne e vimini hanno continuato a registrare un sensibile calo. Se a questi dati si aggiungono le quote residuali derivanti da vasi (173 mio euro), sementi e terricci (26,5 mio euro) substrati (67 mio euro), si superano le consuete stime Istat (ca 3 miliardi euro).

Il comparto florovivaistico negli ultimi 2 anni ha mostrato segni di crescita. Tra le regioni d’Italia che vantano il maggior valore produttivo nel settore, spiccano per il vivaismo Toscana, Lombardia e Sicilia, rispettivamente ai primi tre posti della classifica. Per il mercato di piante e fiori, medaglia d’oro alla Liguria, seguita da Sicilia e Campania.

Associazione Florovivaisti Italiani

Nata grazie a un’iniziativa di CIA-Agricoltori Italiani, l‘Associazione Florovivaisti Italiani ha l’obiettivo di riunire i produttori di fiori e piante in vaso, organizzazioni della filiera e tutto il mondo della ricerca.

Mettere in primo piano il ruolo fondamentale di fiori e piante è la loro missione, alla quale è stato associato il motto “Obiettivo Ambiente“. Solo promuovendo la multifunzionalità del settore florovivaistico è possibile capire ciò che i fiori e le piante svolgono per l’ambiente a tutela del benessere dell’uomo. Essi, infatti, sono fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici, migliorano la qualità dell’aria in ambiente urbano e sono di supporto alla cura di importanti malattie.

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