Lo smaltimento dei rifiuti in Italia, ha un costo davvero rilevante per le aziende del territorio.

A confermare questa tendenza sono i recenti studi che hanno confermato come il costo complessivo si aggiri intorno a 1.3 miliardi di euro: purtroppo questa cifra è in crescita, registrando un aumento pari al 40% negli ultimi due anni. In particolare, l’indagine “I rifiuti speciali e la competitività del sistema delle imprese” portato avanti dal REF Ricerche grazie alla partnership con collaborazione con la Fondazione Utilitatis ha esposto l’esito del proprio lavoro alla Fiera di Rimini nel corso della giornata di apertura di Ecomondo.

Perché è un problema ad alto costo?

Come viene affermato l’aumento dei costi è da attribuire principalmente non solo alla dilatazione progressiva dei tempi di ritiro dei rifiuti da parte del personale preposto. Questo aspetto in particolare è causato da una “carenza impiantistica” che non riesce più a fare fronte in maniera adeguata ad una domanda continuamente in crescita.

Ma parliamo di numeri:

  • Nel 2017 il bilancio dello smaltimento dei rifiuti è negativo su tutta la linea: sono rimaste non smaltite circa 2.1 tonnellate di rifiuti.
  • Alcune regioni d’Italia presentano un deficit più evidente: Lazio e Campania non hanno saputo fare fronte a ben 2.7 milioni di tonnellate negli ultimi anni.
  • Al contrario la Lombardia. è la regione del nostro Paese che ha saputo far fronte meglio a questa esigenza.

Smaltimento dei rifiuti: il problema impiantistico

A fronte de numeri appena letti, viene spontaneo chiedersi: quali sono le implicazioni del mancato smaltimento dei rifiuti? Il recente studio “I rifiuti speciali e la competitività del sistema delle imprese” ha provato a dare una spiegazione, analizzando approfonditamente il settore. Tra i principali elementi che hanno pesato in questa vera e propria emergenza ci sono:

La risposta che è stata data è semplice: la mancanza di un corretto e costante smaltimenti dei rifiuti ha comportato seri problemi anche per quanto riguarda le attività connesse ai rifiuti speciali, prodotti dalle aziende. A sua volta questo elementi si è ripercosso su alcuni aspetti dell’economia internazionale: la chiusura delle dogane cinesi per lo smaltimento dei rifiuti delle industrie tessili – ad esempio – fin dal gennaio 2018 e il blocco dell’economia circolare.

Appare quindi evidente, ed è stato sottolineato più volte dalle autorità competenti, che la difficoltà nello smaltimento dei rifiuti ordinari ha portato alla caduta del tradizionale dualismo tra quelli urbani e quelli speciali: il risultato? Danni soprattutto per le imprese più attive in questo settore. Ecco la vera “tragedia”: non solo le città con i cassonetti pieni, non tanto l’inquinamento atmosferico urbano alle stelle, ma anche danni economici concretamente riscontrabili dalle imprese italiane. A completare un quadro già complicato per le aziende italiane, è intervenuta la plastic tax.

Smaltimento dei rifiuti: la concreta esigenza di impianti in Italia

L’Italia – sottolinea Brandolini – ha urgentemente bisogno di nuovi impianti. Inoltre nel 2024 saranno introdotti anche per i rifiuti speciali.” Questa esigenza si pone anche alla luce dell’aumento della raccolta differenziata, che comporterà un aumento anche dei prodotti da lavorare in un lasso di tempo breve e veloce.

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