La produzione di energia solare in UE cresce, ma ancora troppo lentamente rispetto a un’esigenza collettiva che è di gran lunga superiore se davvero si vuole abbattere una volta per tutte la soglia dei gas serra e del CO2. Non è un problema solo italiano ma internazionale anche se questo genere di scelta sta procedendo un po’ a macchia di leopardo.

Mentre negli Stati Uniti proseguono con successo esperimenti pilota anche molto ricchi e innovativi – come quello patrocinato niente meno che da Bill Gates su un parco solare di nuovissima generazione – sono moltissime le università che hanno messo a disposizione di aziende europee e americane i propri ricercatori per definire nuovi progetti. 

I paesi emergenti e i ricercatori puntano sul sole

In Marocco i nuovi parchi solari appena inaugurati sono già andati al 100% della loro produttività e grazie soprattutto a tecnologie e ingegneri italiani, puntano già al raddoppio entro tre anni.

Anche in Grecia si parla di grandi investimenti per il solare ma il dato di fatto è che in UE la crescita è ancora abbastanza lenta ed episodica. Da una parte l’amministrazione di Bruxelles continua a sollecitare i governi locali a incentivare le offerte e a spingere per sempre nuove concessioni… ma il procedimento a fronte di nuovi investimenti è ancora troppo lento e riflessivo. 

In Italia c’è stato un ottimo sviluppo sul piccolo mercato: tantissimi proprietari che hanno usufruito degli incentivi per appoggiarsi a una rete di pannelli solari e produrre energia bastevole per le proprie necessità, e in qualche caso addirittura fonte di un piccolo utile con la cessione diretta ai provider di energia.

All’inizio del 2019, a fronte di un modesto incremento nella produzione e nella vendita di tecnologie e materiali per la fornitura di energia fotovoltaica, l’UE ha commissionato al JRC, il centro comune di ricerca europea internazionale, uno studio riguardante le varie proposte commerciali di fornitura e produzione di energia solare nei diversi paesi e che cosa si può fare per accelerare la crescita e superare lo stallo. 

Tutti vogliono l’acqua calda, non importa come

Non è un gradino facile da superare: fondamentalmente si scopre che l’europeo è un individuo pigro, che pur solidarizzando con gli argomenti ambientali e risultando mediamente informato sulla convenienza in termini di uso e di costi di un passaggio all’energia solare, risulta ancora diffidente. Lo studio usa un’immagine interessante, quella di chi “girando il rubinetto si aspetta di vedere scorrere l’acqua e può scegliere se debba essere calda o fredda, ma non si preoccupa minimamente di come si scaldi e di quanto costi scaldarla”. 

Una delle risposte, più ancora che gli incentivi al solare, potrebbe essere quella di incrementare i costi per chi decide di continuare ad appoggiarsi alle fonti tradizionali e non rinnovabili, ma si tratta di un’ipotesi non solo minacciosa ma forse nemmeno applicabile. Occorre dunque un lungo e lento lavoro di promozione e di informazione che evidentemente fino a questo momento non è ancora stato sufficiente. 

Crescita non sufficiente per centrare gli obiettivi

Le aste al ribasso e i primi contratti a lungo termine per la fornitura o la produzione autonoma di energia fotovoltaica sono serviti ma hanno prodotto un risultato inferiore alle aspettative: gli ultimi dati ufficiali riportano per l’UE una capacità installata cumulata di 117 GW fotovoltaici alla fine del 2018. La cifra corrisponde ad una quota del 23 per cento del mercato mondiale dell’energia solare. Si tratta di un forte calo rispetto a quel 66 per cento registrato alla fine del 2012.

Ma soprattutto, con l’attuale capacità, il fotovoltaico UE può fornire poco meno del 5% della domanda elettrica comunitaria. In altre parole, ancora troppo poco per offrire un contributo sensibile al processo di decarbonizzazione. L’Europa si aspetta un serio salto di qualità con un considerevole aumento della potenza installata a oltre 630 GW entro il 2025 e a 1,94 TW entro il 2050. Se la crescita rimane questa l’Europa è destinata a rimanere abbondantemente al di sotto questa quota, ancora troppo ottimistica. 

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