Nuove tipologie di plastica inquinante invadono il nostro pianeta: microplastiche, macroplastiche, pyroplastic e plasticrust. A questo proposito un recente ed interessante studio indaga nel dettaglio le cause e gli effetti della plastica inquinante. Scopriamo i dettagli del Report del 2018, stilato dal WWF. V  

Differenze tra microplastiche e macroplastiche

Prima di tutto è opportuno sottolineare è importante come, in italiano, si prediliga il termine al plurale per designare la distinzione tra microplastiche e macroplastiche. Le prime, concernono tutto quel materiale “micro”, appunto, inteso come quantità e varietà di materiale plastico, che prolifera e inquina le acque del nostro pianeta. Le seconde, sono elementi quali: bottiglie, sacchetti, reti da pesca, capi sintetici, pneumatici usurati, gettati in mare e che invadono l’habitat marino. 

Secondo il Report del WWF: 70-130.000 t di microplastiche nel mare, contro 150-500.000 t di macroplastiche, l’anno. 

Pyroplastic e Plasticrust: cosa provocano?

A questo proposito, l’ultima notizia giunge proprio dall’Italia, precisamente dalla Toscana. Sono state individuate due nuove tipologie di plastica inquinante: le pyroplastic e le plasticrust; tali materiali, fino adesso, erano assenti nel Mar Mediterraneo

Come si evince dalla radice del primo termine inglese citato sopra, “pyro”, si ha un rimando a un qualcosa di correlato al fuoco. Infatti, la composizione di materie combustibili che, una volta bruciate, indurite e poi gettate in mare, inquinano le acque della Terra. Dal ruscello più piccolo, ai mastodontici oceani. La caratteristica distintiva delle pyroplastic, ricorda la forma di sassi molto piccoli.  

Con il termine plasticrust, invece, si definisce quella crosta che si forma e permane sulle rocce. Il processo di formazione di questa parola inglese, è frutto del blending che segue: “plastic” (ovvero, plastica), unitamente a “crust” (cioè a dire, crosta). È necessario ricordare che ci stiamo riferendo alla parte più dura e più coerente della crosta terrestre, come asserito poc’anzi. Le cause di questo fenomeno riguardano lo sfregamento e l’attrito, provocati dalla presenza di bottiglie e sacchetti. Prima del rilevamento nel nostro paese, soltanto il Portogallo, ne aveva già rintracciate. 

Le ultime due varietà di plastiche argomentate, sono il risultato di un reperimento effettuato da parte di un’équipe tedesca di Coblenza: il gruppo di esperti, proviene esattamente dal ‘Federal Institute of Hidrology”. Come è stato preannunciato in precedenza e ricordato poco sopra, la prima scoperta si è verificata in Toscana. Nello specifico, presso una spiaggia dell’Isola del Giglio. 

WWF: il report del 2018 sulla plastica

Il 90% della produzione di plastica è provocato da fonti fossili: il 4-6% di petrolio e di gas impiegati in Europa, è per la produzione di plastiche. Il nostro continente è il secondo maggior produttore di plastica inquinante, su scala mondiale. Vi sono essenzialmente 3 tipi di plastica che ricoprono il 50% della domanda in Europa:

  1. PP: POLIPROPILENE, packaging di prodotti usa e getta o alimentari, tappi di bottiglia;
  2. LDPE: POLIETILENE A BASSA DENSITÀ, buste riciclabili e contenitori;
  3. HDPE: POLIETILENE AD ALTA DENSITÀ, flaconi di saponi e giocattoli

Sono enumerati, di seguito, alcuni esemplari: scogli, rocce, barriere coralline, tartarughe, delfini, crostacei. Il 25 e il 30 per cento di pesci e invertebrati, fra l’altro, contiene micro particelle di plastica. 

A lanciare il vero campanello d'allarme, è stato l'Institut de recherche pour le développement (Istituto francese di Ricerca per lo Sviluppo, IRD). Un milione e mezzo di esemplari marini, muoiono a causa di eventi spiacevoli e difficoltosi, quali, il soffocamento e l’intossicazione. In particolare: cetacei, tartarughe, uccelli e altrettanti pesci. 
Il 20 settembre, è la giornata mondiale senza sacchetti di plastica. Questa, è una chance per riflettere sulla non necessità di uso e, sfortunatamente, di abuso delle plastiche.