L’allarme ambientale arriva, nuovamente, dall’Antartide. A preoccupare è il buco nell’ozono formatosi in primavera e che, secondo gli esperti, è stato il più piccolo mai formatosi in 35 anni. Il problema è dato dalla precoce scomparsa di suddetto buco, rispetto alla tempistica ordinaria. Questo è quanto riporta il CAMS, l’istituto che monitora i cambiamenti atmosferici.

Scomparsa del buco nell’ozono: lo studio delle cause

Il fenomeno avvenuto questo autunno ha destato svariate preoccupazioni negli esperti del settore. Quello che potrebbe sembrare un evento positivo, in realtà, è segno di un cambiamento climatico globale e molto negativo. Il tutto è legato ad un improvviso riscaldamento sull’Antartide. Quello che si è creato nel 2019 è considerato il più piccolo buco nello ozono mai creatosi da 35 anni a questa parte.

La parola degli esperti

Il fatto che il buco dell’ozono è stato eccezionalmente piccolo nel 2019 e che si è chiuso così velocemente non indica che lo strato di ozono si sta riprendendo”, riferiscono gli esperti. Infatti, ai fini della ‘guarigione’ dello strato di ozono ci vorranno ancora moltissimi anni e diversi interventi, ambientali e politici. Il fenomeno che caratterizza l’ozono è dovuto al fatto che, alcune particolare sostanza, in particolare cloro e bromo si accumulano nel vortice polare dove rimangono chimicamente inattive nell’oscurità.

A questo punto le temperature possono scendere fino ai 78 gradi Celsius e possono formarsi nuvole stratosferiche polari, che svolgono un ruolo importante nelle reazioni chimiche. Mentre il sole sorge sopra il polo, gli atomi di cloro e bromo chimicamente attivi vengono rilasciati nel vortice e distruggono rapidamente le molecole di ozono, causando la formazione del buco. Ma nel corso del 2019 la zona ha registrato delle temperature molto alte.

Buco nell’ozono: un fenomeno attuale e pericoloso

Prima di tutto bisogna capire cosa sia il buco nell’ozono. Questo è un fenomeno scientifico caratterizzato dalla riduzione ciclica dello strato di ozono stratosferico che si verifica sopra le regioni polari. La diminuzione può arrivare fino al 71% nell’Antartide e al 29% (2011) nella zona dell’Artide.

La scoperta che la Terra possiede uno strato di ozono nelle parti più “alte” dell’atmosfera (è recente, dal momento che risale alla metà del XX secolo. Inoltre, la notizia che tale strato presenta un assottigliamento marcato sopra le aree polari è ancora più recente e avviene grazie alle prime misurazioni effettuate nel 1974 da Sherry Rowland.

Nel 1987 venne firmato il Protocollo di Montreal, che imponeva la progressiva riduzione della produzione di CFC. Il buco nell’ ozono cominciò ad apparire all’inizio del 1988. Nel 2000 si è scoperto che i CFC non sono l’unica fonte di cloro per l’atmosfera: oggi è noto che nella stratosfera i cloro-carburi sono sempre esistiti in conseguenza della lenta migrazione del cloro-metano prodotto dalla superficie della Terra e negli oceani sulla base di svariati meccanismi biologici e fotochimici.

Molto importanti furono anche gli interventi degli USA e dell’UE che dichiararono nel 1989 che avrebbero cessato la produzione dei cinque più comuni CFC entro il 2000, e la decisione venne poi condivisa a Londra nel 1990 da altri 90 paesi, grazie anche alla costituzione di un fondo per sostenere la conversione dai CFC ad altri prodotti. I risultati portarono all’adozione di molti provvedimenti volti al contenimento e alla riduzione del fenomeno in questione volto ad arginare i fenomeni distruttivi che questo fenomeno poteva andare a creare. Importantissimo, infatti, è stabilire una politica legislativa mondiale volta a regolare definitivamente il fenomeno del problema dell’ozono.

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