È stata definita la mappatura di un continente a rischio e indubbiamente vedere gli Stati Uniti suddivisi in aree minacciate da cataclismi ed eventi catastrofi ambientali fa una certa impressione. Ma questo è stato il tentativo da parte di alcuni studiosi della University of Pennsylvania che hanno cercato di individuare i fenomeni e le zone più rischio. Quello che ne deriva è un quadro davvero preoccupante che vede gli Stati Uniti divisi in cinque-sei macroaree che rischiano di uscire devastati dai prossimi quarant’anni se il riscaldamento globale non verrà in qualche modo frenato.

Quarant’anni di catastrofi ambientali e climatiche per gli USA

Il Census Bureau federale americano ha già previsto che entro il 2060 gli Stati Uniti dovranno affrontare una migrazione senza precedenti: si parla di almeno 100 milioni di persone provenienti dal Messico, dal cento America, dall’Africa e dalla Cina che in qualche modo cercheranno di stabilirsi negli States per sopravvivere: moltissimi di questi fenomeni migratori saranno anche interni con intere popolazioni che potrebbero spostarsi da una costa all’altra o che decideranno di muoversi dalle aree agricole alla costa. “È un fenomeno inevitabile e facilmente prevedibile determinato dalla sopravvivenza – dice Billy Fleming, direttore del McHarg Center for Urbanism and Ecology della University of Pennsylvania – ci sono episodi che possono essere anticipati e in qualche modo previsti soprattutto se i dati continueranno a essere questi e dunque di forte crisi delle aree rurali con un crescente”.

Tutti i le catastrofi ambientali causate dal cambiamento climatico

Tra le zone maggiormente Il west da anni convive con la paura dei terremoti e convive con quelli che sono i movimenti della Faglia di Sant’Andreas; ma i nuovi rischi saranno, oltre alle migrazioni di massa che arriveranno soprattutto a Los Angeles, destinata a diventare una delle tre megalopoli più grandi e inquinate del pianeta, anche gli incendi che già quest’anno hanno devastato decine di ettari di parchi e riserve private. Il rischio degli incendi sarà molto superiore nell’entroterra e dunque lungo tutta la catena che porta dal Nevada, all’Arizona al Texas. Louisiana e Florida, con tutta la costa est che ospita le città più rappresentative del paese, continueranno a combattere con tornado e uragani, ormai classificati e conosciuti come un fenomeno non più estemporaneo. La parte settentrionale degli USA è quella invece a rischio alluvioni e inondazioni per la sua straordinaria portata d’acqua.

Una mappa per sensibilizzare ed evitare il disastro

Il McHarg Center ha disegnato una mappa che ha suddiviso e colorato tutte queste aree di rischio accompagnandola da uno studio molto approfondito che si intitola “The 2100 Project: An Atlas for A Green New Deal”, una sorta di prontuario destinato ad amministrazioni e aziende su come arrivare sani e salvi al prossimo secolo. Lo studio del gruppo di lavoro di Fleming è tutto sommato ottimistico riguardo un possibile aumento delle catastrofi ambientali: “Pensiamo che non sia troppo tardi e che qualcosa si possa ancora fare – dice il direttore del McHarg Center quello che stiamo cercando di mostrare son le possibili conseguenze di un intervento tardivo o, peggio ancora, del tutto inadeguato. I dati dicono che la temperatura media alla fine di questo secolo sarà di quasi quattro gradi superiore rispetto alla media odierna. A questo bisogna aggiungere altri fattori drammatici: l’aumento della mortalità infantile e degli anziani causata sempre dal riscaldamento globale e dalle sempre peggiore qualità dell’aria. Cambierà sistematicamente anche il quadro economico del paese con le campagne e le aree rurali sempre più abbandonate e meno presidiate e quelle urbane sempre più vaste e meno qualitative. Gli USA si apprestano ad affrontare un grande regresso nella qualità della vita dei suoi abitanti nel quale l’incidenza del cambiamento del clima giocherà un ruolo fondamentale”.