Ci sono voluti una decina d’anni: la prima volta che il concetto di sostenibilità dei biocarburanti e dei bioliquidi entrasse a far parte delle discussioni politiche è il 2006: ma il primo provvedimento vero e proprio varato dall’unione europea è del 2009 con le direttive comunitarie 28 e 29. Era la cosiddetta Direttiva RED.

Gli standard per la sostenibilità dei biocarburanti e dei bioliquidi sono fondamentalmente uno strumento di controllo che deve essere attuato, in primis, dai produttori per poter garantire quel pieno dei criteri di sostenibilità richiesti dall’Unione Europea. Non è semplice entrare nel dettaglio di questioni molto tecniche e di normative in continue divenire: ma la vera rivoluzione portata dalla Direttiva Red riguardava le emissioni di GHG, ovvero i gas serra. Un biocarburante o bioliquido dovrà sempre mantenersi al di sotto del 35% di emissioni GHG.

Biocarburanti e bioliquidi, una lenta presa di coscienza

In questi dieci anni, mentre Bruxelles continuava a produrre un’enormità di documenti che venivano trasferiti ai vari governi locali, i paesi membri dell’Unione Europea non sono rimasti fermi a guardare. Le prime realtà che si sono mosse, per esempio, sono state le società di certificazione che si sono trovati al cospetto di qualcosa di completamente nuovo e, soprattutto, in divenire considerando le norme sempre aggiornate che riguardavano le emissioni di gas serra e le indicazioni che portavano verso una progressiva limitazione degli idrocarburi fossili. Sono stati stilati protocolli, tabelle, sistemi e procedure di valutazione.

Nel frattempo, il mercato delle biomasse è diventato interessante, entrando di prepotenza in modo particolare nel segmento dei trasporti urbani e dei mezzi agricoli. Il settore delle biomasse in Italia rappresenta un business da due miliardi di euro l’anno: il nostro paese non solo consuma biofuel ma ne produce anche, tanto e di ottima qualità. In questo momento la grande scommessa è quella di integrare il biofuel con i carburanti tradizionali: cinque anni fa si pensava che in una logica di lotta ai mutamenti climatici entro il 2020 il carburante avrebbe avuto almeno un decimo di biofuel. I tempi forse non sono ancora così maturi. Ma nemmeno così lontani.

Biocarburanti e nuove biomasse

La produzione di biofuel sarà remunerativa e premiata dagli incentivi fiscali: sempre che ovviamente i carburanti biologici rispondano ai requisiti determinati dalla certificazione. I tempi rispetto al 2009 e al primo abbozzo di normativa internazionale sono completamente diversi tanto che quelle indicazioni, che in Italia avevano portato a un primo decreto ministeriale nel 2012, sono state completamente scavalcate. La

Gazzetta ufficiale ha appena pubblicato il decreto interministeriale redatto dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico e dell’Agricoltura che costituiranno il futuro di biocarburanti e bioliquidi. È un passo decisivo: in una nota ufficiale il ministero dell’Ambiente spiega che “il sistema nazionale di certificazione contempla, in accordo con quanto previsto a livello europeo, che tutta la catena di consegna dei biocarburanti e dei bioliquidi sia certificata per assicurare il rispetto della sostenibilità per poter usufruire di regimi incentivanti o per concorrere agli obiettivi previsti dalla normativa di settore”. L’Italia, grazie al lavoro delle sue società di certificazione, parte avvantaggiata: “Ci saranno novità operative, che puntano a una maggiore gestibilità del meccanismo e trasparenza del sistema, per esempio, la pubblicazione dei registri degli operatori e la modellistica predefinita per la certificazione di sostenibilità, oltre ad alcune altre disposizioni completamente nuove tra le quali l’adesione obbligatoria al sistema nazionale di certificazione nel caso di biocarburanti “avanzati” e disposizioni specifiche per il settore del biometano utilizzato nei trasporti”. La certificazione insomma diventa un obbligo.

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