Politiche ambientali innovative, ma anche sanzioni e arresti: così la Cina ha deciso di imprimere una svolta nella lotta all’inquinamento e nei giorni scorsi il ministro della Pubblica sicurezza ha reso noti gli ultimi dati riferiti a operazioni che hanno riguardato soprattutto la tutela ambientale. Sono 48mila le persone sospettate in cinque mesi che sono state arrestate per contraffazione di farmaci, violazioni della normativa in materia di tutela ambientale e sicurezza alimentare.

Accanto alle misure restrittive personali, le autorità di pubblica sicurezza cinesi hanno anche stroncato un giro di affari illegale, legato ad attività rischiose per l’ambiente e per la salute, che ammonta a ben 28,3 miliardi di Yuan, pari a circa 4,03 miliardi di dollari. Un’attività concentrata soprattutto su fabbriche e laboratori privi di qualunque autorizzazione e soprattutto considerati altamente inquinanti.

Secondo Liu Yuejin, un importante funzionario del ministero cinese, i dipartimenti di polizia di tutto il Paese hanno portato alla luce numerosi casi dirilievo penale assieme alle autorità di regolamentazione del mercato, delle attività agricole e per la tutela dell’ambiente, infliggendo un duro colpo alle organizzazioni dedite alla violazione delle norme sulla sicurezza alimentare, sulla contraffazione dei farmaci, sulla tutela ambientale e sulla protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

Cina, si afferma una nuova cultura ambientale

C’è una nuova cultura ambientale in Cina, e le immagini che fecero il giro del mondo delle Olimpiadi di Pechino 2008, con gli atleti della maratona costretti a gareggiare in un’aria plumbea hanno contribuito non poco a questo cambio di rotta. Nel 2013 una legge antismog ha definito prioritaria la questione ambientale peril governo di Pechino. Ancor più dopo il discorso del 18 ottobre 2017 del presidente Xi Jinping al XIX Congresso del Partito comunista, con cui il leader ha promesso la costruzione di una “Beautiful China”, attraverso lo sviluppo di una nuova civiltà ecologica.

Da allora si sarebbe fermata la produzione di decine di migliaia di fabbriche, con conseguenze importanti su interi settori industriali, che hanno dovuto ridimensionare notevolmente la produzione nelle aree più critiche. Dal 2017, 12mila dipendenti pubblici e 18mila imprese, costrette ad abbassare le emissioni o a trasferirsi in zone meno colpite dallo smog, hanno subito sanzioni per oltre 132 milioni di dollari.

La Cina è il maggiore paese in via di sviluppo del mondo, con una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone, che è riuscita a condensare l’intero processo di industrializzazione in un periodo relativamente breve: in soli cento anni è stata capace di diventare la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti.

C’è però il rovescio della medaglia: trovandosi in una fase di rapida crescita, industrializzazione ed urbanizzazione, si è creata una forte dipendenza energetica, un grande consumo che fa aumentare la produzione di gas serra. Il carbone essendo la materia prima prevalente in Cina e quella maggiormente utilizzata dalle industrie, che consumano oltre il 70 per cento di tutta l’energia del Paese, fa sì che Pechino sia tra i più grandi produttori di anidride carbonica e di inquinamento.

Cina, la svolta ambientale con le denunce dei cittadini

La preoccupazione per le industrie inquinanti e la mancanza di leggi specifiche in materia hanno portato nel 2014 alla modifica definitiva della legge del 1979 e all’emanazione di una legge ad hoc, la Legge di protezione ambientale che prescriveva gli obiettivi per salvaguardare l’ambiente e per prevenire, o eliminare, l’inquinamento.

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