Dodici giorni di lavoro, discussioni, convegni di livello internazionale per fare il punto della situazione su clima, ambiente ed emergenze: ma per queste due settimane Madrid sarà anche la capitale di migliaia di manifestanti che, sull’onda del successo dei movimenti nati insieme a Greta Thunberg stanno facendo sentire sempre più alta la propria voce sulla necessità di un radicale cambiamento di mentalità in ambito industriale e di energia. Scopriamo insieme il COP25 di Madrid.

COP25, una conferenza per stabilire le nuove urgenze

Si chiama COP25 e di fatto è la Conferenza delle Parti che riunisce tutti gli attori coinvolti all’interno della Convenzione delle Nazioni Unite che sta lavorando sul problema dei cambiamenti climatici. I lavori erano molto attesi fin da due anni fa ma sono stati resi più complessi dalla decisione di spostare tutta l’assemblea da Santiago a Madrid per via della difficile situazione politica che si sta vivendo ormai da tempo in Sudamerica.

Il COP25 di fatto è una sorta di punto di contatto tra gli Accordi di Parigi e quelli che saranno i prossimi incontri: i documenti sul tavolo sono quelli parigini ma anche quelli del COP24 di Katowice, in Polonia in una situazione internazionale purtroppo tutt’altro che chiara. Perché se è vero che da una parte la spinta popolare cresce e vuole un ambiente più sano e una vita più sostenibile, la stragrande maggioranza dei paesi leader non sembrano voler togliere il piede dall’acceleratore e questo rende qualsiasi accordo sempre più difficile e lontano.

Inquinamento radioelettrognetico: nessun accordo sui gas serra

COP25 aggiorna un quadro ancora più problematico, se non drammatico: ai problemi ormai noti e crescenti che riguardano il global warming che stanno causando anche preoccupanti fenomeni di migrazioni di massa, si aggiungono le ultime emergenze che riguardano l’aumento crescente della pioggia acida in numerose aree sovrappopolate (Los Angeles, Pechino, Shanghai, Città del Messico), il grandissimo impulso dell’inquinamento radioelettromagnetico causato dalle frequenze di telefonini e dispositivi portatili e la drammatica emergenza dell’Amazzonia con i devastanti incendi che poche settimane fa hanno devastato uno dei più ricchi polmoni verdi del pianeta. Gli argomenti sono stati perché le emergenze sono tantissime.

Che questo non sia un appuntamento facile lo si è capito fin da settembre quando nel corso del vertice preparatorio solo 70 Paesi si erano impegnati a raggiungere emissioni nette zero entro il 2050. Settanta paesi non sono pochi ma mancavano tutti i più grandi produttori di inquinamento e gas serra.

Tantissime relazioni: timori di proteste violente

AI lavori di Madrid, ospitati dai padiglioni della IFEMA partecipano circa tremila delegati di 197 paesi. Anche se la sede è stata spostata in Spagna i lavori saranno comunque presieduti dal governo cileno. L’ONU porta alle discussioni numerose ricerche e documentazioni di ampio valore: i dati sono anche troppo chiari. La concentrazione di CO2 e altri gas serra sta aumentando nell’atmosfera e il divario tra gli obiettivi che i governi si erano posti a Kyoto e la realtà dei fatti è molto lontana. Fuori dall’IFEMA tanti tantissimi manifestanti che, seguendo quello che è stato il linguaggio molto empatico ed efficace di Greta Thunberg chiedono “azione, subito” per ridurre l’inquinamento da azoto legato agli allevamenti intensivi, la riduzione di gas serra industriali e un considerevole ripensamento dei trasporti aerei lanciando l’allarme dello “Shame Flight”, voli venduti a bassissimo costo giusto per riempire gli aerei per viaggi che tutto sommato potrebbero anche non essere necessari. La sorvegliala polizia in assetto antisommossa che teme qualche protesta di troppo e soprattutto le azioni degli infiltrati.

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