Gli smartphone sono ormai parte integrante della nostra quotidianità. Negli anni si sono evoluti fino a diventare dispositivi usa e getta. In media, infatti, cambiamo il nostro telefonino una volta ogni due anni; un’abitudine che ha conseguenze negative per l’ambiente.

È la tesi sostenuta da una ricerca condotta alla McMaster University, secondo la quale la produzione di un nuovo smartphone, e in particolare, l’estrazione dei rari materiali che si trovano al suo interno richiede lo stesso consumo di energia di dieci anni di utilizzo.

Emissioni di carbonio, i dati preoccupanti

Le tecnologie sono nocive per l’ambiente per via delle emissioni che rilasciano. Infatti, le emissioni di carbonio prodotte da device tecnologici corrispondono all’1,4% delle emissioni totali di gas serra nonostante la continua crescita del traffico di dati. 

Da oltre 20 anni, Ericsson studia le emissioni di carbonio prodotte dalle tecnologie digitali, pubblicando più volte report che analizzano l’impatto ambientale del settore ICT.

I dati emersi dalla ricerca sono allarmanti. Nella ricerca effettuata si specifica che la carbon footprint (indice di qualità e sostenibilità) del ciclo di vita totale del comparto dell’Information technology (Ict) è pari a circa 730 milioni di tonnellate di CO2

L’analisi svolta da Ericsson, mette a confronto le emissioni del settore Ict e quelle di altri settori come l’aviazione, sottolineando che nel 2015 le emissioni prodotte dalla combustione di carburante nell’aeronautica sono state di circa 800 milioni di tonnellate di Co2. 

Di conseguenza, il settore tecnologico può essere paragonato a quello dell’aviazione per via del consumo e di emissioni rilasciate.

Inoltre, valutare il ciclo di vita dei prodotti è un elemento fondamentale in quanto ci permette di tenere conto dell’impatto ambientale di un prodotto in tutte le sue fasi, dalla creazione alla sua fine.

L’impatto climatico del settore ICT viene misurato secondo tre livelli:

  • Emissioni dirette di carbonio generate dalla produzione, dall’uso e dallo smaltimento dei prodotti ICT;
  • Effetti indiretti positivi o negativi sulle emissioni derivanti dall’utilizzo della tecnologia;
  • Impatto su comportamenti e preferenze da parte degli utenti.

Una valida soluzione per ridurre la carbon footprint (impronta di carbonio) è sfruttare l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Infatti, l’energia “pulita” può ridurre fino all’80% le impronte lasciate dal settore ICT. 

5G verso la sostenibilità

Nel corso degli anni i cambiamenti tecnologici avvenivano con grande velocità, plasmando tutti i media e i device. Per stare al passo con il cambiamento, ogni nuova generazione di reti mobili ha aumentato il consumo di energia e le emissioni di carbonio. 

Per quanto riguarda il punto di vista energetico, il 5G (5th Generation) è il parametro più efficiente mai sviluppato, che contribuirà a limitare la tendenza e il consumo di emissioni nocive.

Le tecnologie emergenti contribuiranno, abilitandosi al 5G, alla riduzione di carbon footprint per industrie, città e paesi.

Il progetto italiano “Logistics of the future in Sustainable Smart Ports” ha potuto contare sul supporto di Fondazione Eni Enrico Mattei, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, del Consorzio Nazionale Interuniversitario delle Telecomunicazioni (CNIT), di Ericsson Italia e TIM. Il progetto ha definito un modello innovativo per la valutazione dell’introduzione di nuove tecnologie, in particolare il 5G, nei processi portuali.

Il modello è stato testato e adattato alla realtà portuale del comune di Livorno, facendo leva sul ruolo che ha oggi il 5G nella valutazione delle prestazioni portuali e nel perseguimento di uno sviluppo sostenibile. Infatti, grazie al 5G è possibile gestire e organizzare le capacità presenti e future dei porti-merci in base alle richieste di efficienza e di rispetto dell’ambiente.

Inoltre, è stato dimostrato che la connettività 5G può generare una molteplicità di benefici per il sistema portuale, promuovendo l’aumento di competitività e di sicurezza per il personale e la sostenibilità. Inoltre, è opportuno specificare che la gestione del business responsabile nella logistica è in grado di avere un impatto ambientale positivo, stimando un risparmio di CO2 dell’8,2%, pari a quasi 148.000 Kg di CO2.

CHIUDI MENU