C’è fame di energia nucleare in Francia al punto che i fornitori di energia elettrica hanno presentato richieste ben oltre il tetto fissato per far fronte agli aumenti di costo che l’elettricità subirà nel prossimo anno.

73 fornitori hanno richiesto presso la commissione di regolamentazione dell’energia, la Cre, 147 terawattora di energia elettrica da fonti nucleari anziché i 100 previsti dalla legge. Un aumento del tetto che l’Arenh, l’Accesso Regolato all’Elettricità nucleare storica, dovrebbe concedere per far fronte agli aumenti di energia elettrica imponendo all’operatore Electrité de France, Edf di vendere una parte della sua produzione nucleare a un prezzo di 42 euro a megawatt.

Energia nucleare, il ruolo di Arenh

L’Arenh è stato istituito nel 2010 per garantire lo sviluppo della concorrenza nel settore della fornitura elettrica. Richieste di aumenti del tetto ci sono già state in passato: dai 60,8 terawattora del 2012 si è passati a 64,3 nel 2013, 71,4 nel 2014 per poi precipitare a 0 nel 2016, dopo un dimezzamento nel 2015. Ma gli ultimi tre anni hanno segnato un’impennata nelle richieste arrivate a 132 98 terawattora del 2019.

Un andamento stigmatizzato anche dalla Corte dei Conti francese, che ha rilevato una penalizzazione dell’operatore Edf. Se la quantità offerta dovesse restare ferma ai soli 100 terawattora, è possibile che si arrivi a un meccanismo di razionamento con la Commissione per la regolamentazione dell’energia che dovrà assegnare a ciascun concorrente di Edf solo parte di quanto richiesto.

I fornitori dovranno colmare questa lacuna acquistando l’elettricità mancante sui mercati all’ingrosso a un prezzo più elevato. L’aumento delle tariffe elettriche regolamentate tuttavia dovrebbe essere limitato, poiché i prezzi sul mercato all’ingrosso sono attualmente relativamente bassi e si aggirano intorno ai 47 euro.

Il periodo durante il quale i concorrenti di Edf avevano la possibilità di richiedere l’accesso all’energia nucleare a un prezzo fisso di 42 euro per megawattora, rispetto a circa 48 euro nel mercato non regolamentato, si è concluso alla fine di novembre e i timori, che le richieste superassero di gran lunga il limite dei volumi previsti dalla legge, si sono rivelati fondati.

 Del resto i fornitori alternativi hanno guadagnato quote di mercato già da novembre 2018, quando per la prima volta hanno superato il massimale dell’Arenh.

Energia nucleare si va verso un razionamento

L’incremento di richieste di quote di energia nucleare non potrà essere concesso a tutti i maniera indiscriminata. Si sta infatti ragionando sulla possibilità di applicare nuovi tetti, una sorta di razionamento stabilito in base alla quota di mercato di ciascun operatore, così da mantenere un certo equilibrio, pur aumentando le forniture.

In base a questo nuovo scenario, uno studio commissionato dall’associazione Clee, che rappresenta i grandi consumatori industriali e terziari, ha calcolato che le tariffe regolamentate dell’elettricità potrebbero aumentare di circa il 3%. Un risultato che potrebbe paradossalmente avvantaggiare i fornitori alternativi, dando loro argomenti di vendita contro Edf.

Considerato in assoluto, un aumento del 3% può sembrare limitato, soprattutto se si trattasse di un incremento sporadico e circoscritto nel tempo. La situazione tuttavia potrebbe peggiorare nei prossimi anni se la Commissione Europea e il Governo francese fossero d’accordo su una riforma dell’Arenh. C’è infatti chi, come Rte l’operatore della rete di trasmissione dell’elettricità, avverte che gli inverni 2022 2023 saranno particolarmente tesi per quanto riguarda il tema delle tariffe energetiche e questo potrebbe essere un elemento di grande turbativa per i mercati, con un impatto diretto.

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