L’energia eolica, è fortemente sostenuta da gran parte delle amministrazioni locali sia a livello europeo che mondiale, offre benefici ma obbliga anche a un costo che è anche ambientale. Non è che i mulini dei parchi eolici siano straordinariamente attrattivi da un punto di vista paesaggistico e ancora oggi molti studiosi delle politiche di energia e ambiente attaccano questa risorsa perché compromessa.

Tanti sostengono che oggi il vero business dei parchi eolici non sia quello di produrre energia a impatto zero e a buon mercato ma semplicemente quello di accaparrarsi i finanziamenti e costruirli, al limite per poi disinteressarsene quando entrano in gioco i costi del personale e della manutenzione. 

Come sta cambiando il business dell’energia eolica

Tuttavia l’ Unione Europea nel corso degli ultimi anni ha evidenziato altri potenziali sviluppi nello sfruttamento del vento in particolare grazie all’esempio fornito ai ricercatori dagli aquiloni. Gli aquiloni di cui stiamo parlando sono in realtà delle vere e proprie vele, attraccate al terreno e che fluttuano a mezza altezza, su un cavo mobile che le alza e le abbassa a seconda della forza e della potenza del vento, per intercettare la corrente d’aria migliore e produrre energia eolica. 

Il progetto Horizon 2000, attivo da una ventina d’anni in forma sperimentale e ultimamente entrato in una seconda fase più pratica e attuativa, prevede che le pale eoliche possano essere progressivamente sostituite proprio da questi aquiloni, ali gonfiabili connesse a impianti a terra al fine di una produzione di energia eolica maggiore.

Il dispositivo che dal cavo riceve l’energia del vento è un generatore a tamburo: ogni singola oscillazione del cavo, una fibra di nuova generazione ad altissima prestazione, consente la produzione di energia. Il tutto a costi di produzione, realizzazione e soprattutto manutenzione notevolmente inferiore a quelli rappresentati dai parchi eolici.

Vento a buon mercato e molto efficiente

Ad Horizon 2000 hanno aderito diverse università francesi, tedesche e olandesi: il progetto fa capo all’Università di Delft. Agli atenei e ai ricercatori sono arrivati molto prima degli investimenti comunitari numerosi finanziamenti da parte di aziende di grande importanza interessate non solo alla gestione e alla produzione dell’energia ma anche alla componentistica di generatori, ali e cavi.

Se nei primi anni la produzione era minima, quasi non conveniente rispetto ai costi, gli aquiloni potevano alzarsi a non più di trenta metri da terra, ora la situazione è completamente cambiata.

Nei parchi di studio si sono alzate vele fino a cinquecento metri, in grado di cogliere le correnti in quota più forti e costanti mentre a terra si sono sviluppati generatori sempre più potenti e cavi sempre più resistenti e conduttivi. I risultati dei nuovi esperimenti sono stati definiti dai ricercatori, ma anche dai delegati delle aziende interessate al progetto, entusiasmanti. 

La fase attuativa e il lancio commerciale

Si tratta adesso di portare il tutto a un piano più pratico e di risolvere alcuni problemi che riguardano per esempio la sicurezza. Gli aquiloni per la produzione di energia rischiano di essere molto pericolosi per esempio per le rotte dei voli e anche se i costi si stanno notevolmente abbassando molto si può ancora fare.

Da un punto di vista degli investimenti tuttavia tra i parchi eolici che sfruttano le pale dei mulini e quelli che utilizzeranno la vela degli aquiloni non c’è paragone. Tela e cavo costano il 10% di una turbina eolica e anche il generatore è notevolmente più facile da costruire e meno oneroso da installare e da mantenere efficiente. 

Si parla già di un lancio commerciale: gli ultimi test nell’estate scorsa hanno consentito di produrre con il primo progetto pilota circa 150 kW sufficienti a dare energia a 200 abitazioni e una piccola fabbrica. Ma i ricercatori sono convinti di potere aumentare la produttività anche del 5% all’anno sfruttando i progressi nell’ambito del progetto e della componentistica.

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