Dopo aver preso le distanze dal nucleare,  la Germania mira a diventare anche il primo Paese senza combustibili fossili

Grazie a un’intesa raggiunta tra il governo Merkel e i leader delle regioni principali, il 16 gennaio 2019 è stato presentato in Parlamento un vero e proprio piano da 40 miliardi di euro per la disattivazione delle centrali a carbone. Obiettivo principale? Realizzare il phase out entro il 2035.

Nonostante non siano ancora stati definiti tutti i dettagli, il piano va inserito nel più ampio processo di decarbonizzazione tedesco, che punta a ridurre – entro il 2030 – le emissioni di gas serra del 55%, rispetto ai livelli registrati nel 1990.

Tre anni in anticipo

Inizialmente l’obiettivo principale del piano era quello di eliminare il carbone entro il 2038, ma con il nuovo accordo la Germania cercherà di anticiparlo: l’accordo, infatti, prevede delle revisioni che si terranno nel 2026 e nel 2029 per determinare se la Germania possa abbandonare il carbone già nel 2035, cioè tre anni in anticipo rispetto alla scadenza fissata.

Il piano, dopo essere stato presentato al Parlamento, dovrebbe diventare legge entro metà anno. L’obiettivo dichiarato dalla ministra dell’Ambiente, Svenja Schulze, prevede che un primo blocco di centrali energetiche a carbone – le più vecchie – venga chiuso già entro il 31 dicembre 2020. Il ministro delle finanze, Olaf Scholz, ha annunciato inoltre un piano miliardario di risarcimento per i gestori delle centrali: per quelli dell’ovest sono previsti 2,6 miliardi di euro, per quelli delle centrali dell’est, 1,7 miliardi.

Per procedere all’effettiva disattivazione delle centrali a carbone, risulta inevitabile la contestuale chiusura delle miniere che le alimentano: ciò produrrà un incremento nei costi del cosiddetto phase out.

Processo di decarbonizzazione

Con questo piano, la Germania intende porsi come apripista europeo del Green Deal. Le prime chiusure delle centrali – pari ad almeno otto impianti – alimentate da questo combustibile molto inquinante sono infatti programmate già entro la fine del 2020. Gran parte del denaro, poi, sarà destinato a nuovi progetti infrastrutturali per le aree dipendenti dal carbone e alla riqualificazione dei lavoratori per nuovo futuro professionale.

Dal carbone arriva circa un terzo dell’elettricità prodotta in Germania e più della metà di essa dipende dalla combustione della lignite. Secondo Eurostat, nel 2017 il consumo di lignite in Germania è stato del 44% del totale dell’Unione europea, seguito da Polonia (16%), Repubblica Ceca e Grecia (entrambi 10%), Bulgaria (9%) e Romania (7%).

L’obiettivo tedesco è quello di generare almeno il 65% della sua elettricità da fonti energetiche rinnovabili, ovvero da fonti a zero emissioni, entro il 2030. Al momento eolico, solare e biomasse sono sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo. Il piano green, adesso sarà convertito in un disegno di legge e dovrebbe essere approvato entro metà anno.

Alla fine dell’anno scorso, il governo tedesco aveva deciso di non forzare la chiusura delle centrali a carbone, prevedendo piuttosto di utilizzare una combinazione di sussidi e gare d’appalto per incoraggiare gli operatori del settore a chiudere le centrali a partire da quest’anno.

Accordo coi territori

Per attuare concretamente il piano servirà, inoltre, in primis un accordo con i territori. Le prime problematiche sono nate attorno ai risarcimenti miliardari annunciati dal ministro delle Finanze Scholz. Egli ha spiegato che le somme andranno alle società che chiuderanno i propri impianti negli anni ‘20, quindi entro il 2030.

Dopo la disattivazione, il risarcimento verrà elargito ai gestori nell’arco di 15 anni

La ministra Schulze ha annunciato che otto blocchi molto vecchi di centrali saranno chiusi “rapidamente”: si tratta di centrali gestite dalla Rwe in Renania. 

Proteste e contraddizioni

La programmazione delle chiusure, con il tempo limite fissato al 2038, ha suscitato diverse proteste. Il piano, che verrà trasferito in un disegno di legge governativo, riprende – con qualche modifica – un rapporto messo a punto da una speciale commissione governativa che aveva raggiunto un compromesso tra le istanze degli ambientalisti e quelle dell’industria. 

Oggi molte organizzazioni lamentano di fatto che la maggior parte delle chiusure delle centrali a carbone, in particolare di quelle più inquinanti, avverrà solo tra il 2028 e il 2029. Se il piano procederà , tuttavia, il Governo ha promesso che il superamento totale potrebbe essere anticipato al 2035.

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