Un oggetto piccolo, apparentemente irrilevante sotto il profilo dell’impatto ambientale, eppure moltiplicato per milioni di utilizzatori, può produrre i suoi effetti sui cambiamenti climatici. L’inalatore spray per malati di asma contiene un propellente a uso medico che lascia la sua “impronta”.

La carbon footprint degli inalatori spray utilizzati in tutto il mondo ha la sua incidenza nei livelli di CO2. È per questo che è stato progettato il primo inalatore per malati di asma a impatto zero, o quasi. La riduzione di emissioni arriva infatti al 90%, secondo le stime del Gruppo Chiesi che si dichiara pronto a immettere sul mercato il dispositivo destinato medico a chi soffre di asma e di broncopneumopatia cronica ostruttiva entro il 2025. Il progetto è stato presentato nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

A COP25 l’azienda ha annunciato un piano di investimenti che supera i 350 milioni di euro per produrre un inalatore spray dalle caratteristiche innovative anche sotto il profilo medico e che abbia un impatto limitatissimo sull’ambiente.

Emissioni zero entro il 2035 nel gruppo farmaceutico

Il Gruppo Chiesi ha un programma che prevede il raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero entro il 2035, rispettando così gli accordi europei. E grazie al programma di investimenti improntato sul rispetto ambientali, ha ottenuto la certificazione C CorpTM, sulla trasparenza e responsabilità sociale e ambientale.

Nel nuovo inalatore, che sarà disponibile sul mercato grazie a un accordo commerciale con Koura, produttore leader mondiale di propellenti a uso medico, sarà utilizzato un propellente di ultima generazione, l’HFA 152a. E’ un gas che riduce al minimo i livelli di pMDI, al punto da raggiungere, in quando a emissioni, la compatibilità degli inalatori a polvere secca.

L’idea che un semplice inalatore possa essere particolarmente dannoso per la qualità dell’aria potrebbe sembrare assurda. C’è invece uno studio preciso che dimostra come anche un banale inalatore per combattere l’asma e le patologie polmonari possa emettere gli stessi livelli di CO2di un’auto che percorre 290 chilometri.

Lo conferma anche l’Istituto per la Salute e l’Accellenza di Cura di Nizza che, in base a questi dati, ha stilato delle linee guida per indirizzare i pazienti verso una scelta più consapevole dell’inalatore, evitando i dispositivi a basa di idrofluorocarburi, se possibile.

Inalatore spray, tutte le tappe del progetto

 Il percorso per arrivare a trovare sul banco di una farmacia un inalatore spray di questo tipo è ancora abbastanza lungo. Ci sono alcune fasi, non soltanto produttive, da superare, ma intanto gli impianti di produzione sono già in fase di allestimento, con un investimento di circa 50 milioni di euro. Koura e il Gruppo Chiesi dovranno completare il pacchetto di tossicologia.

È un passaggio fondamentale imposto dalle agenzie regolatore mondiali. Si passerà poi ai test clinici, necessari e ineludibili per poter commercializzare un farmaco o un dispositivo medico.

 Quella del gruppo farmaceutico Chiesi è stata una scelta precisa, oltre che una strategia economica, ed è stata accompagnata da polemiche oltre che da messaggi fuorvianti, come l’ipotesi che lo studio di un prodotto medico improntato al rispetto ambientale non fosse compatibile con le esigenze di cura. Di più: che i nuovi inalatori fossero addirittura dannosi per i malati di asma.

Circostanze che il gruppo ha accuratamente smentito, precisando che la produzione di inalatori comuni a base di idrofluorocarburi non cesserà, ma sarà affiancata da prodotti nuovi, in modo da lasciare al paziente lalibertà di scegliere l’inalatore più conforme alle esigenze mediche e più rispettoso dell’ambiente.

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