Non accenna a placarsi il dramma degli incendi che ha devastato l’Australia: centinaia di chilometri quadrati di foresta e macchia andati irrimediabilmente perduti, almeno un miliardo di animali uccisi, arsi vivi o soffocati. Chi pensava che quanto si era visto in Amazzonia all’inizio dell’anno fosse lo spettacolo più drammatico e sconcertante mai contemplato deve ricredersi. 

Purtroppo il bilancio australiano è ancora più grave perché ha provocato numerosi morti, al momento si parla di trenta vittime e cinque dispersi, azzerando l’economia estremamente leggera di numerosi villaggi e di intere piccole comunità rurali. 

Il caldo estivo preoccupa

La situazione non migliora e forse non migliorerà per un bel po’: si spera nella pioggia ma di fatto il continente sta andando incontro alla stagione più calda dell’anno con punte di oltre 45 gradi. Il tutto mentre tutto quello che può bruciare va in fumo. I numeri sono terribili: oltre un milione di focolai, la stragrande maggioranza dei quali provocati deliberatamente da un esercito di piromani che si sono sfidati in una folle impresa di emulazione poi documentata online. 

Mettere una taglia su chi veniva sorpreso da chiunque ad appiccare incendi non è stato sufficiente ed è stato evidente dopo una sola settimana di emergenza che nemmeno le misure straordinarie sarebbero servite. L’Australia sta spendendo decine di milioni di dollari in voli, interventi dal cielo e a terra per cercare di frenare un fronte di fuoco che non solo è sempre più esteso ma è diventato anche estremamente prevedibile. 

Il primo ministro antiambientalista

Sul banco degli imputati è finito il primo ministro Scott Morrison che solo nelle ultime ore sembra aver fatto ammenda avvertendo la popolazione di prestare la massima attenzione a tutte le segnalazioni ufficiali che arrivano dalle autorità locali e a non correre rischi inutili “perché la situazione è grave e sicuramente non si risolverà a breve”, ha detto il capo del governo australiano. Che al momento è al centro di polemiche durissime. 

Scott Morrison è famoso per avere sempre tenuto un atteggiamento molto disincantato e lontano dalle posizioni ambientaliste anche più elementari: polemizzando con quanti avevano chiesto al governo una posizione più morbida ai recenti forum dell’ONU, Morrison due anni fa si era presentato in Parlamento portando un grosso pezzo di carbone e appoggiandolo sul suo desk dicendo… “non abbiate paura, non ci ha mai fatto del male”. Il riferimento era alle massicce quantità di carbone cui l’Australia continua a fare ricorso per la sua produzione elettrica.

Allevamento e coltivazioni in ginocchio

Morrison aveva sempre snobbato fino a questo momento le lobby ambientaliste ottenendo un unico risultato, renderle ancora più coese e infuriate per quanto concerneva la sua politica. Aveva ignorato le prime emergenze che risalivano addirittura all’ottobre del 2018 tenendo un atteggiamento quasi negazionista di fronte ai rischi del riscaldamento globale. La situazione ora è fuori controllo e il governo australiano potrebbe anche cadere di fronte a una delle più drammatiche esperienze della sua storia.

Secondo le ultime proiezioni a causa degli incendi sarebbe andata in fumo una superficie di area boschiva e foresta più grande dell’Australia: centinaia le aziende di allevamento in ginocchio, i contadini hanno perso tutto e non riusciranno mai a riprendersi da una calamità del genere. Impossibile anche solo immaginare una stima dei danni: non per lo meno fino a quando delle fiamme resterà solo la cenere e si potrà finalmente capire che cosa si è salvato. 

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