Il peggiore scenario possibile secondo gli studiosi dell’ambiente a seguito del riscaldamento globale e dell’innalzamento dei mari è l’aumento di un livello degli oceani pari quasi a mezzo metro. Troppo per isole che sfiorano l’acqua e che riescono a malapena ad affiorare: autentici paradisi sui quali sono stati investiti moltissimi soldi dalle compagnie del turismo per garantire un angolo da sogno a chi ama il mare e a una vacanza non chiede niente di più che un lembo di sabbia e un mare cristallino.

Le acque si alzano, tante isole a rischio

La situazione è preoccupante per arcipelaghi medio-grandi, quello più conosciuto dagli italiani è senza dubbio quello delle Maldive e atolli piccoli, appena tracciati sulle carte geografiche che nell’arco di alcuni anni rischierebbero letteralmente di scomparire. Ne ha parlato in questi giorni Hans-Otto Pörtner, co-autore del rapporto speciale sul cambiamento di Oceani e Criosfera nel cambiamento climatico globale, redatto per conto dell’IPCC, l’Intercontinental Panel on Climate Change.

La zona più a rischio a causa dell’innalzamento die mari è quella tropicale, in modo particolare nell’Oceano Indiano dove le terre emerse sono alte pochi metri e il livello del mare rischia di alzarsi in modo significativo: “Non c’è alcun dubbio che le piccole isole saranno messe duramente a rischio – dice Pörtner – ma considerare l’innalzamento delle acque come unico fattore di rischio è un errore. Per le isole tropicali bisogna purtroppo anche considerare che la temperatura più alta rischia di compromettere tutto l’ambiente di coralli e barriera corallina. Abbiamo già rappresentato questo rischio da alcuni anni ma al momento non c’è alcuna variazione significativa che ci faccia pensare che le cose miglioreranno”.

Innalzamento dei mari e la barriera corallina

Il peggiore scenario prevede conseguente all’innalzamento dei mari è dunque quello di oceani più alti di mezzo metro e temperature più alte anche di cinque gradi. Saranno più calde anche le acque degli oceani stessi, non meno di un paio di gradi in più: “La realtà delle cose – dice Pörtner – è che non riusciremo a cambiare questa tendenza nemmeno con un programma estremamente ambizioso di contenimento dei gas serra e del riscaldamento globale, ormai il meccanismo innescato è il peggiore possibile. Riuscendo a restare al di sotto di 1,5° di aumento delle temperature avremo comunque compromesso in modo irrimediabile la barriera corallina che scomparirebbe quasi del tutto. Con mezzo grado in più questo ambiente sarebbe perso per sempre. La scomparsa delle barriere coralline significa anche la scomparsa definitiva di un supporto proteico fondamentale per quelle popolazioni. L’innalzamento delle acque farebbe il resto, togliendo spazio, danneggiando le attività e quasi certamente costringendo intere popolazioni a spostarsi”.

Le conseguenze sulle piccole isole

Hans-Otto Pörtner tuttavia prova a dare una prospettiva a un quadro davvero difficile: “Salvaguardare la barriera corallina è la sfida principale di fronte alla quale siamo posti oggi, possiamo farlo tutelandola ma soprattutto azzerando quanto prima possibile i gas serra. Per quanto riguarda il mare, se siamo fortunati, possiamo ancora intervenire in modo significativo per fare in modo che il suo livello non vada oltre il metro da qui ai prossimi trecento anni. Un metro sarebbe più che sufficiente per cancellare isole e interi arcipelaghi dalle carte geografiche. Dobbiamo considerare che stiamo parlando di sistemi che non hanno alternative e non hanno alcuna capacità di adattamento: snaturare il loro ambiente intaccando la barriera corallina o lasciando che le acque invadano la terra significherebbe perderle. Ci sono paesi che stanno già lavorando a questa emergenza, come le Maldive, per alzare artificialmente il livello della superficie ma non è un intervento possibile ovunque”.

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