Da quando sono nati con un’organizzazione sempre più industriale e rivolta ai grandi numeri e a bacini sempre più ampi, gli impianti fotovoltaici hanno aperto nuove sperimentazioni in campi sempre diversi. Negli Stati Uniti sta cominciando a offrire i suoi primi risultati l’impianto Heliogen creato dalla start up nella quale ha investito considerevolmente niente meno che Bill Gates. 

Si tratta di un impianto di nuovissima generazione che in realtà non dovrebbe essere considerato un fotovoltaico nel senso più tradizionale del termine. L’immensa distesa di specchi posizionata nel deserto della California, ha lo scopo di convergere su un punto di raccolta in cima a una torretta, posizionata al centro dell’impianto, una fonte di calore in grado di arrivare fino ai 1000°. Si tratta di qualcosa che ancora deve essere consolidato e portato a regime: ma è un inizio importante. 

Impianti galleggianti in mare aperto

Un altro impianto solare atipico è il cosiddetto fotovoltaico galleggiante: sfruttando specchi d’acqua ampi ma poco profondi, in grado di generare ancora maggiore energia grazie al gioco delle rifrazioni, gli impianti galleggianti sono diventati una realtà abbastanza importante in Olanda ma soprattutto nel sud est asiatico. In particolare in Corea del Sud e a Taiwan. Tecnologie nuove ma ancora sperimentali: i moduli fotovoltaici sono posizionati su chiatte quasi sempre ancorate al fondo del mare. 

Alcuni paesi, come la Corea, scelgono una configurazione che porta verso il mare aperto ma che è notevolmente più rischiosa soprattutto per gli alti costi di gestione. Il salino, le intemperie e a volte vere e proprie tempeste rischiano di mandare in malora investimenti di grande importanza. Le Maldive hanno scelto una soluzione completamente diversa. 

L’esempio dell’atollo di Ari alle Maldive

Sfruttando l’acqua bassa che crea uno scenario meraviglioso tra isole e atolli, un vero paradiso per i turisti, il governo maldiviano ha deciso di puntare su un impianto innovativo che è stato realizzato sul piccolo atollo di Ari. Si tratta di una piattaforma fotovoltaica galleggiante di dodici moduli piuttosto grandi capaci di sviluppare poco meno di 700 kW. L’acqua non è troppo profonda, le ondate e le tempeste – soprattutto violentissimi temporali monsonici nella stagione delle piogge – restano l’incognita più grande ma i costi sembrano essere abbordabili a fronte di una produttività davvero molto interessante. Il progetto dovrebbe raddoppiare entro un anno al massimo diventando così una delle strutture galleggianti più importanti del mondo. 

Un mercato in pieno sviluppo

L’obiettivo dell’industria del fotovoltaico galleggiante è quella di accontentare un mercato sempre più attento a questa produzione. Con il 2019 gli impianti sull’acqua sono in grado di arrivare a una fornitura di quasi 2.5 GW. L’Asia, sfruttando i colossi dell’industria elettronica ed energetica di Giappone, Cina e Corea, si conferma leader in questo settore sia per gli sviluppi che per i brevetti. Ma tutto sommato l’industria del galleggiante è ancora poca cosa. 

Se l’aumento è considerevole, si parla del 22% anno su anno dal 2016 a oggi con una media che dovrebbe essere confermata fino al 2024, gli impianti sull’acqua offrono un margine appena superiore al 2% di tutto il settore fotovoltaico. Le nuove scommesse, anche in Europa ma soprattutto in aree particolari come i bacini ristretti del Mar Morto e del Baikal, dovrebbero dare un impulso considerevole agli investimenti pubblici e privati.

Le location faranno la differenza

Quello maldiviano è un esperimento interessante in un’area estremamente limitata ma di grandissime potenzialità. I Paesi dove questo tipo di tecnologia è cresciuto di più, continueranno a fornire da traino: ma la differenza la farà sempre comunque la location, un posizionamento strategico e ottimale per contenere i costi e massimizzare la resa di impianti che di anno in anno offrono sempre più energia a costi sempre più accettabili. Oggi gli ormeggi e gli ancoraggi sono ancora la discriminante più problematica da superare insieme ai rischi naturali di clima e ambiente.

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